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Abusi nella Chiesa
Tribunale penale ed ecclesiastico, "non sia una foglia di fico"
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
3 anni fa
L'annuncio di un progetto per un tribunale penale e disciplinare ecclesiastico fa discutere; secondo il professore Usi Markus Krienke la reazione della chiesa all'inchiesta dell'Università di Zurigo presenta dei lati positivi, ma anche delle criticità.

Lo scandalo degli abusi commessi all'interno della chiesa cattolica in Svizzera, rivelato da una ricerca dell'Università di Zurigo pochi giorni fa, continua a far discutere. Questa mattina la Conferenza dei Vescovi Svizzeri (Cvs) ha annunciato cinque misure che entreranno in vigore "al massimo entro fine 2024" per combattere il fenomeno. Oltre a questi provvedimenti, lo stesso organo sta lavorando all'istituzione di un tribunale penale e disciplinare ecclesiastico. Ticinonews ha intervistato Markus Krienke, professore di filosofia moderna ed etica sociale della facoltà di teologia dell'Usi per approfondire la questione. 

Il "bicchiere mezzo pieno e quello mezzo vuoto"

Come annunciato nel comunicato odierno, la Cvs non ha intenzione di sostituire i tribunali laici nei casi di abusi commessi all'interno delle parrocchie. L'obiettivo del progetto sarebbe quello di occuparsi di casi di abusi o altri reati commessi in ambito ecclesiastico, in violazione della legge canonica. Krienke ritiene che questa decisione presenti dei lati positivi, ma che presenti anche delle criticità. Da un lato, afferma il professore "bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno: i vescovi hanno reagito rapidamente proponendo delle misure concrete". D'altra parte, secondo Krienke, "a questo tribunale dovrebbero anche partecipare dei membri esterni, e non solo interni al clero. In caso contrario questa istanza oggettiva esterna, che deve giudicare sugli atti criminali commessi dai preti, non si realizza". Inoltre, il potere di questi tribunali è limitato, potendo al massimo portare ad una rimozione dei preti dal loro ruolo. In questo senso, resta importante secondo Krienke "la collaborazione con la giustizia civile. I processi vanno automatizzati: ci vuole un'istanza che comunichi questi sospetti immediatamente alle istanze civili".

Nessun rischio di sovrapposizione, ma degli approfondimenti necessari

Krienke non vede un rischio di sovrapposizione tra le istanze ecclesiastiche e civili. Tuttavia, anche in questo caso il progetto andrebbe approfondito nella direzione di "una commissione che indaghi come mai in passato ci sono state mancanze" nella trasmissione delle informazioni agli organi civili. Ciò eviterebbe di rendere il progetto di questo tribunale ecclesiastico "una foglia di fico per poter dire 'noi abbiamo fatto qualcosa'", prosegue Krienke. 
Secondo il professore della facoltà di teologia dell'Usi è anche il progetto per un ente nazionale di segnalazione a necessitare un approfondimento. Krienke ritiene che si dovrebbero allargare le competenze di quest'ultimo, facendo in modo che possa anche "attivarsi da solo per indicare problemi nella Chiesa, e trasmettere le questioni alla giustizia civile", invece che accogliere semplicemente le segnalazioni delle vittime. La soluzione, dunque, risiederebbe in una separazione dalla logica del diritto canonico, con un appoggio maggiore ad istanze esterne alla Chiesa. 

La questione

Lo scorso 12 settembre l'Università di Zurigo ha pubblicato i risultati di un'inchiesta che ha rivelato una serie di abusi sessuali e relativi occultamenti avvenuti all'interno della chiesa cattolica svizzera lungo la scorsa cinquantina d'anni. La Cvs ha annunciato questa mattina 5 misure concrete per combattere il fenomeno, oltre al progetto d'istituzione di un tribunale penale e disciplinare ecclesiastico. La stessa Cvs ha inoltre espresso l'intenzione, in vista del prossimo sinodo mondiale della chiesa cattolica, di tematizzare le sfide legate alla morale sessuale ed ad un'integrazione più egualitaria delle donne nei processi decisionali.