Aumenta la resistenza al certificato Covid
Il locale del presidente di GastroTurgovia è stato cosparso di resti animali e svastiche, mentre si moltiplicano le manifestazioni di dissenso tra imprenditori, studenti e ristoratori
di MJ
Aumenta la resistenza al certificato Covid

Qualche segnale si era già rilevato settimana scorsa, con le manifestazioni a Bellinzona e Berna di giovedì 9 settembre contro l’introduzione del certificato, cui era seguita un’altra manifestazione non autorizzata a Lucerna sabato 11. Sempre settimana scorsa erano arrivate all’attenzione della stampa le minacce al Consigliere federale Berset da parte di un ristoratore in uno dei tanti video di protesta e invettive circolati sul web, minacce che hanno poi portato al licenziamento dello stesso. Il dissenso contro la misura decretata mercoledì 8 settembre dal Consiglio federale sembra montare nel paese e, dopo l’annuncio dell’applicazione a diverse università, si estende ora anche a studenti, imprenditori e ristoratori.

Devastato il locale del presidente di GastroTurgovia
Svastiche, sangue e resti animali, tra cui zampe di maiale e i resti di un calamaro: questo ha trovato Ruedi Bartel, presidente di GastroTurgovia, all’esterno suo ristorante di Greifensee. Questo dopo che il ristoratore si era espresso pubblicamente a favore della vaccinazione obbligatoria per tutti. Lo riporta il Blick, che comunica anche come l’uomo avesse già ricevuto minacce di morte via telefono. Una delle manifestazioni più estreme della polarizzazione del Paese rispetto alle misure anti-Covid, che si è manifestata anche all’ospedale di Friburgo dove una 50ina mi manifestanti hanno occupato l’area d’attesa dell’ospedale, senza mascherine, “in sostegno del personale sanitario contrario al certificato Covid”, secondo quanto ha affermato la polizia al portale 20 Minuten. 20 Minuten che lamenta anche l’aggressione subita da una sua troupe ai margini della manfiestazione di Berna contro il Covid pass, con le riprese che sono state interrotte dopo che uno dei giornalisti è stato colpito al collo.

Gli studenti si mobilitano, protesta a Berna
Ha fatto molto discutere l’introduzione del certificato Covid obbligatorio anche nelle università di Neuchâtel, Losanna e al Politecnico della stessa città, cui si sono aggiunte in seguito l’Università di Ginevra e, in Ticino, anche la Supsi, ma non l’Usi. All’annuncio è seguita la raccomandazione di Swissuniversities per l’introduzione del Pass su tutto il territorio nazionale, ma anche la dura reazione di molti studenti che, complice forse l’età e la minor percezione di rischio, ancora non si son fatti vaccinare. Le organizzazioni sindacali studentesche non hanno ancora preso posizione, ma su internet stanno circolando appelli a manifestare, incluso quello qui allegato, per cui si programma una dimostrazione davanti a tutte le università lunedì 20 settembre alle 08:00. Una protesta intanto sta già avendo luogo mentre scriviamo all’Università di Berna: stando a quanto riporta Rsi, una trentina di persone, soprattutto studenti, si è ritrovata per protestare proprio contro l’estensione dell’uso del certificato.

Aumenta la resistenza al certificato Covid

Dissenso anche tra gli imprenditori
Economiesuisse si era detta “rammaricata” della copertura vaccinale insufficiente, che avrebbe causato l’introduzione del certificato, ma lo ha ritenuto preferibile a un lockdown parziale. Più netto il punto di vista di alcuni imprenditori: sul sito web https://animap.ch/, al momento in cui scriviamo, 4’404 imprenditori hanno dichiarato che non applicheranno il certificato Covid nella loro azienda appellandosi agli articoli della Costituzione federale contro la discriminazione (art. 8) e per la protezione della libertà economica (art. 27). Ieri sera (12 settembre), riporta 20 Minuten, le firme erano 3’500. Parimenti, stando a quanto riferisce la SonntagsZeitung, l’associazione Mass-Voll ha lanciato le cosiddette “Zone viola”, ovvero un simbolo per le piccole e medie imprese che porta a margine la scritta “qui TUTTI sono i benvenuti, con o senza pass Covid”. Sarebbero già più di 2’000 i simboli prenotati, mentre altri 4’000 sono in produzione.

Alcuni ristoranti non ci stanno
Più difficile non applicare il certificato Covid negli esercizi pubblici, che rischiano (in caso di recidiva) multe di migliaia di franchi o addirittura la chiusura dei locali. Anche in Ticino però diversi ristoranti hanno annunciato misure di “solidarietà” per i clienti senza covid Pass, come la chiusura generalizzate delle aree interne, lasciando aperte solo le terrazze. È il caso, per esempio, del Bistrot Cerere di Bellinzona o il Grotto Efra di Sonogno. Entrambi i locali scrivono su Facebook di non giudicare le scelte personali degli ospiti e di accettare tutti, indipendentemente dal certificato. Una scelta che rischia di ridurre decisamente le loro entrate, soprattutto in vista della stagione invernale.

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