
Violazione dei diritti umani a causa di un insufficiente impegno in ambito ambientale. È la condanna inflitta alla Svizzera dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Ieri la stampa ha commentato la sentenza: i media svizzero tedeschi hanno messo prevalentemente in discussione il ruolo della giustizia in una democrazia diretta. Quelli romandi hanno inteso la sentenza come un appello ad agire. E la politica ticinese cosa ne pensa? Ticinonews ha messo a confronto le opinioni di Nara Valsangiacomo, deputata de I Verdi e Alessandro Speziali, deputato Plr e presidente del Partito a livello cantonale.
"La crisi climatica tocca il diritto alla salute"
Per alcuni il fatto che la Cedu si sia pronunciata sulla politica climatica svizzera è problematico, spetterebbe a parlamento e popolo decidere. "Sappiamo che la crisi climatica ha conseguenze tangenti sulla vita delle persone", ha spiegato Valsangiacomo. "La crisi climatica va a toccare quello che è un diritto a un ambiente sano, alla salute, addirittura alla vita. Perché la Corte europea dei diritti dell'uomo non dovrebbe esprimersi su questo?", aggiunge l'ecologista.
"Queste sentenze creano una reazione inversa"
Secondo alcuni osservatori spesso gli svizzeri si vantano di essere i primi della classe e forse -afferma qualcuno- nel farlo abbiamo preferito negre l'evidenza scientifica. "Penso che la Cedu", ha detto Speziali, "abbia fatto un'applicazione anche un po' ideologica e politica del diritto, andando oltre la questione dei diritti umano. Un aspetto sollevato anche da diversi avvocati. Queste sentenze e queste maniere di portare avanti un certo tipo di politica climatica non aumentano la sensibilità su questi temi, ma creano la reazione inversa". Questo, secondo il presidente del Plr, "non perché vogliamo essere i primi della classe, ma perché non sta ai tribunali giudicare la politica climatica".
"Non basta aver fatto una parte delle misure, bisogna arrivare alle soluzioni"
Il rischio, in questi casi, è quello che si sia un inasprimento dei toni nel dibattito politico. "In mancanza di coraggio penso sia pericolosamente inevitabile", ha detto Valsangiacomo. "Se non ci si assumono le proprie responsabilità e non si attuano delle politiche climatiche basate anche sui propri mezzi significa che non stiamo raggiungendo l'obiettivo. Non basta aver fatto una parte delle misure, è necessario arrivare alle soluzioni. La crisi climatica è presente anche in Svizzera e in Ticino, è quindi fondamentale rendersi conto che c'è un'urgenza fondamentale nella tematica. Urgenza che non è stata presa seriamente neanche a livello internazionale".
"La volontà c'è"
La Svizzera, viene chiesto a Speziali, con il suo alto tenore di vita e la sua capacità di innovarsi potrebbe forse fare di più. "La Svizzera si impegnerà a fare di più, ma non grazie a questi giudici, lo farà grazie allo sviluppo tecnologico ed economico. Se ogni cittadino riflettesse sul parco macchine, sugli edifici e su tutte le misure di risparmio energetico possibili non potrebbe dire di non prendere seriamente la sfida climatica. Bisogna però dire che nei movimenti più ecologisti, questo voler fare ricorso a diverse infrastrutture che puntano ad aiutare il clima crea un cortocircuito. Da una parte di accusa la Confederazione di non fare abbastanza, ma quando si propongono dei progetti per sfruttare le energie rinnovabili c'è una sorta di fuoco di sbarramento".
Il cambiamento che porterà la sentenza
Per Valsangiacomo dopo la sentenza di ieri la speranza è che "si riesca a dare più valore a quello che è l'elemento dell'adattamento. L'esempio portato sono le isole di calore e gli spazi verdi in città, che permetterebbero di aumentare la vivibilità delle aree urbane e contrastare la canicola". Secondo Speziali, invece, "la Svizzera continuerà a impegnarsi in politica, ma non grazie ai giudici europei. Se tutti facessero la propria parte nella lotta al riscaldamento climatico, il clima migliorerebbe e la Svizzera continuerebbe a fare bene".

