
Il Consiglio federale non entri nel merito di un nuovo “accordo amichevole” con l’Italia per regolamentare il telelavoro dei frontalieri. È quanto chiede una mozione depositata dal consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, secondo il quale i recenti dati dell’UST sul frontalierato in Ticino mostrano una situazione “sempre più insostenibile”.
Le cifre
Ricordiamo che i frontalieri presenti nel nostro cantone sono 78mila. In Ticino quasi un terzo (38,2%) dei lavoratori proviene dall’Italia: “si tratta della quota più alta della Svizzera, ed è in continua crescita”, rimarca Quadri. “Allarmante in particolare la situazione nel terziario, dove l’aumento annuale è stato del 5,6%”. Il settore “impiega ormai 52mila frontalieri”. Due decenni fa erano 10mila. Nell’edilizia e nell’industria i numeri restano invece sostanzialmente stabili.
“Un’ulteriore agevolazione sarebbe totalmente sbagliata”
Secondo Quadri, nel terziario spesso i frontalieri sostituiscono i residenti, generando sul territorio “disoccupazione e dumping salariale”. Il Governo, tuttavia, “ha sempre chiuso gli occhi davanti a una situazione vieppiù degradata”. I frontalieri che possono usufruire dell’home office non sono quelli attivi nell’ambito delle cure (ospedali, case per anziani,) e nemmeno quelli sui cantieri o nelle fabbriche. “Sono invece quelli impiegati in ufficio, e la cui presenza - sempre più sproporzionata - nuoce al mercato del lavoro locale”. Un’ulteriore agevolazione di questa categoria tramite il telelavoro “sarebbe totalmente sbagliata”. Per il deputato leghista non è nemmeno vero che ci sarebbero dei risvolti positivi per la viabilità. “Chi desidera dei collaboratori da mandare in home office, non ha che da assumere residenti”.
La richiesta e le motivazioni
L’Associazione dei comuni italiani della fascia di confine aveva scritto a Roma chiedendo la sottoscrizione con la Svizzera di un accordo che permettesse il telelavoro dei frontalieri fino a una percentuale lavorativa del 40%. La Camera dei Deputati dovrà chinarsi a breve sul tema. “Si chiede pertanto al Governo di non entrare nel merito della sottoscrizione di un nuovo accordo amichevole in sostituzione di quello firmato causa pandemia nel giugno 2020 e decaduto il 31 gennaio scorso”. Il fatto che ne esistano con altri Paesi è irrilevante per Quadri: “la situazione ticinese è un unicum in Svizzera e come tale va affrontata”. Oltretutto, il telelavoro dei frontalieri “è comunque possibile anche senza un nuovo accordo”; certo, “con conseguenze fiscali negative e oneri ed incertezze burocratiche”. In conclusione, sarebbe del tutto sbagliato, da parte del Consiglio federale, incoraggiare delle “gravi distorsioni che vanno invece corrette”.

