
A mente fredda, il direttore delle nazionali svizzere Pierluigi Tami ha analittato l'eliminazione dai Mondiali 2026 a Fuorigioco. «Il giorno dopo c'era delusione, perché ci credevamo davvero. Gli errori si pagano, ma è un'esperienza che farà maturare ancora questa squadra».
Il rammarico è tutto per un episodio. «L'ingenuità di Embolo ci è costata cara, proprio nel momento migliore: avevamo trovato il pareggio, l'Argentina era in grandissima difficoltà. Potevamo girarla». Tami non scarica però le colpe su Embolo, ma solleva un dubbio sull'arbitraggio: «Mi piace quando un arbitro detta una linea, ma dev'essere uguale per entrambe. Sul primo giallo a Breel l'arbitro non voleva ammonire: penso che la pressione dei giocatori argentini, con Messi in testa, l'abbia convinto».
Sul finale non ha dubbi: «Ho visto un'Argentina davvero sulle gambe, alle corde. Il colpo è stato duro, perché non pensavamo di uscire. Era la sesta partita, che nei Mondiali precedenti valeva una semifinale, ed eravamo ancora al top».
Spazio anche a Manzambi, ceduto all'Aston Villa per 60 milioni: «È fortissimo, può giocare in più ruoli. Dai primi allenamenti eravamo sconcertati, non solo per la qualità, ma per la personalità con cui si allenava». La sua assenza, insieme a quella di Vargas, ha pesato: «Ci sono mancati, anche se il gioco della Svizzera non è cambiato».
Infine il futuro. Tami conferma l'addio senza rimpianti – «Avevo parlato di visione 2026, l'ho portata a termine» — e rassicura sulla guida tecnica: «Yakin ha ancora due anni di contratto. Questa notte, sull'aereo, mi ha detto che è felice e non pensa minimamente di lasciare. E noi non pensiamo di lasciare lui».

