
Murat Yakin si appresta a disputare la sua seconda Coppa del Mondo in qualità di commissario tecnico della nazionale svizzera. In un'intervista rilasciata a Keystone-ATS, il 51enne allenatore ha parlato degli avversari della fase a gironi, degli uomini a sua disposizione e della competizione in generale.
Murat Yakin, l'obiettivo ufficiale è quello di disputare «il miglior Mondiale di sempre per una nazionale svizzera». Cosa intende esattamente con questo?
«Grazie a una campagna di qualificazione convincente e a una bella prestazione agli Europei 2024, le aspettative sono aumentate. Abbiamo imparato la lezione dall'ultimo Mondiale. Secondo me, non è necessario fissare un obiettivo preciso per la fase a eliminazione diretta, ma accontentarci di superare il girone preliminare sarebbe troppo poco per noi».
Iniziate il 13 giugno contro l'avversario più debole sulla carta, il Qatar.
«Vogliamo assolutamente vincere la prima partita, ma il Qatar rimane la grande incognita del girone. La squadra non ha disputato alcuna amichevole questa primavera e non abbiamo potuto osservarla. È un avversario molto serio. Non deve succederci quello che è successo all'Argentina quattro anni fa contro l'Arabia Saudita (Messi e compagni vennero sconfitti 2-1, ndr).»
Qual è l'ostacolo più difficile da superare per aggiudicarsi il girone: la Bosnia o il Canada co-organizzatore ?
«La Bosnia ha dimostrato di cosa è capace nelle qualificazioni contro l'Austria e nello spareggio con l'Italia. Tuttavia, penso che sarà nell'ultima partita del girone, contro il Canada, che si deciderà il vincitore del gruppo.»
Per il fatto che i canadesi giocheranno in casa?
«Non solo. Il Canada ha già dimostrato un gioco molto pressante durante l'ultimo Mondiale. I giocatori sono mobili e audaci. Con il loro allenatore Jesse Marsch, questo stile di gioco si esprime ancora meglio.»
A marzo avete alternato una difesa a quattro e una a tre. Quale sarà il vostro sistema al Mondiale?
«A marzo volevo giocare con entrambe le formazioni per consolidarle. Il sistema che useremo dipenderà dalla disponibilità dei giocatori e dall'avversario. A volte è necessario cambiare modulo anche durante la partita. La flessibilità è la chiave del successo.»
I suoi giocatori, in particolare i titolari, formano una squadra relativamente anziana. Questo la preoccupa?
«Penso alla Croazia, che negli ultimi tornei è sempre stata tra le squadre più anziane e ha ottenuto grandi vittorie. Non parlo di età, ma di esperienza. E questa ti dà tantissimo in un torneo del genere. Penso che il nostro mix e la distribuzione dei ruoli siano giusti.»
Con l'aumento dei partecipanti a 48 squadre, in questo Mondiale c'è un turno a eliminazione diretta in più. Ha già previsto i diversi scenari?
«Abbiamo diverse persone che analizzano proprio questi scenari. Lo studio degli avversari del Gruppo B è terminato, mentre per tutto ciò che verrà dopo ci avvarremo anche dei nostri allenatori delle squadre giovanili, i quali seguiranno da vicino i potenziali avversari nella fase a eliminazione diretta. Abbiamo un grande obiettivo e siamo perfettamente preparati».
C'è uno scenario che attira l'attenzione: se la Svizzera vincesse il proprio girone, potrebbe affrontare nuovamente il Portogallo negli ottavi di finale. La sconfitta per 6-1 contro questo avversario ai Mondiali in Qatar è ancora presente nella vostra memoria?
«No, prima di allora avevamo già battuto il Portogallo in Nations League, nel giugno 2022. Avremmo dovuto fare meglio contro di loro, ma ora sappiamo esattamente cosa ci ha impedito di dare il meglio di noi in Qatar.»
Di cosa si trattava?
«Abbiamo sottovalutato le differenze di temperatura tra l’esterno e l’interno degli stadi. Quando il primo giocatore si è ammalato, abbiamo potuto osservare come si è diffusa l’influenza. A quel punto eravamo notevolmente indeboliti. Stavolta siamo più preparati: questo genere di cose non deve più succederci».

