

«Oggi è il tuo ultimo ballo. Tu che ci hai dato tanto. Avremmo dovuto offrirti un finale migliore, ma abbiamo fallito». Così su Instagram il capitano della Francia Kylian Mbappé saluta il ct Didier Deschamps, che con la finalina contro l'Inghilterra chiude la sua esperienza alla guida dei Bleus. «Mettere in parole ciò che hai portato in 14 anni è molto difficile, tanto sei stato un protagonista della rinascita di questa squadra - aggiunge Mbappé -. La gente non ha sempre saputo apprezzare la tua grandezza, ma il tempo e la storia se ne occuperanno».
Mbappé ha ringraziato Deschamps «per avermi dato la possibilità e l'opportunità di rappresentare il mio Paese sul palcoscenico più grande per così tanti anni. Mi sento privilegiato per aver potuto stare al fianco di una delle più grandi leggende del nostro Paese, e conservo solo ricordi splendidi di tutto ciò che abbiamo vissuto e realizzato insieme. Ti auguro il meglio nella tua nuova avventura, e ancora grazie per tutto ciò che hai dato a questa maglia che conta così tanto per noi».
L'ultima sessione di allenamento della Spagna prima della finale dei Mondiali di domani contro l'Argentina è stata annullata a causa dei temporali. Lo ha annunciato la Fifa senza precisare se se la sessione dell'Argentina si svolgerà come previsto.
«La sessione di allenamento della nazionale spagnola sui campi del Melanie Lane Training Ground nel New Jersey è stata sospesa in conformità con il protocollo di sicurezza antitempesta americano», ha dichiarato la federazione spagnola in un comunicato. I giocatori shanno svolto una sessione di riscaldamento al chiuso.
«Stringerò la mano a Trump, ma spero sia rapido. Non voglio andare in prigione...». Borja Iglesias, riserva della Spagna che domani affronta l'Argentina nella finale Mondiale, è noto nel suo Paese per l'attivismo politico, pro Palestina e contro omofobia e razzismo. Così la rivista calcistica spagnola Panenka gli ha chiesto, a 48 ore dalla finale, cosa farà se alla premiazione ci sarà la stretta di mano col presidente USA. «Spero di salutarlo in un momento in cui saremo tutti molto felici, e che finisca molto in fretta così da potermene dimenticare», ha detto il 33.enne attaccante del Celta Vigo, aggiungendo con una risata che non vuole «andare in prigione» per un rifiuto. «Non credo che questo sia il momento di creare polemiche; la gente sa benissimo cosa penso – ha aggiunto –. Mi piacerebbe fare molte cose, ma la realtà è che anche se la gente pensa che io sia onnipotente, non ho poi così tanto potere per affrontare certe questioni».
«Giocare la finale è un lusso» che la Spagna si è meritato. «L'importante è avere l'opportunità di lottare per vincerla. Firmerei per arrivarci ogni anno e perderla. Noi sfrutteremo questo momento, con i nostri punti di forza e le nostre qualità, contro un avversario che ha fatto un percorso spettacolare. Dobbiamo godercelo. E sfruttare questa tranquillità, lo ripeto ancora e ancora, per concentrare tutti i nostri sensi sulla competizione». Il commissario tecnico de 'La Roja', Luis de la Fuente, vive con apparente serenità le ore che lo separano dalla sfida con i campioni del mondo in carica dell'Argentina. Gli creano più ansia, ha assicurato, gli spostamenti in elicottero da e per New York, visto che la squadra ha sede a Montclair, nel New Jersey.
De la Fuente si aspetta «uno spettacolo davvero grandioso, tra due ottime squadre, con molti punti in comune. Ognuna cercherà di indirizzare la partita nella direzione che le è più congeniale». Pensa ad una marcatura a uomo per limitare Lionel Messi? La domanda gli ha dato modo di raccontare un aneddoto. «Ho incontrato Messi quando allenavo il Siviglia nella División de Honor (la massima serie giovanile, ndr), e abbiamo giocato una partita di Copa del Rey contro il Barcellona. Avevo sentito parlare benissimo di questo ragazzo. Ovviamente, all'inizio gli abbiamo assegnato la marcatura a uomo, e al 70' il punteggio era 0-0. Quando il giocatore che lo marcava é stato ammonito, l'ho sostituito, e in 15 minuti Messi ha segnato quattro gol. Questo non vuol dire che lo marcheremo a uomo. Sarebbe inutile visto il suo talento. Però dobbiamo essere attenti e seguirlo da vicino, dargli un'attenzione speciale».
De la Fuente ha rassicurato tutti sulle condizioni di salute di Lamine Yamal. La stella spagnola, 19 anni, giovedì non aveva partecipato all'allenamento: «Sta bene, è in perfetta forma fisica». Ha anche evidenziato i «punti in comune» tra lui e il commissario tecnico argentino Lionel Scaloni, uno dei suoi ex allievi e «un amico». «Penso che abbiamo parecchie cose in comune, soprattutto perché Scaloni ed io condividiamo gli stessi concetti, valori e principi che guidano entrambe le squadre», ha spiegato. «In questo delicato equilibrio, bisogna cercare di vincere sui minimi dettagli», e «sappiamo che la partita offrirà molte opportunità». Ha ammesso di aver chiesto consiglio a Vicente del Bosque, il commissario tecnico della nazionale spagnola vincitrice del Mondiale 2010. «È un saggio del calcio; ha vissuto questa situazione e conosce i momenti critici. Nessuno è più qualificato di lui per dare consigli; è rassicurante avere dei punti di riferimento», ha affermato.
In conferenza stampa c'é anche capitan Rodri. Il centrocampista del Manchester City si prepara a guidare la Spagna verso la seconda stella, 16 anni dopo il trionfo del 2010 in Sudafrica. Uno dei pochi trofei che mancano alla sua bacheca, dopo quattro titoli di Premier League, una Champions League nel 2023, una Nations League nello stesso anno, il Pallone d'Oro nel 2024 e un Campionato Europeo. «Sono contento della mia carriera, ma c'è sempre quel livello di ambizione che ti spinge a continuare a vincere», ha assicurato.
Un'Argentina di indios e figli del popolo. Così l'altro Lionel della Seleccion, il ct Scaloni, vede la sua nazionale. Non c'è solo la classe di un Messi immenso o la 'garra' del resto della squadra, titolari o subentrati, ad alimentare il sogno di una nazione intera. «Vogliamo essere ricordati come qualsiasi argentino comune, ovvero come grandi lavoratori che non mollano mai anche se le cose costano fatica. E in effetti tutti noi proveniamo dalla classe operaia», ha ricordato il portiere, Dibu Martinez, alla vigilia della finale con la Spagna.
Al MetLife Stadium l'Argentina insegue domani il suo quarto titolo, Messi la consacrazione che lo lancerebbe verso il nono pallone d'Oro, e Scaloni il record che ora appartiene solo a Vittorio Pozzo: due mondiali di seguito da ct. «Puntiamo alla vittoria, é ovvio, ma anche se non dovesse arrivare, il nostro resterebbe un viaggio incredibile in questo Mondiale», ha voluto sottolineare il ct gentile, nell'incontro stampa con tifosi organizzato dalla Fifa a New York. Mille volte data per persa e mille volta rinata, la 'remuntada' é l'immagine simbolo dell'Argentina 2026. Per non spezzare l'incantesimo, il presidente Milei ha scaramanticamente scelto di continuare a seguire la nazionale da Baires, mettendo comunque a disposizione della squadra la Casa Rosada per lunedì: comunque vada, le autorità prevedono 4 milioni di tifosi ad accogliere Messi e i compagni. Quattro anni fa, al ritorno vittorioso, i pullman dei giocatori rimasero incastrati nella folla e dovettero intervenire gli elicotteri dell'esercito per una pacifica esfiltrazione. La scaramanzia della Seleccion, invece, è stato un ultimo, tradizionale 'Asado': le braci sono state accese dai cuochi al seguito nel retro dell'albergo di New York, nell'antivigilia della finale, e da Lautaro Martinez a la 'Pulce' tutti si sono rilassati a cuocere e mangiar carne. Come a casa.
«Abbiamo riscoperto qualcosa di estremamente prezioso, ovvero il fatto che la gente guardi le nostre partite in televisione indossando la maglia dell'Argentina e abbracciandosi - ha aggiunto Scaloni, a proposito del filo sottile tra squadra e popolo -. Un tifoso del Boca che abbraccia un tifoso del River, uno del Newell che abbraccia uno del Central. È qualcosa che ci commuove enormemente, non può essere altrimenti. La squadra percepisce questo senso di unità, sente che la gente è con noi, ci sostiene e ci sprona. Il nostro percorso é stato incredibile, un esempio per tutti: spero che questo aiuti il nostro popolo, il nostro Paese».
Incredibile come Messi, capace a 39 anni di ribaltare ogni previsione negativa. Incredibile come la foto che lo ritrae con uno Yamal neonato, per un calendario Unicef. «E' pazzesco - ha ammesso Leo, in un evento condotto da un altro mito mondiale dello sport, Tom Brady - Ho fatto una foto con lui quando era neonato, e ora ci affrontiamo in una finale dei Mondiali... Lamine a 19 anni é già tra i più forti giocatori al mondo, spero solo che domani non sia al meglio».
Di sicuro é al suo apice la 'Pulce'. «Bisogna goderselo, dobbiamo dare importanza a ciò che fa: é lui la storia, é lui la leggenda», l'omaggio di Scaloni, al quale in pochi chiedono se domani il 'Diez' sarà affiancata in attacco da Julian Alvarez, come al solito, o dall'interista Lautaro. Un popolo intero lo sa, domani in campo vanno Messi e dieci argentini per tutti gli altri.
RTramite il Servizio di protezione dei Social Media la FIFA ha moderato oltre 53 milioni di post e commenti durante il Mondiale di calcio che termina domani, rende noto la Federazione mondiale. La difesa digitale, disponibile per tutte le squadre partecipanti, ha identificato e rimosso oltre 7 milioni di post potenzialmente dannosi o offensivi, in aumento di 14 volte rispetto alla precedente edizione, quando ne furono rimossi 470.000.
I messaggi della campagna hanno raggiunto oltre 15,2 milioni di visitatori negli stadi, nei FIFA Fan Festival e in altre attrazioni in vista della finale tra Spagna e Argentina. La FIFA ha inoltre preso provvedimenti e segnalato oltre 200.000 post e commenti offensivi e minacciosi, rispetto ai 19.600 di Qatar 2022. Il Servizio ha esaminato e valutato oltre mezzo milione di messaggi rilevati dall'intelligenza artificiale e indirizzati a giocatori, allenatori e dirigenti. Oltre 15.000 di questi sono stati segnalati per ulteriori provvedimenti e più di 1.000 minacce gravi sono state trasmesse alle autorità competenti, comprese le forze dell'ordine. La FIFA ha anche continuato il contrasto all'incitamento all'odio nel calcio, con la campagna 'No Racism' di quest'anno, incentrata sulla sensibilizzazione in merito agli abusi razziali e discriminatori.
La Casa Bianca ha difeso la nazionale maschile di calcio argentina in merito al controverso striscione sulle Falkland («Le Malvinas sono argentine») sventolato dai giocatori durante la semifinale dei Mondiali contro l'Inghilterra. Lo ha fatto tramite il direttore esecutivo della task force per i Mondiali, Andrew Giuliani, ha dichiarato che l'Albiceleste aveva il diritto «di fare quelle dichiarazioni» in virtù del primo emendamento della Costituzione: «Penso che questa sarà una finale incredibile e, per quanto riguarda la possibilità di poter fare quelle dichiarazioni, negli Stati Uniti d'America ne hanno la facoltà: qui crediamo nei nostri diritti sanciti dal primo emendamento».
«La nostra nazionale ha dimostrato in ogni momento una classe che le altre squadre non hanno avuto. Ha giocato bene, ha mantenuto il controllo della partita e ha concesso pochissime occasioni da gol agli avversari. Finora, ogni partita è stata giocata come ha voluto la Spagna». Così, in un'intervista al Pais, l'ex ct della Spagna Vicente del Bosque, campione del mondo nel 2010 - e contattato da de la Fuente nelle scorse ore per chiedere consigli - ha inquadrato il Mondiale giocato fin qua dalla Roja.
«Meglio non fare parallelismi con la mia dell'epoca - ha detto -. Il punto di forza della squadra attuale è che sono in 26, possono giocare tutti, poi ha un allenatore che ha un grande controllo emotivo, che è fondamentale. Poi ha trovato delle soluzioni non scontate rispetto a Euro2024, dove Yamal e Williams erano al 100%: ne è un esempio la scelta di Baena, così come Oyarzabal, il centravanti, che si muove molto bene tra le linee e ha grande sicurezza sotto porta».
Il ct ha analizzato poi la continuità della scuola spagnola: «Non abbiamo nulla da invidiare a nessuno. Prima andavamo all'estero per vedere cosa facevano i nostri avversari e ora sono loro che vengono a vedere noi; inoltre si esporta talento a livello di allenatori e giocatori. Si è consolidato uno stile di gioco basato sul dominio, ed eccelliamo nei centrocampisti, nell'organizzare il gioco e nel loro modo di collaborare in fase difensiva».
Infine, un pronostico su domani: «Uno dei fascini del calcio è la sua imprevedibilità, non sappiamo cosa succederà. L'Argentina è una squadra scomoda, rompipalle se mi è consentito dirlo, e sa cosa deve fare. Per quanto mi riguarda, vedo la finale a favore della Spagna, ma dovrà tenere conto di alcuni aspetti degli argentini, vista la loro difficoltà da affrontare e la loro esperienza».

I Mondiali di calcio sono stati «il più grande evento sportivo nella storia mondiale». Lo ha detto il presidente americano Donald Trump parlando ad un evento della Fifa alla Trump Tower di New York. Alla finale tra Argentina e Spagna «ci saranno tutti: se avessimo un altro milioni di biglietti li venderemmo tutti», ha sostenuto l'80enne.
Trump ha anche affermato che i prossimi Mondiali si terranno solo negli Stati Uniti «senza Messico e Canada». Ha poi scherzato sul fatto che si potrebbero tenere «negli Usa e Cina, così ci sarebbe solo un breve volo da prendere».
«Questi Mondiali hanno superato ogni aspettativa», gli ha fatto eco il presidente della Fifa, Gianni Infantino. «Il sogno americano è stato realizzato», ha aggiunto.

