
«Abbiamo l’amaro in bocca per non aver fatto il secondo gol. Non è stata una partita facile, erano tutti chiusi dietro però rimane un po’ di frustrazione perché alla fine il secondo gol ci sarebbe servito in vista del ritorno che sappiamo, da loro, sarà piuttosto difficile». Con queste parole Mattia Zanotti cristallizza benissimo il sentimento che un po’ tutti hanno avuto lasciando ieri sera la AIL Arena.
Va bene, è arrivata una vittoria ma contro questo Dukagjini, davvero modesto, il Lugano avrebbe potuto e dovuto scavare un divario più ampio. «Ci è mancata un po' di precisione, dovevamo essere un po' più lucidi. È stata la prima partita e ci può stare, però dobbiamo fare meglio.»
Il Lugano poteva fare qualcosa in più e mettersi in una posizione migliore in vista del ritorno. Mercoledì alla periferia di Pristina il clima potrebbe presto farsi rovente. «Già ieri l'hanno resa sporca, là sarà ancora più dura. Noi siamo pronti, sappiamo che ad attenderci troveremo una bella bolgia. Detto questo, siamo superiori, lo abbiamo dimostrato, abbiamo controllato il gioco per i 90 minuti.»
Per Zanotti queste potrebbero essere le ultime uscite in bianconero. Il terzino italiano non ha mai fatto mistero di ambire a una sistemazione più prestigiosa. «L’ho sempre detto e lo confermo. Ma rispetto all’anno scorso, quando di questi tempi avevo la mente un po’ annebbiata, oggi sono assolutamente tranquillo, libero nella testa. Penso solo a fare bene con il Lugano. Credo si sia visto dal mio atteggiamento in campo. Ho voglia di raggiungere risultati importanti con questa squadra. Sono qui per lavorare.»
Lavorare, anche in un ruolo propriamente suo: quello di braccetto destro in una difesa a tre. «Il mister me lo chiede e io lo faccio. Ho messo dentro dei buoni palloni, come sul primo gol. Altri sono invece finiti sul sesto palo. Posso sicuramente migliorare, mi sto esercitando tanto con Cao Ortelli.
Chiusura inevitabile sulla nuova AIL Arena. «È bellissima, è stata una grandissima emozione. Con tutto il rispetto per il vecchio Cornaredo giocare qui è un’altra cosa. Si sente un ambiente diverso: è un po’, con le dovute proporzioni, come stare a San Gallo.»

