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Federali 2023
Che lettura dare alla giornata odierna? Il commento di un politologo
Redazione
3 anni fa
Dopo l'elezione del nuovo Consiglio federale, a Ticinonews abbiamo analizzato i risultati con il politologo Nenad Stojanovic.

L’elezione di oggi del nuovo Consiglio federale ha trovato l’approvazione di tutti i partiti, ad eccezione dei Verdi che non hanno conquistato il tanto desiderato seggio. Uno scenario senza troppi colpi di scena e commentato, come detto, positivamente anche dalla Deputazione ticinese a Berna. Una giornata importante su cui abbiamo voluto fare un’analisi più approfondita assieme al politologo Nenad Stojanovic. “Questa volta, contrariamente all'anno scorso, è successo più o meno quello che si diceva alla vigilia delle elezioni. Quindi tutti gli uscenti sono stati riconfermati e fra i candidati socialisti è passato Beat Jans, che negli ultimi giorni le sue quotazioni erano le migliori rispetto al candidato Jon Pult”.

“Jans, un consigliere orientato alla concordanza e alla collegialità”

Stojanovic ha poi sottolineato che, esattamente come avvenuto lo scorso anno a seguito delle dimissioni di Simonetta Sommaruga, “c’è nuovamente stato un gruppo importante di parlamentari che ha preferito votare per un candidato non ufficiale del partito socialista, ovvero Daniel Jositsch, ma alla fine si sono fermati solo a una sessantina di voti, proprio come nel 2022”. Restando sempre in casa PS, cosa guadagna il Consiglio federale con l'ingresso di Jans e, rispettivamente, a cosa rinuncia con la mancata elezione di Jon Pult? “Penso che con Jans abbiamo una persona molto posata, calma e di umili origini e lui stesso lo sottolinea. Allo stesso tempo, ha una lunga esperienza politica, sia nel Parlamento federale – infatti da circa 10 anni era consigliere nazionale – sia a livello governativo cantonale, quello di Basilea città. Quindi penso che sarà un consigliere federale sicuramente orientato alla concordanza, alla collegialità difendendo le sue posizioni e quelle del suo partito. Credo che riuscirà ad integrarsi bene nel collegio esecutivo”.

Rispetto delle minoranze linguistiche

Erano ormai 50 anni che Basilea città non aveva più un suo rappresentante in Consiglio federale, in questo senso la provenienza geografica, ovvero l’aspetto della rappresentatività regionale, sia stato considerato dall'Assemblea federale? Con Jans in Governo si torna infatti ad avere una maggioranza svizzero tedesca. “Questa maggioranza c'è sempre stata nella storia. Ci sono comunque stati un paio di anni in cui i romanci – i rappresentanti della Svizzera Latina – hanno avuto la maggioranza. Ma quella svizzero-tedesca la considererei normale, anche perché in Svizzera i germanofoni sono circa il 70%”. Stojanovic ha poi voluto evidenziare è che “nonostante nel Parlamento gli svizzero tedeschi siano la maggioranza, non è mai successo nella storia del Consiglio federale – dal 1848 ad oggi – di avere eletto unicamente consiglieri federali svizzero tedeschi”. Effettivamente, è capitato solo nel corso del 1800 di avere sei svizzero tedeschi in Governo, “ma solo per pochissimi anni e questo dimostra il rispetto che hanno i concittadini e le concittadine di lingua tedesca  verso le minoranze linguistiche”.

“Non bisogna sopravvalutare i criteri di provenienza”

Il politologo ha poi proseguito spiegando che dal canto suo “non penso che bisogna sopravvalutare questi criteri di provenienza, perché se oggi avesse vinto Jon Pult avremmo detto che  il Parlamento ha premiato il plurilinguismo, con un romancio, un giovane, eletto per la seconda volta nella storia. In verità non sono questi i veri criteri di scelta: i veri criteri di scelta dell'elezione del Consiglio federale – secondo le mie osservazioni ormai ultra ventennali –,  sono puramente politiche. La maggioranza del Parlamento elegge la persona che, per motivi politici, piace di più rispetto all'alternativa. Una vittoria quindi per Jans, ma una sconfitta per Pult, il quale è stato battuto in tutti i turni di votazione da Jostisch. Come va letto questo dato? Va considerata una ripicca dei Verdi o c’è dell’altro? “Il voto è segreto e quindi possiamo solo fare delle speculazioni. Francamente non penso che i Verdi non abbiano appoggiato, o abbiano appoggiato, Jositsch invece di Jon Pult o di Beat Jans. I voti di Jositsch corrispondono grossomodo a quella che è la forza parlamentare dell'UDC. È quindi lì che andrebbe cercata la risposta alla domanda ‘chi ha votato Jositsch?’. Jon Pult è anche presidente delle iniziative delle Alpi – una delle più importanti associazioni ecologiste svizzere – quindi faccio davvero fatica a credere che i Verdi per un qualche motivo non abbiano sostenuto la sua candidatura, preferendo magari quella di Jositsch che è stato molto meno esposto o si è pronunciato molto meno sui temi ambientali rispetto a Pult o a Beat Jans”.

Cassis sempre sotto pressione

L'altra notizia della giornata è il fallimento dell'attacco dei Verdi al seggio di Cassis, un consigliere – si sa – sempre sotto pressione, in particolare per il dossier europeo. Circa un anno fa Fabian Molina del PS proponeva un trasferimento di Cassis al Dipartimento federale dell'interno (DFI). Ci sono possibilità che il consigliere federale ticinese possa essere interessato a passare al DFI? “ Se lui possa essere interessato o meno non saprei dirlo; la mia impressione è che gli piace il Dipartimento che dirige adesso, anche perché vi ha fatto quasi due legislature intere ed entrare in un Dipartimento difficile come quello dell'interno presenta anche diverse sfide”. Stojanovic ha però spiegato che per il PLR si tratterebbe “di un vantaggio, perché nel Dipartimento degli affari esteri per il momento non è riuscito a sbloccare i dossier più importanti, in particolare manca la leadership per quanto riguarda la politica europea. Quindi penso che Cassis è diventato sempre di più un peso per il suo partito, ma allo stesso tempo non lo possono lasciar cadere perché c'è il rischio che il Centro prenda il suo seggio, perciò è meglio per il PLR che rimanga”. Cambiare Dipartimento potrebbe tuttavia “ridare qualche speranza al partito liberale radicale”.