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Clima
Sentenza CEDU, ora Greenpeace vuole portare la giustizia climatica all'Onu
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Keystone-ats
2 anni fa
Dopo la sentenza odierna l'avvocata di Greenpeace ha spiegato che "la lotta per la giustizia climatica non si ferma a Strasburgo".

Dopo la condanna di oggi della Svizzera da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), Greenpeace International, che sostiene l'associazione "Anziane per il Clima", intende ora coinvolgere la Corte internazionale di giustizia, il principale organo giudiziario dell'Onu con sede all'Aia. L'organizzazione ha annunciato che si terranno udienze sulle responsabilità dei governi, compreso quello svizzero, in materia di giustizia climatica. "I diritti umani sono la base della democrazia. Ci aspettiamo che i responsabili politici di tutte le parti rispettino la sentenza", ha dichiarato, citato in una nota, Georg Klingler di Greenpeace Svizzera. "La lotta per la giustizia climatica non si ferma a Strasburgo", ha avvisato Louise Fournier, avvocata di Greenpeace che ha appoggiato il team legale di "Anziane per il Clima".

"La protezione del clima è un diritto umano"

Presso quest'ultima associazione, c'è comprensibile soddisfazione. "Sono nove anni che ci battiamo. Anche se non siamo state ascoltate dai tribunali svizzeri, oggi la CEDU ha confermato che la protezione del clima è un diritto umano", ha detto la portavoce e co-presidente Anne Mahrer, già consigliera nazionale (Verdi/GE). "Abbiamo finalmente ottenuto giustizia", ha aggiunto Cordelia Bähr, principale avvocata di "Anziane per il Clima". "Sono scioccata ed estremamente orgogliosa", è stato il suo primo pensiero dopo lo storico verdetto.