Cerca e trova immobili
Turismo
La Svizzera continua a piacere ai turisti russi
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Red. Online
7 ore fa
Nonostante sanzioni e restrizioni, i visitatori sono in aumento - E il Consiglio Federale intende farli diminuire

I missili continuano a piovere sull'Ucraina. Per gran parte della popolazione russa, invece, la guerra è quasi impercettibile: la vita prosegue come prima, e quando si tratta di vacanze, l'Europa non è più un nemico. 

La prova è il numero di turisti russi che continuano a godersi weekend di shopping e soggiorni di lusso nell'Unione Europea. Nel 2025 sono state presentate oltre 670.000 domande di visto Schengen, di cui più di 620.000 sono state approvate, con un incremento di oltre il 10% rispetto all'anno precedente.

Francia, Italia e Spagna sono le mete predilette, e i paesi più riluttanti a rinunciare ai russi benestanti. La Svizzera non fa eccezione: l'anno scorso anche nella Confederazione c'è stato un leggero aumento, secondo i dati della Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM). Nel 2025 sono stati approvati 2.701 visti. Nel 2022, quando è scoppiata la guerra in Ucraina, questa cifra si attestava a 2.442. Le sanzioni non sembrano avere avuto un grande effetto. 

Ora però il Consiglio federale vuole inasprire ulteriormente le restrizioni. In risposta a una mozione parlamentare, il Dipartimento federale di giustizia e polizia, guidato dal consigliere federale socialista Beat Jans, esaminerà nei prossimi mesi le modalità per limitare ulteriormente il rilascio dei visti turistici, pur rimanendo rigorosamente entro i limiti dell'area Schengen.

Il Partito Socialista (PS) aveva chiesto al Consiglio Federale di impegnarsi a garantire che non venissero rilasciati visti per soli motivi turistici ai cittadini russi. Il governo invece si oppone a una sospensione totale senza un esame individuale delle domande. Andrebbe contro agli accordi di Schengen, si legge nella risposta. L'UE potrebbe tuttavia rafforzare a sua volta le norme, come richiesto di recente da undici Stati membri in una lettera di protesta indirizzata alla Commissione europea.

I tag di questo articolo