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Cantonali 2027
Alex Farinelli: «Il Ticino ha bisogno di una visione a lungo termine. Bisogna osare di più»
©Chiara Zocchetti
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Ginevra Benzi
3 ore fa
Il consigliere nazionale PLR ufficializza la sua disponibilità a correre per il Consiglio di Stato nel 2027. «Il Ticino ha bisogno di una visione di lungo periodo e di maggiore coraggio nelle scelte», afferma nell'intervista dopo l'annuncio.

Dopo settimane di indiscrezioni, Alex Farinelli rompe gli indugi. Con una lettera aperta pubblicata questa mattina, il consigliere nazionale PLR ha annunciato ufficialmente la sua disponibilità a candidarsi al Consiglio di Stato in vista delle elezioni cantonali del 2027. Una decisione maturata dopo la rinuncia di Christian Vitta a ricandidarsi e condivisa con la direzione del partito. «Sono pronto a farlo», scrive Farinelli, spiegando di voler mettere a disposizione l'esperienza maturata in dodici anni di politica cantonale e federale per contribuire a rilanciare il Ticino, in una fase che definisce «complicata» ma anche ricca di sfide. Dopo l'annuncio, lo abbiamo intervistato per capire quali sono le motivazioni della sua scelta, le priorità che immagina per il Cantone e la visione con cui intende affrontare la corsa verso Palazzo delle Orsoline.

Questa mattina ha annunciato la sua candidatura al Consiglio di Stato. Perché ha deciso di fare questo passo proprio adesso? Cosa l'ha convinta?
«È una riflessione maturata negli ultimi mesi. Dodici anni fa ho iniziato in Gran Consiglio, da sette anni sono a Berna e, nel frattempo, ho fatto anche l'esperienza in Municipio a Comano, per un periodo anche come sindaco. L'idea di candidarmi al Consiglio di Stato mi accompagna da tempo. Quando Christian Vitta ha annunciato che non si sarebbe ricandidato, ho capito che era arrivato il momento di mettermi in gioco, anche se il Ticino attraversa una fase complessa. In realtà non c'è un motivo particolare per cui ho scelto proprio oggi. Avevo già informato il presidente del PLR della mia disponibilità e, con il via libera suo e del partito, avevamo deciso di comunicarlo all'inizio dell'estate. E poi, lo ammetto, ero un po' stufo di fare il misterioso quando la gente mi fermava per strada chiedendomi se mi sarei candidato davvero. Era giusto dirlo apertamente, con una lettera pubblicata attraverso la mia newsletter e poi sui social».

Il Ticino attraversa un momento delicato, soprattutto sul piano finanziario. Quali sarebbero le sue priorità da consigliere di Stato?
«La priorità sarebbe ridare al Cantone una visione di medio-lungo periodo. Negli ultimi anni il Governo è stato molto impegnato nella gestione delle urgenze, ma senza costruire una prospettiva chiara su dove vogliamo arrivare tra otto o dieci anni. L'arrivo di persone nuove può dare l'occasione per rilanciare questo ragionamento. Oggi, secondo me, manca quello slancio, forse anche perché chi è in Governo da tempo tende inevitabilmente a concentrarsi sulla gestione quotidiana. L'ho visto anche a livello comunale: chi entra porta entusiasmo e mette in discussione temi che magari erano stati accantonati. Poi c'è la questione finanziaria. Non voglio essere sempre quello che parla di finanze, ma il Ticino ha un problema serio. Oggi è ancora gestibile, ma nei prossimi quattro anni rischia di trasformarsi in una valanga, con deficit che potrebbero diventare insostenibili. Non possiamo continuare ad accumulare debiti sperando che qualcuno venga a salvarci. Il Cantone è nostro e dobbiamo intervenire noi, il prima possibile».

Dopo sette anni a Berna, cosa può portare a Bellinzona che oggi manca al Governo ticinese?
«Credo di poter portare una visione diversa, costruita in dodici anni di esperienza politica tra livello cantonale, comunale e federale. Aver vissuto queste tre realtà permette di affrontare i problemi con prospettive differenti rispetto a chi ha operato solo in Ticino. Inoltre, il Cantone ha molti dossier aperti con Berna. Conoscere i meccanismi federali e le persone, non solo i politici ma anche chi lavora nell'Amministrazione, rappresenta un vantaggio concreto. È un patrimonio di relazioni ed esperienza che può aiutare il Ticino a difendere meglio i propri interessi».

Christian Vitta lascia un'eredità importante. Lei rappresenta la continuità del PLR o vuole imprimere una svolta?
«Io voglio semplicemente mettermi a disposizione. Di Christian Vitta ho sempre apprezzato il senso delle istituzioni, la determinazione nel portare avanti i progetti, la disponibilità al dialogo e la grande capacità di lavoro. Detto questo, pur essendo simili sotto molti aspetti, abbiamo caratteri diversi. A mio avviso avrebbe potuto osare di più. È stato forse troppo prudente e meticoloso in alcune situazioni. Io sarei probabilmente più disposto a correre qualche rischio, anche sapendo che si può sbagliare. Se lo si fa nell'interesse del Cantone e dei cittadini, credo sia giusto assumersi questa responsabilità. L'ho imparato facendo il sindaco: non sempre abbiamo fatto tutto perfettamente, ma quando le decisioni erano prese in buona fede i cittadini lo hanno capito».

Perché un elettore che oggi non vota PLR dovrebbe dare fiducia proprio ad Alex Farinelli nel 2027?
«Non sta a me dirlo. Posso soltanto dire che faccio politica da molti anni e credo che le persone sappiano come lavoro, come affronto i problemi e come mi relaziono con gli altri. Possono giudicarmi per quanto ho fatto in questi dodici anni e valutare se quello che ho dimostrato è ciò che vorrebbero vedere anche in Consiglio di Stato. Il vantaggio di aver annunciato oggi la mia disponibilità è che ci sarà ancora tempo per confrontarsi con la popolazione e definire con chiarezza le priorità per il futuro del Cantone».