
In merito ai presunti «safari umani» in Bosnia durante gli anni 1992-1995, non si ha notizia al momento dei coinvolgimento di cittadini svizzeri o di procedimenti nei loro confronti. All'epoca la polizia federale era al corrente dei sospetti, ma non trovò nulla di concreto. È quanto risponde il Consiglio federale a un'interpellanza di Simone Gianini (PLR/TI), in cui precisa che l'Italia non ha inoltrato alcuna domanda di assistenza giudiziaria relativa al presunto coinvolgimento di Svizzeri in queste attività criminose.
Inchiesta aperta a novembre
La richiesta del consigliere nazionale ticinese poggia sull'apertura, lo scorso novembre, di un'inchiesta da parte della procura di Milano sulla base di un esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni. A detta di costui, «negli anni tra il 1992 e il 1995 sarebbe esistito un sistema organizzato durante l'assedio di Sarajevo, tramite il quale cittadini stranieri, dietro il pagamento di somme di denaro molto elevate, venivano accompagnati sulle colline controllate dalle forze serbo-bosniache per sparare deliberatamente contro civili inermi, nell'ambito di veri e propri »safari umani«. Tra quei »cecchini del weekend« vi sarebbero stati anche cittadini svizzeri, scrive Gianini appoggiandosi alle testimonianze raccolte da Gavazzeni.
Nessuna richiesta dall'Italia
Nella sua risposta, contrariamente a quanto riferito da media internazionali sull'apertura di canali investigativi in Francia, Svizzera e Belgio, il Governo afferma che l'Ufficio federale di giustizia non ha ricevuto alcuna richiesta di assistenza dall'Italia. Se le autorità italiane dovessero richiedere sostegno alla Svizzera, indica l'esecutivo, «le autorità di perseguimento penale svizzere esaminerebbero la domanda e avvierebbero le pertinenti indagini o sosterrebbero le autorità italiane nell'ambito dell'assistenza giudiziaria».
Nessun caso concreto identificato
In merito a quanto sapessero le autorità elvetiche all'epoca dei fatti in esame, «l'allora Polizia federale era al corrente di sospetti in merito, che sono stati esaminati assieme alle polizie cantonali e al Corpo delle guardie di confine. Tuttavia non sono stati identificati casi concreti e, in particolare, non sono stati rilevati indizi di un sistema di 'mercenariato organizzato'».

