
La morte di un diciottenne ha portato a 41 il numero delle vittime della tragedia del Constellation, a Crans-Montana. Secondo la procura del Vallese, il giovane svizzero è deceduto sabato all'Ospedale universitario di Zurigo, dove era ricoverato, a causa delle gravi ferite riportate. Si tratta del primo ferito del rogo deceduto.
Inizialmente, le possibilità di sopravvivenza per molti feriti sembravano scarse. Alcuni di loro, infatti, avevano riportato gravi ustioni. «Siamo rimasti sorpresi» ha non a caso dichiarato all'agenzia di stampa tedesca DPA Frank Siemers, presidente uscente della Società tedesca per la medicina delle ustioni. «Si può tranquillamente supporre che molti abbiano riportato ustioni estese, pari al 60 o 70%. Se a ciò si aggiungono il fumo e le possibili sostanze tossiche, il rischio di non sopravvivere era elevato».
Siemers ha spiegato che i feriti sono sopravvissuti alla fase critica iniziale grazie a diversi fattori. Erano prevalentemente giovani e il loro sistema immunitario era integro. Inoltre, hanno ricevuto cure eccellenti nelle prime ore, tra cui la somministrazione di fluidi vitali per via endovenosa per prevenire l'insufficienza cardiaca e circolatoria. E le autorità svizzere hanno richiesto molto rapidamente alle cliniche specializzate dei Paesi limitrofi, tra cui la Germania, di ricoverare i pazienti. «Molti sono sopravvissuti alla fase critica iniziale e per ora sono fuori pericolo, ma ci sono ancora fasi critiche in queste settimane» ha aggiunto Siemers. «Dopo le operazioni per rimuovere la pelle ustionata, le ampie zone della ferita devono essere chiuse per impedire l'ingresso di germi».
Molti dei feriti gravi rimarranno probabilmente in ospedale per settimane o mesi. Per proteggere la loro privacy, gli ospedali non rilasciano informazioni sui progressi dei loro pazienti. Solo l'Ospedale di Zurigo ha dichiarato, su richiesta, che dei suoi cinque pazienti di Crans-Montana due erano ancora in terapia intensiva questa settimana. Presso il centro ustionati dell'Ospedale Universitario CHUV di Losanna, per contro, sappiamo che nove pazienti sono tuttora in cura.

