
Il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) ha promosso l’accusa presso il Tribunale penale federale contro una cittadina svizzera di 29 anni residente nel Canton Ticino, in relazione all’accoltellamento del 24 novembre 2020 a danno di due donne in un grande magazzino di Lugano.
Le accuse
I principali capi d’accusa sono tentato assassinio e violazione della legge che vieta i gruppi Al-Qaïda e Stato islamico. Il Mpc contesta all’imputata di aver agito con l’intento di uccidere le sue vittime e perpetrare un atto terroristico a nome dell’Isis.
Un’aggressione “brutale”
Secondo l’accusa l’imputata ha agito con premeditazione e particolare mancanza di scrupoli. Ha scelto a caso le sue vittime e le ha aggredite brutalmente con un coltello con l’intento di ucciderle e spargere così il terrore tra la popolazione a nome dello «Stato islamico» (Isis), suscitare un ampio interesse mediatico e propagare in questo modo l’ideologia dell’Isis. Una delle due vittime ha riportato gravi ferite alla gola. La seconda è riuscita, insieme ad altre persone presenti sul posto, a fermare l’imputata e a trattenerla fino all’arrivo della polizia.
Dal momento dell’arresto si trovava in carcerazione preventiva
L’imputata svizzera è accusata di tentato assassinio (art. 112 CP in combinato disposto con l’art. 22 cpv. 1 CP) e di violazione della legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato islamico», nonché le organizzazioni associate (RS 122). Dinanzi al tribunale dovrà rispondere anche di esercizio illecito della prostituzione (art. 199 CP). Dal momento dell’arresto, il 24 novembre 2020, si trovava in carcerazione preventiva e dall’agosto 2021 in esecuzione anticipata della pena. Le prime misure urgenti sono state attuate dalle autorità ticinesi. Il Mpc ha assunto tempestivamente il caso e ha proseguito le indagini in collaborazione con Fedpol. Le inchieste sui reati di matrice jihadista e quindi terroristica rientrano infatti tra le sue competenze.
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