
“Occorre garantire la libertà accademica e il pluralismo, evitando di criminalizzare - tramite denunce penali e l'intervento della Polizia all'interno di uno stabilimento educativo - quella che è una protesta legittima e pacifica di studenti”. È quello che chiedono i deputati in Gran Consiglio Massimiliano Ay e Lea Ferrari del Partito Comunista in una lettera inviata ieri alla rettrice dell’Università di Friburgo, Astrid Epiney. Durante la settimana gli studenti dell'ateneo si sono infatti mobilitati occupando l'istituto per portare avanti una protesta pacifica in solidarietà al popolo palestinese. In seguito, lo ricordiamo, il rettorato aveva reagito fissando un ultimatum secondo il quale gli occupanti avrebbero dovuto lasciare l'edificio alle 15.00 di ieri (mercoledì 15 maggio). Le indicazioni non sono state rispettate e l'università aveva comunicato che era stata preparata una denuncia per violazione di domicilio.
La lettera
Nella lettera i granconsiglieri si dicono "preoccupati per quanto sta accadendo all’Università di Friburgo, istituto che accoglie il maggior numero di studenti dal Ticino, in particolare per il modo in cui l'ateneo sta gestendo il confronto con gli occupanti". Esprimono inoltre il loro sostegno alla libertà di espressione e di manifestazione degli studenti e accusano l’ateneo "di incoerenza rispetto alle loro decisioni nel 2022 di fronte al conflitto in Ucraina: Crediamo che queste richieste e preoccupazioni dovrebbero essere prese sul serio e che si dovrebbe incoraggiare il dialogo con gli studenti invece di rispondere modo aggressivo, repressivo e minaccioso”.
Legame polizia e Università
Sembra infatti che gli studenti abbiano informato i deputati della presenza di agenti armati durante le manifestazioni nel pomeriggio del 13 maggio. “Consideriamo questo fatto come particolarmente grave, perché si tratta di un atto intimidatorio abbastanza forte nei confronti degli studenti che hanno manifestato pacificamente e senza interrompere la vita normale dell'Università”. Ay e Ferari si dicono poi preoccupati per questo legame tra polizia e università, che definiscono “pericoloso” in quanto gli atenei dovrebbero essere indipendenti, liberi e democratici. Criticano inoltre la decisione dell’istituto di perseguire penalmente gli studenti, azione che considerano come “un’intimidazione antidemocratica e sintomatica di una mancanza di capacità di dialogo con chi esprime il proprio disaccordo”. I due deputati concludono chiedendo alla rettrice di "considerare un atteggiamento meno repressivo e meno minaccioso nei confronti dei propri studenti, colpevoli solo di aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione e di manifestazione”.

