
Primo settembre 1939: le truppe tedesche invadevano la Polonia dando il via alla Seconda Guerra Mondiale. Proprio in quei giorni, in cui poco lontano si scriveva uno dei capitoli più drammatici della storia, in Ticino gli allievi del cantone iniziavano la scuola con una novità tra le mani: il diario scolastico, uno strumento che, citando dal proemio, “evita dannose sproporzioni derivanti da alternative d'ozio o sovraccarico di lavoro”. Costava un franco e a produrlo era l’istituto editoriale ticinese. “L’obiettivo era quello di avere un rapporto tra docenti e famiglia”, spiega a Ticinonews il direttore dell’istituto Fabio Casagrande. “Era molto severo: per un’assenza occorrevano le firme del direttore, del docente e del padre. Era proprio quest’ultimo a gestire i rapporti tra il figlio e la scuola”.
Da bianco e nero ai colori
Nella sua evoluzione il diario si trasformò in uno strumento indispensabile per gli studenti, e da bianco e nero diventò a colori. “Negli anni 80’ si iniziò a dare mandato a degli illustratori per fare le copertine e poi, a metà del decennio, ci fu un primo interesse da parte del Dipartimento delle opere sociali per inserire nella nostra agenda un inserto sulla salute”, prosegue Casagrande. “Avevano infatti constatato che si trattava di uno strumento molto diffuso tra i ragazzi, per cui, era un modo nuovo per avvicinarli facilmente”. Un inserto di poche pagine con un quiz dove, per esempio, si chiedeva se fosse vero che dopo Chernobyl occorreva evitare il consumo di insalata russa. L’anno successivo anche il Dipartimento dell’ambiente inserì una pagina per sensibilizzare sul compostaggio.
Il “divorzio”
La collaborazione si è intensificata diventando un vero matrimonio: per 20 anni diario e agenda sono stati la stessa cosa. Nel 2019, però, il cantone ha chiesto il divorzio. Da allora le due entità sono completamente separate. Una, l’agenda scolastica, viene autoprodotta dal cantone e distribuita gratuitamente nelle scuole. L’altra, il diario, si trova in vendita in librerie e negozi. “Onestamente conosco le ragioni di questo strappo. Io vedo le cose da imprenditore privato”, commenta ancora Casagrande. “Sta eventualmente ai membri del Governo capire se sia giusto che lo Stato si faccia concorrente di un’iniziativa privata che esiste da 80 anni. Noi continuiamo con il nostro lavoro di editori valorizzando anche tutta quella filiera del libro che al momento sta soffrendo. Stanno infatti chiudendo delle librerie ed è strano anche che il Cantone non capisca che un’iniziativa privata potrebbe aiutare tutto il settore del libro: le cartolerie, le librerie e i commerci potrebbero guadagnare qualche franco dalla vendita dell’agenda”.

