
In questi anni Swiss Press Photo ci hanno regalato sguardi diversi, a tratti curiosi, sul nostro paese. La pubblicazione dei vincitori era soprattutto l’occasione per guardarci per così dire allo specchio, riflessi in immagini che fermavano attimi di quotidianità nostri e dei nostri concittadini, di momenti di stretta cronaca o situazioni che problematizzavano le sfide attuali cui anche la Svizzera è confrontata.

Elementi che si ritrovano anche quest’anno nella giuria che ha scelto i progetti vincitori del principale premio di fotogiornalismo del paese, ma in maniera meno marcata rispetto alle edizioni passate. Fra le immagini selezionate nelle categorie Attualità, Vita Quotidiana, Storie svizzere, Ritratti, Sport e Internazionale spiccano per crudezza e impatto i lavori di due fotoreporter svizzeri, Dominic Nahr e Alex Kühni, con i loro reportage sulla guerra in Ucraina. Sono particolarmente forti e senza filtri i 10 scatti del freelance bernese issatosi al primo posto nella categoria Internazionale. Il racconto apparso sui vettori del gruppo Tamedia non fa sconti alla brutalità del conflitto.

L'emergenza climatica è tornata d'attualità
Dopo due edizioni segnate dalla pandemia, i fotografi svizzeri sono tornati a concentrarsi anche sull’emergenza climatica, tema preponderante nella categoria Attualità.
Con delle immagini che ricordano più un paesaggio alieno che un panorama alpino il vodese Fabrice Coffrini ha raccontato la situazione critica dei ghiacciai svizzeri.

Tutt’altro approccio lo ha avuto il ginevrino Oliver Vogelsang, premiato con il secondo rango di categoria per lo scatto di uno dei momenti di uno Sciopero per il futuro che si è tenuto a Losanna lo scorso anno.

Chiudono il podio le immagini dell’elezione di Elisabeth Baume-Schneider e Albert Rösti, realizzate dal bernese Peter Klaunzer.

Fra omaggi e scorie (passate e presenti)
Oltre alla stretta attualità, la giuria degli Swiss Press Photo è solita omaggiare quegli addetti ai lavori capaci d’intercettare storie particolari e proporle attraverso il mezzo fotografico.
È il caso del primo posto della categoria Vita quotidiana, andato a Karine Bauzin per il suo racconto delle cabine da spiaggia di Ginevra, che nella forma, nella scelta dei soggetti e delle inquadrature ricordano l’opera del fotografo inglese Martin Parr, che con molta ironia fece una disanima della società britannica. In questo caso il lavoro si concentra su anziani bagnanti elevetici.

Un racconto che sembrerebbe voler rafforzare l’immagine e lo stereotipo tendenzialmente positivo della precisione e della pulizia svizzere è quello Eleni Kougionis che ha seguito per giorni gli ispettori dei rifiuti, che a Basilea rimestano fra la spazzatura alla ricerca di prove per risalire a chi ha smaltito illegalmente i rifiuti.

Di tutt’altro tenore è un’altra storia svizzera che porta fino in Brasile, nell’ex colonia Hélvecia. Luogo in cui veniva coltivato il caffè e che, con l’appoggio del Governo svizzero, fino al 1888 venne praticato lo schiavismo. Le immagini di Dom Smaz mostrano quello che è oggi questa ex-colonia.

Due ticinesi fra i premiati
Nell’edizione 2023 non mancano i riconoscimenti a fotografi di casa nostra. La giuria ha voluto ancora una volta premiare il lavoro del fotoreporter di Ti-Press Pablo Gianinazzi che quest’anno ha proposto una raccolta di immagini sportive che gli sono valse il terzo posto nell’omonima categoria. Torna fra i premiati anche Flavia Leuenberger Ceppi con una serie di ritratti dedicata agli ottuagenari di Arogno.

La foto dell'anno a fine mese
Le immagini pubblicate qui sopra sono solo alcune del numeroso ventaglio di fotografie premiate dalla giuria dello Swiss Press Photo (tutte le immagini possono essere viste qui), composta fra gli altri anche dal collega del Corriere del Ticino Gabriele Putzu. Oltre ai tre migliori piazzamenti di categoria ci sono ancora due premi da assegnare. Il 28 aprile a Berna verranno svelati la foto e il fotografo dell’anno.

