
A un mese di distanza dal devastante incendio del Constellation, a Crans-Montana, il bilancio delle vittime è salito a 41. Un diciottenne svizzero, residente a Lutry e giocatore di basket, è deceduto sabato all'Ospedale universitario di Zurigo a causa delle gravi, gravissime ferite riportate. Frank Siemers, presidente uscente della Società tedesca per la medicina delle ustioni, intervistato dall'agenzia di stampa tedesca DPA ha spiegato che «per i feriti gravi di Crans-Montana ci sono ancora fasi critiche». Su 20 Minuti, il medico e giornalista tedesco Christoph Specht ha spiegato che non è insolito, purtroppo, «che le vittime di ustioni muoiano settimane o mesi dopo un incendio». Detto in altri termini: altri feriti gravi di Crans-Montana potrebbero perdere la vita.
Ancora Specht: «Se le vittime di ustioni sopravvivono ai primi giorni, non significa che siano fuori pericolo». L'attenzione, ha aggiunto l'esperto, non è tanto sul grado di ustione o sull'estensione dell'area cutanea ustionata, quanto sui danni multiorgano, in particolare a polmoni e reni. «In caso di inalazione di fumo, i polmoni sono particolarmente vulnerabili» ha detto il medico. «L'aria calda da sola può causare danni irreparabili». Per tacere dei fumi derivanti dalla combustione della plastica, che possono causare gravi ustioni o altri danni polmonari. «Questi effetti potrebbero non manifestarsi fino a settimane dopo».
La ventilazione prolungata, inoltre, aumenta anche il rischio di infezioni polmonari: «Un corpo estraneo viene introdotto nei polmoni, cosa che normalmente non dovrebbe accadere» ha chiarito Specht. «Questo causa irritazione e aumenta anche il rischio di infezioni batteriche».
Attenzione ai reni
Ma anche i reni delle vittime di ustioni sono ad alto rischio, ha dichiarato Specht. Dopo un'ustione, il corpo inizia a scomporre il materiale organico, tra cui pelle ustionata, tessuti danneggiati e muscoli. Il ruolo dei reni è quello di espellere queste tossine. «Questo può portare all'insufficienza renale, spesso però solo in un secondo momento» ha detto il medico. «Non si tratta di un errore medico, ma semplicemente di una possibile conseguenza dell'ustione».
L'insufficienza multiorgano
La pelle, scrive 20 Minuti, è il nostro organo più esteso per superficie e la principale barriera contro i germi esterni. Le infezioni rimangono quindi una minaccia costante anche molto tempo dopo un'ustione. Ecco perché le vittime di ustioni vengono tenute in stanze speciali, il più possibile prive di germi, ha aggiunto Specht. Il quale ha ribadito: «Quando la pelle è danneggiata, la sua funzione protettiva rimane compromessa a lungo e non si ripristina dopo poche settimane. Ciò significa che questa barriera è completamente inefficace e i batteri possono penetrare. Purtroppo, non esistono stanze completamente prive di batteri».
La possibile complicazione si chiama sepsi: batteri o altri agenti patogeni, in sostanza, entrano nel flusso sanguigno. «Si può quindi morire per insufficienza multiorgano perché il corpo cerca di reagire, ma questo provoca un caos totale nel sistema immunitario» ha spiegato Specht. Di qui la difficoltà nel trattare i pazienti vittime di ustioni, anche a distanza di giorni, settimane o mesi dall'accaduto. «Sono necessari anche numerosi interventi chirurgici alla pelle, che comportano un rischio generale di complicazioni e infezioni».
Per tutti questi motivi, Specht non è rimasto sorpreso dalla tempistica dell'ultimo decesso. «Si potrebbe pensare che se qualcuno sopravvive per la prima settimana o due, andrà tutto bene, ma purtroppo le vittime di ustioni possono morire più tardi. Non si tratta di un evento inaspettato, né di un fallimento da parte dei medici. Purtroppo, questo accade alle vittime di ustioni gravi nonostante le cure di prim'ordine che ricevono».
L'età è un fattore
Quantomeno, le vittime di ustioni a Crans-Montana sono molto giovani e i metodi di cura sono più avanzati, ha concluso Specht. «Grazie alla tecnologia odierna, i medici sono riusciti a tenere in vita molte vittime di ustioni che trent'anni fa non sarebbero sopravvissute ai primi giorni». Se lo stesso incendio fosse scoppiato in una casa anziani, molti dei feriti gravi sarebbero probabilmente «morti nei giorni successivi». Al contrario, i giovani hanno riserve molto migliori mentre il rischio di sepsi è più basso.

