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Svizzera
Un canone da 300 franchi "sarebbe veleno per la democrazia"
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
3 anni fa
È il pensiero di Stephanie Vonarburg, vicepresidente di syndicom e responsabile del settore Media, sulla proposta del Consiglio federale di portare il canone radio-tv da 335 a 300 franchi entro il 2029 e sull'invito a respingere l'iniziativa "200 franchi bastano".

Continuano le reazioni alla proposta del Consiglio federale di abbassare il canone radio-tv dagli attuali 335 a 300 franchi all'anno entro il 2029 in risposta all'iniziativa popolare "200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)", che l'esecutivo raccomanda di respingere. Dopo l'Alleanza Diversità mediatica e Hans-Ulrich Bigler, co-presidente del comitato dell'iniziativa popolare, è arriva anche la presa di posizione dei sindacati dei media SSM e syndicom. "La riduzione arbitraria del canone radiotelevisivo colpisce sia le aziende mediatiche private che la SSR e mette a repentaglio la qualità del servizio pubblico dei media", scrivono in un comunicato congiunto, aggiungendo che "i tagli interesseranno la SSR e quindi anche la produzione cinematografica e musicale svizzera e l'intero settore culturale. Tuttavia, sono interessate anche le emittenti radiofoniche e televisive private autorizzate con un mandato di prestazioni. Con quest'ultima decisione, il Consigliere federale Rösti sta portando avanti l'erosione della diversità e della qualità dei media nel panorama mediatico svizzero. Una revisione del livello del canone radiotelevisivo sarebbe comunque avvenuta nel 2024 e anche il mandato di prestazioni sarebbe stato rivisto con l'imminente rinnovo della concessione della SSR".

"Si indebolisce la qualità e la diversità dei media svizzeri"

La proposta del governo "non porterà al ritiro dell'iniziativa popolare, come confermano le reazioni dei rappresentanti del comitato d'iniziativa di domenica scorsa", avverte Silvia Dell'Aquila, segretaria centrale del sindacato dei media SSM. "La perdita di qualità e i tagli ai programmi dovuti alla rinnovata pressione al risparmio sono una cosa. Allo stesso tempo, il Consiglio federale sta portando avanti ulteriori massicci tagli di posti di lavoro nel panorama dei media, indebolendo così la qualità e la diversità dell'intero centro mediatico svizzero".

"La proposta è veleno per la nostra democrazia"

Portare il canone a 300 franchi "avrebbe le stesse conseguenze dell'accettazione dell'iniziativa '200 franchi bastano!'. Indebolisce il servizio pubblico dei media senza motivo e senza necessità. È veleno per la nostra democrazia", aggiunge Stephanie Vonarburg, vicepresidente di syndicom e responsabile del settore Media.

"Non possiamo condividere questo progetto"

I sindacati dei media sono unanimi: "Un'ulteriore riduzione del canone, già ridotto più volte, oltre ai massicci tagli alle aziende mediatiche private (in termini di struttura e personale), avviene soprattutto a spese della società svizzera: una perdita di qualità, diversità e servizio nell'offerta mediatica e culturale del Paese e, non da ultimo, un indebolimento della democrazia. Con la decisione del Consiglio federale, corriamo il rischio che la popolazione possa fare sempre meno affidamento a un giornalismo critico e indipendente. Né il sindacato dei media SSM né syndicom possono condividere il progetto del governo di indebolire in questo modo la produzione mediatica indipendente. A nome e con i nostri iscritti, faremo tutto il possibile per opporci a questi tagli, a partire dalla nostra dichiarazione sull'imminente processo di consultazione", conclude la nota stampa.