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Crisi Ucraina
Le imprese chiedono più sicurezza per i lavoratori ucraini
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Keystone-ats
4 anni fa
La maggior parte dei datori di lavoro risulta favorevole alle assunzioni dei rifugiati. Ma la durata limitata dello statuto S può essere problematica. Per questo chiedono una maggiore certezza per le assunzioni e un ruolo più attivo degli URC.

Gli imprenditori svizzeri vogliono poter pianificare con più sicurezza l'assunzione di rifugiati ucraini; infatti la breve durata del permesso S risulta problematica per garantire un impiego a lungo termine. È quanto emerge da un sondaggio commissionato dall'Unione svizzera degli imprenditori (USI), condotto dall'istituto di ricerca Sotomo, che è stato presentato oggi ad una conferenza stampa a Berna. A quest'intervista hanno partecipato 365 aziende elvetiche presenti sul territorio svizzero-tedesco e romando. 

Imprenditori favorevoli all'integrazione

Risulta che il 56% degli imprenditori ha mostrato interesse per l'assunzione dei profughi ucraini. Già il 10% ha compiuto questo passo e in gran parte si è detto soddisfatto delle prestazioni delle persone assunte. Inoltre, le aziende puntano ad ingaggiare i rifugiati per poter far fronte alla carenza di manodopera e di lavoratori qualificati, adducendo che gli ucraini hanno spesso una buona formazione nei campi richiesti. Lo scoglio più grande da superare rimane la differenza linguistica, che nell'industria alberghiera e la ristorazione - i settori in cui ci sarebbe maggior bisogno di lavoratori - rimane una competenza cruciale. Per questo, il 62% delle aziende chiede a Confederazione e Cantoni di intensificare gli sforzi per offrire corsi di lingua.

Permesso S troppo breve

Integrare i rifugiati diventa ulteriormente difficile se il  tempo di soggiorno si limita ad un anno; si calcola che ai primi arrivati scadrà fra sei mesi. Questo impedisce alle aziende di integrare completamente i lavoratori. Il sondaggio mostra che l'81% dei datori di lavoro che hanno già assunto degli ucraini sarebbe d'accordo ad un'estensione del diritto di soggiorno. "Una prospettiva a lungo termine incoraggerebbe le aziende a promuovere ulteriormente o addirittura a intensificare l'integrazione attraverso stage e apprendistati", ha dichiarato il presidente dell'USI Valentin Vogt.

Un bacino importante di manodopera

Su un totale di 60'000 rifugiati registrati in Svizzera, 33'000 sono in età lavorativa e il 10% di loro è già impegnato professionalmente. Un terzo delle aziende - riporta Sotomo - auspica un ruolo più attivo degli uffici regionali nel collocamento delle persone con lo statuto di protezione S; questo è dovuto alla difficoltà delle aziende a raggiungere i rifugiati, contatto ulteriormente limitato dalla decentralizzazione delle responsabilità su piccola scala. Infine, dall'indagine è risultato che spesso i profughi non conoscono il mercato del lavoro svizzero, e che gli uffici regionali di collocamento dovrebbero dare informazioni maggiori a questo proposito. 

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