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La neutralità, uno strumento al servizio degli interessi svizzeri
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Che cos’è la neutralità? E perché è così importante la Svizzera? Tutte le informazioni si trovano nel decoder di Ticinonews.

Il dibattito sul tema “neutralità” si è riacceso in questo 2022. La situazione in Ucraina, le polemiche sulla compatibilità tra neutralità e adozione delle sanzioni contro la Russia, la richiesta di Ignazio Cassis di un nuovo rapporto sulla neutralità, l’iniziativa popolare per “salvaguardarla”, la cui raccolta firme è iniziata martedì, l’idea di dare vita alla “neutralità cooperativa”. L’attualità 2022 ha dunque riportato la neutralità sul davanti della scena. Ma che cos’è esattamente? Com’è definita la politica di neutralità della Svizzera dal rapporto del 1993 che il Consiglio federale conferma essere “attuale”? Le sanzioni economiche sono compatibili con questa neutralità? Ticinonews ha approfondito il tema.

Che cosa significa “neutralità”?

 “Nessuno dei due”: ecco il significato originale dell’aggettivo “neutrale”, dal latino “ne uter”. Non è sorprendente quindi se la neutralità, nell’immaginario collettivo, è spesso considerata un sinonimo di “imparzialità”. L’etimologia della parola porta infatti a interpretarla in tal senso ma, come vedremo, la scorciatoia è fuorviante e non corrisponde alla neutralità svizzera, definita, come appena confermato dal Governo, nel rapporto del 1993.

Il rapporto ‘93: “la neutralità è un mezzo”

La neutralità “non è un fine, ma un mezzo”, uno “strumento” al servizio dei nostri interessi a loro volta “determinati dal contesto” e che ha, per questo motivo, un carattere flessibile. Riveste quindi una “funzione utilitaristica e strumentale”, adattandosi in modo subalterno a politica estera e di sicurezza, tramite le quali si perseguono gli interessi nazionali. Riformulando: gli interessi nazionali si perseguono tramite la politica estera e di sicurezza, ai quale si adatta poi il concetto di neutralità.

Lo schema permette di evidenziare che il punto focale da cui partire nel dibattito sulla neutralità non è il concetto stesso, ma è la domanda “come perseguire al meglio gli interessi della Svizzera?” e quindi, “quale politica estera e di sicurezza sarebbe la migliore?”

“Gli interessi nazionali e il loro perseguimento”

Secondo il rapporto, per tutelare gli interessi svizzeri “è necessario un comportamento politico all'insegna della solidarietà globale e della cooperazione e partecipazione regionale e mondiale”, ad esempio perché “cooperare a livello regionale porterà un miglioramento considerevole alla sicurezza della Svizzera di fronte alle minacce”. Gli interessi elvetici, quindi, “possono essere tutelati soltanto adottando un atteggiamento di disponibilità ad assumere corresponsabilità internazionale, collaborando a livello internazionale alle decisioni e alla ricerca di soluzioni ai problemi”. E ancora “la Svizzera ha un interesse vitale a collaborare attivamente agli sforzi che altri Stati compiono per difendersi da nuovi rischi, per assicurare la pace generale, per superare le situazioni di crisi ed eliminare le cause dei conflitti; in tal modo la Svizzera tutela anche i propri interessi”. Si sottolinea che “solidarietà estesa, cooperazione e partecipazione sul piano regionale e mondiale” siano “gli strumenti più idonei per la salvaguardia dei nostri interessi”. Ecco, secondo il Governo, perché “una maggiore collaborazione con altri Stati appare di conseguenza opportuna”.

“Sanzioni economiche, se per il ripristino della pace, nell’interesse della Svizzera" 

Il fatto che la Svizzera partecipi a sanzioni economiche “dipende in primo luogo dalla sua politica estera e commerciale, che conduce secondo il suo libero apprezzamento e secondo i propri interessi”. Dove le sanzioni economiche avessero come obiettivo di mantenere o ripristinare la pace (il che è nell’interesse della Svizzera), impedire o arginare guerre o punire i trasgressori del diritto internazionale (considerato nell’interesse della Svizzera), la Confederazione sarebbe fondamentalmente disposta a partecipare a misure di questo tipo all'interno dell'Ue (dato che la cooperazione con l’Ue è negli interessi della Svizzera)”. Lo ha dimostrato ad esempio nel novembre del 1991 quando ha preso misure contro la Jugoslavia (Serbia e Montenegro) allineandosi ai provvedimenti dell'Ue”. Infatti, “le sanzioni economiche decise contro i trasgressori del diritto e i perturbatori della pace che hanno violato il diritto internazionale oppure altri obblighi stabiliti in comune possono esercitare una funzione in favore della pace. Esse si trovano quindi in sintonia con il senso e lo spirito della neutralità”. In tal senso “il Consiglio federale è dunque disposto a partecipare a sanzioni economiche” e deciderebbe “nel singolo caso, dopo oculata ponderazione delle circostanze, se il tenersi in disparte o il partecipare alle sanzioni serva meglio al ripristino della situazione conforme al diritto internazionale e alla salvaguardia degli interessi svizzeri”.

Una questione di interessi

La neutralità, come definita dal rapporto 1993, consente quindi di adottare sanzioni economiche, a certe condizioni, che nel caso delle sanzioni UE alla Russia appaiono adempiute. Detto questo, a fare pendere l’ago della bilancia è sempre la questione “quale posizione permette di tutelare meglio gli interessi della Svizzera?”.

“La prassi attuale va mantenuta”

Proprio poche settimane fa, il Consiglio federale è tornato a chinarsi sulla questione, approvando un rapporto relativo al tema della neutralità la cui conclusione è che "la prassi attuale deve essere mantenuta", poiché offre un margine sufficientemente ampio per prendere decisioni efficaci caso per caso, tenendo conto della situazione internazionale. Il nuovo documento illustra l'evoluzione della prassi negli ultimi 30 anni e spiega proprio le decisioni prese dal Consiglio federale dall'inizio della guerra in Ucraina. Insomma, il Governo intende proseguire sulla sua strada e utilizzare la neutralità come strumento della politica estera e di sicurezza elvetiche.

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