
Decisiva la netta proporzione di contrari registrata in Romandia e nei centri urbani – Il Ticino accoglie la revisione sul servizio civile, no alle cure dentarie, sì alla neutralizzazione dell'aumento dei valori di stima – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

Gli svizzeri hanno mandato un segnale di stabilità, apertura e affidabilità bocciando l'iniziativa dell'UDC «No a una Svizzera da 10 milioni!». Lo ha dichiarato il consigliere federale Beat Jans, soddisfatto del risultato scaturito dalle urne.
Gli elettori hanno voluto continuare a costruire la via bilaterale con l'Ue e mantenere la nostra tradizione umanitaria, ha aggiunto il basilese, presentatosi davanti ai media per commentare la giornata odierna. Si tratta anche di un'indicazione importante in vista delle prossime discussioni sui bilaterali III, ha evidenziato Jans.
Il titolare del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) si è inoltre detto contento dell'alta partecipazione, arrivata al termine di mesi di intensa campagna elettorale in cui temi quali ad esempio l'alloggio e la sicurezza hanno alimentato il dibattito. «La democrazia vive e oggi ha vinto», ha orgogliosamente affermato il consigliere federale.
Un consigliere federale Guy Parmelin più che soddisfatto dell'esito positivo della riforma del servizio civile: popolo e maggioranza dei Cantoni hanno seguito in toto le indicazioni dell'esecutivo, ha dichiarato il presidente della Confederazione.
Nella tradizionale conferenza stampa dopo le votazioni, Parmelin si è presentato per commentare il «sì» alla nuova legge sul servizio civile, affermando che i votanti hanno ascoltato le raccomandazioni di Governo e Parlamento. In particolare, secondo il consigliere federale, hanno capito che il servizio civile deve rimanere un'eccezione al servizio militare.
Il «sì» al testo consentirà inoltre di consolidare anche gli effettivi dell'esercito, in un momento delicato dal punto di vista geopolitico. Le misure per rendere più severo l'accesso al servizio civile dovrebbero entrare in vigore a metà del 2027, ha precisato ancora Parmelin.

L'iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni» è stata respinta dal popolo svizzero. In Ticino, tuttavia, il risultato è stato più favorevole rispetto alla tendenza nazionale. Il «sì» ha ottenuto il 50,66% delle preferenze contro il 49,34% di «no», con uno scarto di poco più di 1.400 voti. Il cantone si colloca così tra quelli che hanno sostenuto l'iniziativa, distinguendosi dalla maggior parte della Svizzera romanda e dai principali centri urbani del Paese, dove il testo è stato nettamente respinto.
Marchesi: «I problemi sul tavolo restano»
Dal fronte dei favorevoli, il presidente dell'UDC Ticino Piero Marchesi ha preso atto della sconfitta a livello nazionale, sottolineando però come le questioni sollevate durante la campagna restino aperte. «I problemi che abbiamo evocato con questa iniziativa rimangono tutti sul tavolo», ha dichiarato. Marchesi ha inoltre ricordato come l'UDC si sia trovata a sostenere la proposta «contro tutti», ribadendo che, a suo avviso, negli ultimi anni non sono state trovate soluzioni efficaci per gestire l'immigrazione. Il consigliere nazionale ha poi evidenziato il risultato ticinese, definendolo «comunque un dato positivo», pur riconoscendo che il sostegno raccolto è inferiore rispetto a quello ottenuto nel 2014 con l'iniziativa contro l'immigrazione di massa. Secondo Marchesi, sul voto potrebbe aver pesato anche il dibattito sui frontalieri e il timore che l'accettazione dell'iniziativa potesse comportarne un aumento.
Chiesa: «Numeri non soddisfacenti»
Anche l'ex presidente nazionale dell'UDC Marco Chiesa ha ammesso che il risultato «non è soddisfacente» per i promotori dell'iniziativa. A suo avviso, uno degli elementi determinanti è stata la partecipazione al voto, che in Ticino si è fermata attorno al 51%. «Non siamo stati in grado di mobilitare», ha osservato, riconoscendo che il partito «avrebbe potuto e dovuto fare molto di più in Canton Ticino». Commentando il voto nelle città ticinesi, Chiesa ha definito sorprendente il sì ottenuto a Bellinzona. Quanto a Lugano, ha ribadito che non si è riusciti a convincere un numero sufficiente di cittadini «della esigenza del nostro Paese di ritornare a gestire l'immigrazione». Nonostante la sconfitta alle urne, l'esponente democentrista ha assicurato che il partito continuerà a portare avanti le proprie battaglie politiche. Guardando al futuro, ha indicato in particolare il dossier dei futuri accordi tra la Svizzera e l'Unione europea (bilaterali III), definendolo «un po' la madre di tutte le battaglie».
Il voto odierno con il quale è stata bocciata l'iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!» ha scongiurato lo scenario peggiore, ma l'economia resta sotto pressione. È quanto rileva l'Unione svizzera degli imprenditori (USI), secondo cui, oltre ai cambiamenti demografici che stanno riducendo la forza lavoro indigena, anche l'incerta situazione globale si fa sentire.
L'associazione ritiene che la Svizzera potrebbe ridurre volontariamente l'immigrazione, si legge in una nota. Tuttavia, ciò richiede un senso di responsabilità e la volontà di contribuire da parte di tutti.
L'organizzazione ribadisce poi la necessità di riforme e chiede un dibattito sull'innalzamento dell'età pensionabile e sul lavoro a tempo parziale. L'USI domanda inoltre la rinuncia a «ulteriori costosi ampliamenti della politica sociale», che comportano un onere aggiuntivo per tutte gli attori e che sono dunque «la strada sbagliata».
Il voto odierno con il quale è stata bocciata l'iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!» ha scongiurato lo scenario peggiore, ma l'economia resta sotto pressione. È quanto rileva l'Unione svizzera degli imprenditori (USI), secondo cui, oltre ai cambiamenti demografici che stanno riducendo la forza lavoro indigena, anche l'incerta situazione globale si fa sentire.
L'associazione ritiene che la Svizzera potrebbe ridurre volontariamente l'immigrazione, si legge in una nota. Tuttavia, ciò richiede un senso di responsabilità e la volontà di contribuire da parte di tutti.
L'organizzazione ribadisce poi la necessità di riforme e chiede un dibattito sull'innalzamento dell'età pensionabile e sul lavoro a tempo parziale. L'USI domanda inoltre la rinuncia a «ulteriori costosi ampliamenti della politica sociale», che comportano un onere aggiuntivo per tutte gli attori e che sono dunque «la strada sbagliata».
I sostenitori della riforma del servizio civile sono soddisfatti del risultato odierno: ciò dà garanzie a lungo termine sugli effettivi dell'esercito e sulla politica di sicurezza della Confederazione. Secondo l'Alleanza Sicurezza Svizzera, l'approvazione del progetto ha corretto gli sviluppi negativi degli ultimi anni.
L'equità in materia di servizio militare è stata ripristinata e il servizio civile è stato riportato al suo scopo originario, ha comunicato oggi l'associazione. Il servizio civile non viene abolito, ma rimane aperto a coloro che hanno un vero conflitto di coscienza.
Il PLR vede nell'approvazione della nuova legge sul servizio civile un chiaro segnale da parte dell'elettorato che tale servizio deve essere un'eccezione e non un'alternativa al servizio militare. Data l'acuta carenza di personale e l'instabilità della situazione in materia di politica di sicurezza, l'obbligo di prestare servizio militare non dovrebbe essere un menu «à la carte».
Sia il servizio militare che quello civile danno un importante contributo alla Svizzera, ha indicato dal canto suo il Centro in una nota odierna. Non si tratta di un'opposizione, ma di un sistema che nel complesso funziona. La revisione rafforza l'esercito senza abolire il servizio civile o limitare i diritti fondamentali. Il servizio civile rimane un pilastro importante della Svizzera. Il risultato della votazione dimostra la fiducia della popolazione nelle istituzioni esistenti e nel loro lavoro.
L'approvazione del progetto garantisce equità nei confronti di coloro che svolgono con senso del dovere il proprio servizio nell'esercito e nella protezione civile, ha comunicato l'Unione svizzera degli imprenditori. Un esercito forte e pronto all'azione costituisce un presupposto fondamentale per la sicurezza e la stabilità in Svizzera ed è quindi importante anche per il buon funzionamento della piazza economica.
La decisione ha ripercussioni positive sul mercato del lavoro, poiché nelle aziende sono disponibili più persone se i giovani prestassero il servizio militare invece di un servizio civile tendenzialmente più lungo, viene ancora precisato.
L’iniziativa per la sostenibilità è stata ufficialmente bocciata: la maggioranza dei Cantoni ha respinto la proposta dell’UDC. Secondo i dati dell'Ufficio federale di statistica, solo nove dei 20,5 cantoni finora conteggiati hanno detto «sì» e 11,5 hanno detto «no».
Trattandosi di un’iniziativa costituzionale, per essere approvata era necessaria la doppia maggioranza (Popolo e Cantoni).
La decisione della Svizzera di dare priorità alla stabilità rispetto all'insicurezza nelle sue relazioni con l'UE va applaudita. Lo afferma l'europarlamentare francese Christophe Grudler, raggiunto da Keystone-ATS per commentare la votazione sull'iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!».
Questa iniziativa «metteva direttamente a repentaglio i nostri rapporti e rischiava di compromettere gli scambi quotidiani», ha dichiarato Grudler. «Ogni giorno, svizzeri ed europei interagiscono su entrambi i lati del confine», ha infatti ricordato.
Grudler, vicepresidente della delegazione incaricata di gestire le relazioni con la Svizzera, ha anche esaminato le soluzioni offerte dagli Accordi bilaterali III, attualmente in fase di ratifica, riconoscendo che potrebbero sorgere difficoltà nelle regioni di confine. Esse saranno però superate attraverso la collaborazione.
Questo pacchetto «fornirà risposte concrete a diverse preoccupazioni sollevate in Svizzera, in particolare grazie a una clausola di salvaguardia in caso di difficoltà significative», ha assicurato il nativo di Belfort. Tale strumento conferisce al Consiglio federale il potere di controllare l'immigrazione in caso di «gravi problemi economici o sociali».
La Lega dei Ticinesi, pur delusa dall’esito della votazione a livello nazionale, accoglie con soddisfazione l’approvazione in Ticino dell’iniziativa popolare «No ad una Svizzera da 10 milioni». «Il nostro Cantone, data la propria posizione geografica incuneata nell’Italia, subisce più di altri le conseguenze negative dell’immigrazione incontrollata e delle frontiere spalancate, che si manifestano praticamente in ogni ambito: dalla criminalità d’importazione alla pressione sul mercato del lavoro, dagli ingorghi viari all’aumento dei costi sociali, dalla cementificazione alla perdita di identità».
Il Ticino ha formulato una richiesta chiara: bisogna tornare a governare l’immigrazione, invece di limitarsi a subirla come accade oggi. Le maggioranze politiche non possono ormai più negare l’evidenza, ossia che l’immigrazione incontrollata sia un problema: la situazione attuale è vantaggiosa solo per gli immigrati, mentre gli svizzeri sono i grandi perdenti. L’establishment ha tuttavia ripetuto fino alla nausea che l’iniziativa «No ad una Svizzera da 10 milioni» non sarebbe la soluzione. Attendiamo adesso, in tempi brevi, le soluzioni della partitocrazia, che finora si è limitata a bocciare quelle altrui senza presentarne di proprie. Il tempo del «benaltrismo» – ovvero sostenere che occorre fare «ben altro», senza mai indicare cosa – è finito.
Neutralizzazione delle stime immobiliari: un chiaro segnale contro gli aggravi fiscali
La Lega dei Ticinesi esprime la propria soddisfazione per l’approvazione dell’iniziativa popolare costituzionale «Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima», di cui è stata co-promotrice, mentre Il Mattino ha raccolto migliaia di firme. Le stime immobiliari non devono diventare il grimaldello di comodo di uno Stato sempre più gonfiato e pervasivo, che prima spende, e poi pretende di mettere le mani nelle tasche dei cittadini.
Senza la neutralizzazione approvata oggi, la revisione generale delle stime immobiliari prevista nel 2035 si sarebbe trasformata in un salasso globale di ben 431 milioni di franchi, a danno non solo dei proprietari di un’abitazione, ma anche degli inquilini. Si ricorda peraltro che negli ultimi anni si contano già due adeguamenti ravvicinati dei valori di stima, con le conseguenze fiscali del caso: nel 2017 e quest’anno, per un ammontare, rispettivamente, del 18% e del 15%.
Il voto odierno è un chiaro segnale contro gli aumenti di imposte. Del resto, il Cantone non ha un problema di entrate. Il problema è la spesa pubblica che cresce senza controllo. La Lega continuerà a battersi contro ogni forma di aggravio fiscale. Il Cantone deve finalmente risparmiare.
A tal proposito, la Lega dei Ticinesi esorta a mettere rapidamente in votazione popolare l’iniziativa «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali», che attende da ormai troppo tempo.
La popolazione ha respinto oggi a larga maggioranza l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni» (iniziativa del caos). L’Associazione Svizzera Inquilini (ASI) accoglie con favore questo risultato netto. La popolazione ha compreso che l’iniziativa non avrebbe ridotto nessuna pigione, né creato alloggi a prezzi accessibili e avrebbe ulteriormente aggravato la situazione finanziaria di numerosi inquilini.
«Questo chiaro NO è una buona notizia per gli inquilini in Svizzera», afferma Carlo Sommaruga, presidente dell’ASI. «La popolazione ha capito che chi vuole l’abbassamento dei canoni di locazione non deve cercare capri espiatori, ma combattere le pigioni eccessivamente alte».
«Questo chiaro NO è un invito a risolvere concretamente il problema delle pigioni esorbitanti», afferma Adriano Venuti, vicepresidente dell’ASI. «L’impennata dei canoni di locazione è una realtà. Servono maggioranze politiche per trovare soluzioni efficaci: contro i redditi eccessivi e a favore di alloggi a prezzi accessibili». Per l’ASI è evidente: dopo il NO all’iniziativa del caos, la politica deve finalmente affrontare con serietà la questione dei canoni di locazione. La risposta più efficace rimane l’Iniziativa sulle pigioni. Garantirebbe infatti che non possano più essere richieste pigioni abusive e che gli affitti tornino finalmente a diminuire.
Il settore turistico ha partecipato attivamente al dibattito in vista della votazione, sottolineando in particolare il ruolo fondamentale delle professioniste e dei professionisti provenienti dall’area europea per il successo del turismo svizzero. «Questa decisione conferma l’importanza della libera circolazione delle persone per il settore turistico», afferma Philipp Niederberger, direttore della Federazione svizzera del turismo. «Senza collaboratori qualificati provenienti dall’area europea, molte aziende non sarebbero in grado di garantire le proprie prestazioni con gli attuali standard qualitativi e quantitativi».
«Il rifiuto di questa iniziativa apre ora la strada a un approccio rapido, concreto e costruttivo alle sfide esistenti, senza compromettere la competitività dell’economia e del turismo», sottolinea Beat Imhof, Presidente di GastroSuisse.
Martin von Moos, Presidente di HotellerieSuisse, sottolinea: «Per il settore alberghiero è importante trarre le giuste conclusioni da questo dibattito. Le nostre aziende hanno bisogno di relazioni affidabili con l’Unione europea e di accesso a collaboratori qualificati provenienti dall’area UE. Al tempo stesso, occorrono risposte concrete alle sfide poste dalla crescita demografica.» Il turismo ha bisogno di stabilità, senso della misura e soluzioni pragmatiche per continuare a crescere in armonia con la popolazione, il territorio e l’ambiente.
Le associazioni HotellerieSuisse, GastroSuisse, Funivie Svizzere, Parahotellerie Schweiz, Regional Tourism Alliance, Associazione delle aziende svizzere di navigazione, Associazione svizzera dei managers del turismo, Associazione dei musei svizzeri e Zooschweiz formano, sotto l’egida della Federazione svizzera del turismo, il Comitato del turismo contro l’iniziativa del caos.
L'approvazione della riforma sul servizio civile può aggravare la carenza di personale nelle istituzioni pubbliche. È quanto temono diversi oppositori, tra cui il consigliere nazionale Patrick Hässig (Verdi liberali/ZH). Quest'ultimo ritiene che il «sì» alla nuova legge non rafforzerà l'esercito.
Al contrario, l'impegno per la Svizzera ne risulterebbe addirittura indebolito, ha affermato il Verde liberale in un'intervista alla televisione svizzero-tedesca SRF. Con questa decisione si torna indietro nel tempo, a un'epoca in cui i giovani si facevano mettere in malattia per evitare il servizio. «Non lo ritenevo ottimale», ha affermato Hässig, il quale vuole «mantenere tutti e tre i servizi», ovvero servizio militare, protezione civile e servizio civile.
L'infermiere diplomato teme che proprio nel settore dell'assistenza e dell'agricoltura si avrà presto a disposizione meno manodopera. «Lì ci si accorge subito che i civilisti non ci sono più. Resta invece da vedere se l'esercito si accorgerà di avere qualche centinaio di persone in più».
Meno manodopera, meno prestazioni
«La perdita del sostegno fornito dalle persone che prestano servizio civile deve essere compensata con un aumento del personale nei settori sanitario, educativo e sociale e con una rivalutazione di questo lavoro», ha dichiarato, citato in un comunicato, il consigliere nazionale Christian Dandrès (PS/GE). Un miglioramento nell'attuazione dell'iniziativa sul finanziamento delle cure infermieristiche sarà quindi inevitabile, ha aggiunto colui che è anche presidente del Sindacato dei servizi pubblici (SSP/VPOD).
Anche il Partito socialista ha deplorato il risultato che si profila alle urne. «I tagli annunciati colpiscono direttamente gli studenti e gli anziani», ha criticato la copresidente del PS Mattea Meyer. «Le scuole e le case di riposo devono ridurre i propri servizi, mentre i comuni e le strutture di assistenza si trovano ad affrontare grandi sfide».
Timori per l'abolizione del servizio civile
Il PS vede in questa votazione un primo passo di una strategia mirata dei partiti borghesi per smantellare il servizio civile pezzo per pezzo, fino a farlo scomparire del tutto. L'accesso al servizio civile senza esame di coscienza non deve essere toccato, ha indicato il partito in un comunicato.
L'alleanza «No alla legge sul servizio civile» guarda con orgoglio a una campagna forte, nonostante la sconfitta. Il risultato odierno non va interpretato come un verdetto contro il servizio civile, ma piuttosto come un'espressione della preoccupazione dell'elettorato riguardo alla situazione della politica di sicurezza, ha affermato Priska Seiler Graf, consigliera nazionale (PS/ZH) e copresidente dell'Associazione svizzera del servizio civile (CIVIVA).
Con l'argomento che l'esercito avrebbe un problema di personale, la maggioranza borghese in Parlamento ha messo il servizio civile e l'esercito l'uno contro l'altro. Questo nonostante l'esercito presenti un eccesso di effettivi, si legge in un comunicato dell'Alleanza.
Il rifiuto dell'iniziativa UDC «No a una Svizzera da 10 milioni!» rappresenta un no a soluzioni superficiali per problemi complessi. È il punto di vista dei Verdi liberali sulla votazione odierna. Stando al partito, l'esito dello scrutinio è pure un impegno verso l'approccio bilaterale.
«La popolazione ha dimostrato di affidarsi alla ragione piuttosto che all'allarmismo. La Svizzera tradizionalmente affronta le sue sfide con pragmatismo, innovazione e coesione, non con isolamento e slogan semplicistici», ha dichiarato, citato in una nota, il presidente del PVL Jürg Grossen.
La formazione ha tuttavia osservato che molte persone sono inquiete per la situazione abitativa, le infrastrutture, l'assistenza sanitaria e l'integrazione nel mercato del lavoro. Questi timori meritano risposte concrete, avvertono i Verdi liberali.
Il Consiglio di Stato ha preso atto con soddisfazione dei risultati della votazione odierna, in riferimento alle iniziative popolari cantonali «Per il rimborso delle cure dentarie» e «Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima».
«Per il rimborso delle cure dentarie»
Il Consiglio di Stato ha accolto con soddisfazione la decisione della cittadinanza ticinese che – seguendo l’indicazione di Governo e Parlamento – ha respinto l’iniziativa popolare. L’applicazione di quanto proposto avrebbe comportato maggiore burocrazia, un onere a carico di lavoratrici e lavoratori, e di datrici e datori di lavoro, come pure ingenti costi ricorrenti per l’ente pubblico, in un periodo in cui le finanze cantonali sono già particolarmente sotto pressione, senza reali benefici per la salute pubblica. Il voto odierno conferma il gradimento della popolazione ticinese per il sistema delle cure dentarie, che si fonda su tre principi basilari: la prevenzione, la responsabilità individuale e la libera scelta del dentista. Il Consiglio di Stato conferma l’impegno del Cantone a sostenere le persone economicamente più fragili nel pagare le cure dentarie, in particolare assumendo i costi per i beneficiari di prestazioni complementari all’AVS/AI e dell’assistenza sociale, secondo criteri di adeguatezza ed economicità.
«Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima»
Il Consiglio di Stato ha accolto con soddisfazione il voto odierno della popolazione ticinese, che ha approvato l’iniziativa popolare. Con l’adozione del nuovo articolo costituzionale è stato ancorato nella Costituzione il principio secondo cui la revisione generale delle stime, prevista nel 2035, dovrà essere accompagnata da un esame dell’impatto della variazione dei valori di stima rispetto a tutte le basi legali che vi fanno riferimento e da una valutazione dei possibili adeguamenti delle leggi settoriali.
Il Forum diritti senza confini manifesta soddisfazione per il NO popolare all’iniziativa «NO a una Svizzera con più di 10 milioni di abitanti». È l’undicesima volta in un quarto di secolo che l’UDC cerca di sabotare i rapporti tra la Svizzera e l’Unione europea, sia con iniziative popolari che con referendum, ed anche questa volta non ha raggiunto il suo obiettivo. Questo risultato è positivo, perché un’approvazione dell’iniziativa avrebbe implicato un passo indietro epocale quanto ai diritti delle persone straniere nel nostro Paese, mettendo in discussione il sistema dei permessi B concessi ai lavoratori dell’Unione europea, i ricongiungimenti familiari e il diritto d’asilo nelle sue basi concrete.
I Verdi del Ticino esprimono delusione per la bocciatura dell'iniziativa «Per il rimborso delle cure dentarie». In Ticino troppe persone rimandano o rinunciano a curarsi per motivi economici: chi ha risorse può accedere a cure moderne ed efficaci, chi non le ha è costretto a rinunciare o a curarsi male e tardi. Con la bocciatura dell'iniziativa, una fetta importante della popolazione continuerà ad avere difficoltà ad accedere alle cure dentarie di base, andando incontro a complicazioni evitabili e alla moltiplicazione dei costi sanitari di domani, perché le cure tardive e più complesse pesano sull’intero sistema sanitario
I Verdi del Ticino esprimono disappunto per l'approvazione dell'iniziativa per la neutralizzazione delle revisioni delle stime immobiliari, che si rivelerà però una promessa vuota e inefficace. L’iniziativa vieta solo gli aumenti automatici, il Gran Consiglio può e vuole regolare l’impatto dei futuri adeguamento dei valori di stima, sia sulla conseguente pressione fiscale, sia sull’erogazione degli aiuti sociali o, per esempio le rette delle case anziani, in particolare per le fasce fragili della popolazione e per il ceto medio. Questa iniziativa non è solo una promessa che non può essere mantenuta per tutti, ma in particolare un goffo tentativo di favorire che possiede grandi patrimoni immobiliari e richiede aiuti pubblici, ignorandone volutamente la reale capacità economica. Ricordiamo invece che in Gran Consiglio come Verdi del Ticino abbiamo sostenuto la protezione e gli sgravi mirati per la sola prima casa (abitazione primaria), non i regali fiscali a pioggia per le grandi proprietà.
Avanti con Ticino & Lavoro ringrazia tutte le cittadine e tutti i cittadini che hanno partecipato al voto. Il risultato conferma una cosa semplice: il Ticino non vuole che ogni problema venga risolto mettendo nuove imposte sulle spalle di famiglie, proprietari, lavoratori e ceto medio.
Sulle cure dentarie, il popolo ha confermato la linea sostenuta dai nostri deputati in Gran Consiglio. In Ticino esistono già strumenti di prevenzione e di sostegno per chi è davvero nel bisogno. Vanno fatti funzionare bene, non sostituiti con nuove promesse costose e nuove tasse.
Anche sulla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima, il voto è chiaro. Chi ha costruito una casa con anni di lavoro e rinunce non può essere trattato come se fosse diventato ricco da un giorno all’altro solo perché lo Stato cambia i valori sulla carta.
I ticinesi hanno detto no a una politica che guarda prima al portafoglio dei cittadini e solo dopo alla realtà delle persone. I deputati di Avanti con Ticino & Lavoro avevano interpretato bene questo sentimento. Meno tasse. Più rispetto per chi lavora, risparmia e tiene in piedi questo Cantone.
La direttrice di economiesuisse Monika Rühl ha espresso sollievo per la votazione odierna in cui gli aventi diritto hanno respinto, pur se non nettamente, l'iniziativa dell'UDC «No a una Svizzera da 10 milioni!». Tuttavia, ha sottolineato l'importanza di prendere sul serio il «cartellino giallo» sventolato dalla popolazione.
Esistono preoccupazioni sul tema dell'immigrazione. «Ora abbiamo la responsabilità di trovare soluzioni alle varie sfide», ha commentato alla RTS. In particolare, la politica in materia di asilo richiede l'intervento sia della Confederazione che dei cantoni. Anche le imprese devono fare la loro parte e sfruttare meglio il potenziale della forza lavoro indigena.
Si tratta di un risultato importante per la Svizzera, per le sue relazioni con l'Unione europea e per le sue aziende, ha poi osservato Rühl. Queste hanno infatti bisogno di un facile accesso alla manodopera qualificata proveniente dal resto del continente attraverso la libera circolazione.
Tre sì e un no. Il Ticino ha votato.
Approvati i due temi federali. Il 50,66% dei votanti approva l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!» e il 53,86% è favorevole alla modifica della Legge sul servizio civile.
E sui temi cantonali il risultato è netto: 70,16% di «no» all’iniziativa «Per il rimborso delle cure dentarie» e 74,01% di «sì» all’iniziativa «Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima».
La partecipazione al voto si è attestata al 50,72%.

Per il comitato «Sì all’iniziativa sulle cure dentarie», il Ticino perde una preziosa occasione per risolvere una lacuna reale del sistema sanitario attuale. Il Comitato promotore dell’iniziativa prende dunque atto con rammarico del risultato, consapevole che il problema che ha motivato questa iniziativa rimane reale e urgente. I dati, infatti, non cambiano con il risultato odierno: circa un ticinese su tre rinuncia o rimanda le cure dentarie per ragioni economiche. Il voto di oggi non cancella queste realtà: esse continueranno a pesare sulla salute e sulle finanze delle famiglie ticinesi. Nel corso della campagna, gli oppositori all'iniziativa hanno fatto leva in modo strumentale sulle disfunzioni della LAMal, equiparando ad essa il modello radicalmente diverso proposto dall’iniziativa. Un modello pubblico ispirato all'AVS, con contributi proporzionali al reddito e ben diverso dal sistema privato con premi fissi della cassa malati. Un paragone scientificamente infondato, dunque, che ha tuttavia trovato terreno fertile in un contesto di forte preoccupazione per i costi della salute.
«Chiediamo al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio di non ignorare il segnale che viene dalla consistente minoranza che ha votato Sì, e di valutare misure concrete – anche se parziali – per migliorare l'accesso alle cure dentarie e alla prevenzione per le fasce di popolazione più vulnerabili, partendo ad esempio dai giovani, prolungando il Servizio dentario scolastico fino alla fine dell’apprendistato e degli studi, e dagli anziani, con programmi di prevenzione e igiene nelle case anziani».
«Meno scuse, più cure: questo principio resta al centro del nostro impegno», dichiarano i portavoce del Comitato.