
Comunista apprezzato da Ronald Reagan e da Margaret Thatcher, ma considerato un perdente, se non un traditore, in patria. Una dopo l'altra, le cancellerie mondiali, Svizzera inclusa, hanno tributato omaggio alla memoria di Mikhail Gorbaciov, scomparso martedì all'età di 91 anni. Anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Gorbaciov ha continuato a essere impegnato politicamente, sebbene non più in maniera attiva. Il suo peregrinare per la difesa delle cause nelle quali credeva maggiormente, fra cui la limitazione internazionale delle armi di distruzione di massa, l'ha portato anche in Svizzera, dove il 12 dicembre 2000 ha tenuto un discorso davanti alle Camere.
"Paga il partito"
All'epoca il capogruppo del Ps a Berna era Franco Cavalli. "Prima che Gorbaciov venisse in visita c'era stata una discussione in seno all'ufficio presidenziale del Parlamento", confida a Ticinonews l'oncologo. "L'Udc aveva infatti posto il veto al pagamento della visita di Gorbaciov con soldi pubblici. Dopotutto, rimaneva un comunista..." Allora si trovò una soluzione alternativa: "A quell'epoca facevo anche le veci di presidente del Ps nazionale. Così ho deciso che la visita sarebbe stata pagata dal partito". Probabilmente è stata questa "cortesia" che è valsa a Cavalli un colloquio privato con l’ex presidente sovietico.

In quest'occasione, secondo Franco Cavalli, Gorbaciov si è rivelato essere addirittura "profetico". "Nel nostro incontro - racconta il nostro interlocutore - mi ha detto due cose che mi hanno impressionato non poco". La prima era un suggerimento politico, rivolto alla sinistra europea. "Mi disse che se non avessimo studiato la storia dell'Unione Sovietica e non avessimo capito per quale motivo questa fosse fallita, avremmo finito per pagare. È ciò che è effettivamente avvenuto". Chiediamo allora a Cavalli quale lezione la sinistra europea avrebbe dovuto imparare dal fallimento del modello sovietico. "Avremmo dovuto capire l'importanza dei problemi economici", risponde l'ex consigliere nazionale. "Se si vuole vincere, servono proposte economiche che vadano incontro alla maggioranza della popolazione. Nell'ultimo periodo di esistenza dell'Unione Sovietica questo non avveniva più".
Sfiducia negli Usa
La seconda "profezia" di Gorbaciov ci porta invece direttamente ai nostri giorni. "In quel momento non diedi particolare importanza alla cosa, ma oggi, ripensandoci, quel pensiero mi colpisce", confida Cavalli. "Mi disse che sperava che gli americani mantenessero la promessa che gli avevano fatto quando era presidente e che impedissero l'espansione della Nato a Est, perché questo avrebbe provocato la Russia". Da queste parole, secondo il medico, traspariva una certa sfiducia dell'ultimo leader sovietico nei confronti degli Stati Uniti. "Lui contava soprattutto nell'Europa ed è per questo che sosteneva la sua idea della casa comune europea, che avrebbe dovuto garantire la pace sul continente".
Idealismo eccessivo?
In questo senso un ruolo, secondo Gorbaciov, poteva essere rivestito dalla neutrale Svizzera, invitata direttamente nel suo discorso a Berna a negoziare internazionalmente per contenere la proliferazione delle armi di distruzione di massa. "Lui vedeva la Svizzera come un possibile agente neutrale tra i blocchi". D'altronde, la stessa conformazione della Confederazione, con la sua tipica convivenza tra lingue e culture diverse, "poteva fungere da esempio per la sua idea di casa comune europea". Per Cavalli, tuttavia, Gorbaciov peccava di eccessivo idealismo: "Era un'impressione che avevo precedentemente e che ho visto confermata pure in quell'occasione. Secondo me, alla fine, se ha perso è anche un po' per questo".

