

Belgio-Senegal 3-2 nei sedicesimi di finale dei Mondiali, giocatisi a Seattle. Senegal in doppio vantaggio con le reti di Diarra (25' del primo tempo) e Sarr (6' della ripresa). Il Belgio riacciuffa il pari nel finale grazie a Lukaku (41') e Tielemans (44'). E nel secondo tempo supplementare ancora Tielemans segna su rigore – che lui stesso si era procurato – la rete della qualificazione agli ottavi. Il Belgio affronterà la vincente di Stati Uniti-Bosnia.
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha rivolto un nuovo appello al commissario tecnico della Seleção, Carlo Ancelotti: «vinci un'altra partita, per l'amor di Dio». La battuta è arrivata durante un evento pubblico ad Alagoinhas, nello Stato di Bahia, in vista della sfida di domenica contro la Norvegia, valida per l'accesso ai quarti di finale dei Mondiali.
Negli ultimi giorni Lula è tornato più volte a commentare le prestazioni della nazionale. Martedì aveva ringraziato Ancelotti per non aver sostituito Casemiro nella vittoria contro il Giappone, ricordando che molti tifosi ne chiedevano il cambio prima del gol del centrocampista. «È molto facile dare consigli», aveva osservato il capo dello Stato. In una precedente occasione aveva anche ironizzato su Neymar, definendolo il «primo convocato in smart working», e scherzato sulla possibilità di schierare un giorno «undici Pelé creati dall'intelligenza artificiale».
«Un momento da eroe può capitare a chiunque, oggi è toccato a me. E' una sensazione incredibile. Che partita pazzesca». Queste le prime parole del capitano dell'Inghilterra, Harry Kane, dopo la doppietta al Congo che ha permesso di superare i sedicesimi di finale ai mondiali. «Sono una squadra ostica, ma dopo il primo intervallo siamo stati molto meglio in campo e il loro portiere ha fatto delle parate incredibili», ha aggiunto l'attaccante.
«Abbiamo parlato tutta la settimana dell'importanza di essere noi stessi. Ci sono ancora aspetti su cui lavorare, certo ma siamo nella fase del torneo in cui bisogna lottare per ogni vittoria, ed è quello che abbiamo fatto oggi» ha proseguito Kane ai microfoni di Bbc Sport. «Siamo passati, quindi godiamocela. Voglio che i giocatori si divertano con i tifosi, e poi si riparte tra quattro giorni».
Il ct, il tedesco Tuchel, ha ammesso che la partita «si è fatta molto difficile perché loro hanno segnato subito, ma devo dire che, dopo il coolig break, ci sono state tre, quattro, cinque grandi occasioni. Il portiere Mpasi ha fatto delle parate incredibili, e la situazione si è fatta più difficile ma la nostra reazione e la fiducia sono state uniche. Abbiamo trovato il modo di vincere. Una vittoria meritata, tra l'altro, davvero meritata. Kane? Questo è ciò che ci aspettiamo da lui. Penso che sia ciò che si aspetta anche lui da se stesso. Partite difficili, partite equilibrate. Harry è qui per deciderle. Al top».
L'Inghilterra ha battuto 2-1, in rimonta, la Repubblica democratica del Congo nei sedicesimi dei Mondiali di calcio, ad Atlanta. Il 6 luglio affronterà il Messico negli ottavi di finale. La nazionale africana aveva chiuso in vantaggio il primo tempo grazie alle rete di Cipenga al 7'. Nella ripresa una doppietta di Henry Kane (30' e 41') ha dato la qualificazione agli inglesi.
«Ne rimarrà soltanto uno» promette la sfida dei 16/i dei mondiali tra Portogallo e Croazia e in questo caso il richiamo alla saga degli Highlander non è una forzatura per introdurre il prossimo duello tra due immortali del calcio come Cristiano Ronaldo e Luka Modric. Per anni compagni di squadra al Real Madrid, dove hanno vinto tutto anche a livello personale, l'attaccante e il centrocampista, entrambi quarantenni, a Toronto (nella notte italiana tra giovedì e venerdì) cercheranno di far chiudere in anticipo all'amico-rivale la carriera internazionale.
Nel 2018, dopo aver vinto l'ultima Champions insieme, le loro strade si divisero per il trasferimento di CR7 alla Juventus, e Modric si consolò guidando la Croazia alla finale dei Mondiali e aggiudicandosi il Pallone d'Oro, un anno dopo il quinto e ultimo del portoghese. Otto anni dopo, entrambi sono ancora la stella delle rispettive nazionali. Il campione di Funchal ha offerto finora prestazioni altalenanti, dall'esordio pessimo col Congo alla bella doppietta all'Uzbekistan, che lo ha reso il primo giocatore a segnare in sei edizioni diverse del mondiale, ma se il ct Martinez lo ha tenuto sempre in campo una ragione ci sarà, anche se si è attirato per questo non poche critiche.
Il numero 10, che il Milan spera di avere con sè per un altro anno, ha fatto un girone in crescita costante, culminata con la brillante prova nella vittoria contro il Ghana nell'ultimo match del girone: un assist per la rete del 2-1 e due salvataggi importanti quasi come un gol, come ha sottolineato il ct, Zlatko Dalic. «Luka è sempre un esempio di cosa fare, e questo è il suo carattere, la sua energia. Sta cercando di dare il massimo per il suo addio ai Mondiali», ha aggiunto il tecnico dei croati.
In generale, il Portogallo si presenta con una rosa di maggior qualità, non a caso anche Michel Platini ha indicato i lusitani tra i possibili vincitori del torneo, ma dal ritiro trapela anche grande rispetto per una Croazia che non manca del talento e soprattutto dell'esperienza per andare contro il pronostico che la vede, pur lievemente, sfavorita nell'accesso agli ottavi contro una tra Spagna e Austria. La Selecao, che verrà tifata allo stadio anche dal primo ministro portoghese, ha finora incassato un solo gol, segnandone sei, mentre i dalmati hanno una differenza reti pari a zero, avendo segnato cinque volte ma subendo altrettanti gol, segno che la retroguardia si trova spesso in sofferenza. 'Toronto, siamo pronti' ha scritto CR7 postando foto sorridenti in allenamento.
E' probabile che la sfida si deciderà a centrocampo, dove l'esperienza di Modric e Kovacic se la vedrà col cervello e i piedi fini dei vari Vitinha e Joao Neves, pronti a lanciare negli spazi Felix e Neto ed, eventualmente Leao e Conceicao, mentre come sempre Ronaldo sarà il perno dell'attacco. Dall'altra parte, starà a Budimir e al giovane ma già maturo Baturina provare a creare scompiglio dalle parti di Diogo Costa, finora uno dei migliori portieri del torneo.
La NASA invierà un pallone da calcio sulla luna se gli Stati Uniti dovessero vincere i Mondiali. Lo ha annunciato il direttore dell'agenzia, Jared Isaacman, che si è augurato che la squadra raggiunga il risultato. La promessa è arrivata alla vigilia della partita dei sedicesimi di finale contro la Bosnia, che si giocherà nella notte italiana a San Francisco. «Forza nazionale USA, fate quello che dovete», ha detto Isaacman.
«Accetteremo questa sfida. - ha risposto il responsabile della base lunare della NASA, Carlos García-Galán - Sarà davvero emozionante farlo se vinceranno. Buona fortuna».
La NASA ha già inviato il pallone da calcio dei Mondiali agli astronauti nel modulo Kibo della Stazione spaziale internazionale.
Erling Haaland spopola sui social con un post che lo raffigura in perfetta tenuta texana alla vigilia della vittoria a Dallas della nazionale norvegese contro la Costa D'Avorio. Il vikingo del Manchester City si è fatto fotografare con gli stivali da cowboy ai piedi, lo Stetson sulla testa e una maglietta con la scritta «Y'all Can Kiss My Dallas», un gioco di parole che evoca il colorito «Kiss My Ass».
Ieri Haaland ha segnato il suo quinto gol dei Mondiali consentendo alla Norvegia di eliminare la squadra africana e guadagnarsi uno spettacolare ottavo con il Brasile. Ha poi guidato la tifoseria scandinava nella coreografia che ha conquistato l'America, la 'viking row', in cui giocatori e pubblico vogano assieme al ritmo di un tamburo.
«L'eliminazione prematura dal Mondiale è estremamente deludente. Non siamo stati all'altezza delle aspettative e avremmo dovuto andare oltre in questo torneo. Questa conclusione è molto dolorosa». Ai apre così un messaggio diffuso sul suo profilo Instagram da Manuel Neuer, il portiere della Germania che ha detto addio alla nazionale dopo la sconfitta col Paraguay nei sedicesimi del torneo.
Il portiere quarantenne del Bayern Monaco aveva già abbandonato la nazionale dopo gli Europei 2024, ma aveva preso la decisione di tornare per la fase finale del Mondiale 2026. «Ho preso la decisione consapevole di giocare ancora una volta per la Germania. Sia perché indossarne la maglia mi ha sempre riempito di profondo orgoglio, sia perché a 40 anni e con l'esperienza di quattro Mondiali alle spalle, volevo supportare i giovani giocatori in campo e fuori nel miglior modo possibile e dare il mio contributo al calcio tedesco. Nonostante l'amara conclusione, non rimpiango questa decisione nemmeno per un secondo».
«La mia delusione è indescrivibile, ma provo anche un'immensa gratitudine. Grazie per il vostro supporto in tutti questi anni e durante questo torneo», conclude nel suo messaggio Neuer. Purtroppo per lui e la Germania, non è riuscito ad essere all'altezza delle attese, commettendo anche alcuni errori.
Zhoran Mamdani ha coronato un sogno: il sindaco di New York ha ricevuto a City Hall l'ex attaccante della nazionale italiana e del Manchester City Mario Balotelli.
Negli Usa in vacanza nei giorni dei mondiali, Balotelli di recente è apparso in televisione indossando la maglia del Ghana, in segno di solidarietà con il Paese d'origine dei suoi genitori. La stessa maglia che ha regalato al primo cittadino di New York con il numero 45 e il suo nome stampato sul retro durante l'incontro in cui i due avrebbero guardato assieme una partita.
Poco prima dell'inizio dei Mondiali, Mamdani aveva citato una celebre frase di Balotelli, affermando che New York avrebbe «fatto il suo lavoro» offrendo la migliore esperienza possibile ai tifosi durante il torneo. Il riferimento era a una dichiarazione del calciatore, che una volta spiegò di non esultare dopo aver fatto gol perché «stava semplicemente facendo il suo lavoro».
Il sindaco e' un appassionato di calcio: tifa per l'Arsenal ma ha il Ghana nel cuore e da adolescente pianse sugli spalti dei Mondiali in Sud Africa quando la squadra africana fu eliminata ai quarti di finale a un soffio di quella che sarebbe stata una storica affermazione.
Altro che nuvole. Nonostante pioggia e fulmini. Altro che faccia triste dell'America. Il Messico è tutta una 'fiesta'. Con un sogno proibito. Ma poi neanche tanto. Grazie alla vittoria sull'Ecuador, 'El Tricolor' ha conquistato la qualificazione per uno degli ottavi dei Mondiali 2026 che si giocherà di nuovo all'Azteca di Città del Messico. Da lì, dove i duemila metri di altitudine tolgono il fiato agli avversari, dal leggendario stadio di ItaliaGermania4-3, parte un coro che fa 'Y si sì'. Che suona un po' come l'italiano 'Non succede ma se succede...' e che alimentando l'illusione di milioni di messicani. Lo spagnolo e soprattutto l'allegria di queste ore fanno cantare meglio anche i tifosi più 'stonati', come quelli bagnati dal temporale che ha fatto ritardare di un'ora il calcio di inizio della gara dei sedicesimi, dominata dall'inizio alla fine e decisa dai gol di Quinones e Raul Jimenez.
Per rendere concreto il sogno di vincere la Coppa del Mondo, bisogna superare i quattro scogli di altre quattro partite ad eliminazione diretta. La nazionale guidata dal ct Javier Aguirre un merito, per certi versi storico, però l'ha già messo in archivio: quello di aver fermato per la durata del match, almeno così pare, la violenza narcos in tutto il Paese, in particolare nello Stato di Sinaloa, dove sono nati, operano e uccidono (molto e spesso) diversi dei 'cartelli' più cruenti dell'intero Pianeta. Per qualche ora, anche nella capitale dello Stato, Culiacan, il rumore più forte non è stato quello provocato da risse e spari, ma quello di 'Y si sì' intonato davanti a bar e pub e per le strade affollate da migliaia di tifosi con addosso la bandiera 'Tricolor'. Una marea verde ovunque: nel tripudio però anche la tragedia, perché sul Paseo de la Reforma - la via principale di Città del Messico, almeno due persone sono morte schiacciate nella calca, secondo quanto confermato dalle autorità locali.
Oltre alla spinta dell'Azteca e dei tifosi che sotto gli alberghi disturbano il sonno pre-gara delle squadre avversarie, il merito tecnico, invece, della nazionale messicana sta tutto nell'equilibrio tattico dato dal suo allenatore: non a caso nelle prime quattro gare di questo Mondiale, la casella dei gol subiti dice ancora 'zero'. A quelli delle tre vittorie del girone A di qualificazione, con Sudafrica (2-0), Corea del Sud (1-0) e Repubblica Ceca (3-0), contro l'Ecuador, che aveva chiuso le qualificazioni sudamericane al secondo posto, alle spalle della sola Argentina, si è così aggiunto il quarto 'clean sheet'. Anzi, la quarta 'valla invicta', anche in questo caso lo spagnolo suona meglio, anche dell'inglese. E il Messico sta facendo sentire bella musica in campo, in particolare con la coppia d'attacco Quinones-Raul Jimenez, autori di cinque degli otto gol realizzati, tre per il primo, due per il secondo. Poi in mezzo al campo un diciasettenne, Mora, classe 2008, il più giovane tra i 1.248 convocati per la fase finale dei Mondiali, sta mostrando numeri già da fuoriclasse (per informazioni, chiedere ai difensori dell'Ecuador) e che è nel mirino di alcuni dei top club d'Europa. La 'valla invicta' è stata chiusa a chiave dal portiere Rangel. E, a proposito di portieri, in panchina, oltre alla sagacia tattica di Aguirre, c'è tutto il carisma di Guillermo Ochoa, che grazie ai circa 20 minuti con la Repubblica Ceca proprio al posto di Rangel, ha centrato il record di aver giocato in sei Mondiali.
Si può quindi davvero sognare? Il popolo messicano continua a rispondere 'Y si sì'. Perché ci crede. A cominciare dalla presidente Claudia Sheinbaum: «La nostra nazionale ci ha regalato una gioia indimenticabile e ha dimostrato che non dobbiamo mai smettere di credere nel Messico». E allora tutti in coro: 'Y si sì'.
Un'altra favorita alla prova delle fasi eliminatorie. La Spagna del ct de la Fuente si prepara ad affrontare l'Austria a Los Angeles, ai sedicesimi di finale. La vincente affronterà i padroni di casa del Messico agli ottavi. «La selección rumbo a L.A.», è il titolo della clip social della nazionale spagnola, che si è ispirata allo stile del regista Wes Anderson per raccontare la trasferta in California. La 'roja' ci arriva con una solidità difensiva impressionante: nel girone la porta è rimasta sempre inviolata e, anche nelle partite di qualificazione ai Mondiali, gli spagnoli hanno subito solamente due gol, nella stessa partita, contro la Turchia. A suonare la carica in vista della prima partita da dentro o fuori è la star nazionale, il 18enne Lamine Yamal, che in modo schietto ha avvertito le rivali. «La fase a gironi non ha nulla a che fare con le partite ad eliminazione. - ha affermato il giovane campione - Penso che vinceremo i Mondiali». Quanto alle sue condizioni, l'attaccante del Barcellona ha confessato di stare «molto bene, con molta voglia e pieno di entusiasmo». «Siamo pieni di speranza in questo momento. Io sono all'80-90% della condizione», ha ammesso.
Potrebbe mancare, al suo fianco, l'altro asso della Spagna, l'attaccante dell'Athletic Bilbao, Nico Williams, fermato da un affaticamento muscolare durante l'ultima partita del girone contro l'Uruguay. In un video diffuso su Youtube dal profilo della nazionale i due partecipano a un'intervista doppia. Williams viene sollecitato a dare dei consigli al compagno sui Mondiali, visto che si tratta della sua seconda partecipazione al torneo. «Già lo sa bene», è la risposta, spezzata da un sorriso complice verso Yamal, il cui obiettivo ora è di tenere testa a stelle dal calibro di Mbappe, Vinicius, Haaland e Messi e dare un contributo decisivo nelle partite cruciali.
Per quanto riguarda la formazione, de la Fuente potrà contare sui pilastri del centrocampo Rodri e Pedri e sulla fame di gol della punta Oyarzabal. La 'roja' dovrà garantire maggiore rapidità in fase offensiva e una più concreta gestione del possesso palla, considerato soprattutto le doti degli avversari. Una squadra, l'Austria guidata dal ct Ralf Rangnick, disciplinata e aggressiva e che fa dell'organizzazione e del pressing i suoi cavalli di battaglia. Principi tattici che ricalcano il modello dei club Red Bull e che sono assimilati da giocatori importanti della rosa come Sabitzer e Laimer. Ancora incerta in attacco la presenza dell'ex Inter e Bologna, Arnautovic.
Nei media del Paese, dopo il pareggio in extremis contro l'Algeria ai gironi - la squadra ha conquistato la qualificazione con un gol al 96' - serpeggia un'aria da «non c'è niente da perdere», ma anche da «non ci sono favoriti indiscussi»: la chiave per contrastare la tecnica e la qualità degli spagnoli potrebbe essere proprio quella del pressing e delle ripartenze rapide nella metà campo avversaria.
Una Francia apparentemente inarrestabile con un attacco da sogno e la strada spianata grazie alla prematura eliminazione della Germania. Dopo aver travolto la Svezia nei sedicesimi, la corazzata di Deschamps fa sempre più paura confermando i pronostici della vigilia che la davano come principale accreditata per la vittoria finale. Agli ottavi, Mbappé, Dembelé e compagni si troveranno di fronte la sorpresa Paraguay, riuscita ad eliminare ai rigori i tedeschi, e nel caso di probabile passaggio del turno, ai quarti sfiderebbero la vincente di Marocco-Canada.
Una nazionale, quella transalpina, che sembra proprio non avere difetti in nessun reparto in quanto a tecnica, velocità e forza fisica. Una squadra che si avvicina alla perfezione, ammesso che nel calcio si possa usare questo termine. «Trovate pure dei difetti: è un bene. Non deve essere sempre tutto rose e fiori - si rivoge così ai giornalisti il ct, Didier Deschamps, per provare a smorzare gli entusiasmi dopo l'ennesima dimostrazione di forza dei suoi contro la Svezia -. Abbiamo la capacità di creare occasioni. L'unico piccolo rammarico è non averne concretizzate di più nel primo tempo; avremmo potuto chiudere la partita prima».
A Filadelfia, sabato prossimo, i Bleus affronteranno il Paraguay in una sfida che richiama alla memoria quella negli ottavi di Francia 1998 quando, con Deschamps capitano, i futuri campioni del mondo riuscirono a superare i sudamericani solo all'ottavo minuto del secondo tempo supplementare grazie al golden gol di Laurent Blanc. «C'è un altro passo - ha detto il ct francese a chi gli chiede se questa Francia è così inarrestabile da sentirsi già almeno in semifinale - non ha senso guardare oltre, altrimenti verremo subito riportati con i piedi per terra. Se manteniamo questa concentrazione, questa determinazione possiamo andare avanti ma tra quattro giorni dovremo rifare tutto da capo. Il Paraguay ha qualità e talento, c'è quel Dna sudamericano, è tenace. Ci sono anche buoni giocatori; non ci si qualifica agli ottavi di finale per caso».
Certo, dopo lo show di ieri con la Svezia pochi pensano che la Francia possa fare con i paraguaiani la fine della Germania. La pur solidissima difesa sudamericana dovrà moltiplicare gli sforzi per fermare le incursioni dei vari Dembelè, Barcola, Olise e specialmente capitan Kylian Mbappé, autore di una doppietta agli svedesi. Proprio l'attaccante del Real Madrid, dopo il primo gol, segnato quasi allo scadere della primo tempo, è corso ad abbracciare il suo allenatore, appena rientrato dalla Francia dove era andato per il funerale della madre: «Sono consapevole di ciò per cui sto giocando, di dove mi trovo e di cosa devo fare - ha detto l'attaccante -. Ma non sono solo io; tutta la squadra è perfettamente consapevole di ciò che dobbiamo fare qui. L'abbraccio con Deschamps? Ha attraversato una prova che, purtroppo, attraverseremo tutti. Ci sono cose più importanti del calcio. Deve sapere, ma lo sa già, che non sarà mai solo con noi e che, qualunque cosa accada, lo sosterremo». Infine Mbappé ha fatto i complimenti al Paraguay: «Hanno dimostrato di essere una squadra da prendere sul serio; hanno battuto la Germania».

Sesta puntata di USA e getta, lo speciale CdT sui Mondiali. Con Marcello Pelizzari, in studio Alessandro Brunetti e Dario Campione. Da Vancouver, il contributo del nostro inviato Massimo Solari (che ha mangiato la Poutine).
Sono ore di grande festa in Messico per la vittoria per 2-0 contro l'Ecuador nei sedicesimi di finale dei Mondiali 2026: un'euforia che ha coinvolto anche lo Stato di Sinaloa, noto per il più importante cartello del narcotraffico, dove, almeno per la durata della partita pare essersi fermata anche la violenza. Migliaia di persone, in diverse città dello Stato, a cominciare dalla capitale Culiacan, sono scese in strada e, davanti a bar e pub, hanno guardato la partita decisa dai gol di Quinones e di Raul Jimenez nello stadio Azteca di Città del Messico. E come nel leggendario impianto, anche nelle città di Sinaloa la serata è stata caratterizzata da cori per il 'Tricolor' e da una festa messicana andata avanti per diverse ore.
La Spagna non ha vinto nemmeno una partita della fase a eliminazione diretta dei Mondiali dal 2010, anno in cui ha conquistato il titolo. Questa serie negativa è destinata a terminare giovedì a Los Angeles contro l’Austria, avversaria tutt’altro che temibile, che non vedrebbe l’ora di prolungare questa maledizione negli ottavi di finale. Dopo il trionfo in Sudafrica, la Roja ha vissuto un periodo di crisi: è stata eliminata nella fase a gironi nel 2014, poi due volte negli ottavi di finale — nel 2018 dalla Russia e nel 2022 dal Marocco — entrambe le volte ai calci di rigore.
Ma non parlate di questa serie negativa a Luis De La Fuente e ai suoi giocatori. «Sono cose del passato. Ci stiamo concentrando sul presente, sul prepararci al meglio. La squadra è molto fiduciosa e incredibilmente entusiasta all'idea di partecipare a un torneo così importante», ha dichiarato il difensore Alex Grimaldo all'AFP all'inizio dei Mondiali.
Il centrocampista del PSG Fabian Ruiz ha leggermente eluso la domanda quando l'AFP gli ha chiesto, in un'intervista martedì, se questi ripetuti insuccessi stessero esercitando su di lui una pressione aggiuntiva. «Sarà una partita difficile; l'Austria è una buona squadra con ottimi giocatori. Abbiamo visto che, di questi tempi, qualsiasi squadra può battere qualsiasi altra», ha dichiarato dopo che lunedì la Germania è stata eliminata dal Paraguay ai rigori (1-1, 4-3 ai rigori). «Credo che siamo pronti e non vediamo l'ora che arrivi questa partita», ha aggiunto Ruiz, tuttavia.
Oltre a interrompere la serie di sconfitte, La Roja dovrà soprattutto migliorare notevolmente il proprio livello di gioco, anche se l’Austria, al 23° posto nella classifica FIFA, è un avversario alla sua portata. «Penso che la squadra sia migliorata gradualmente nelle ultime partite», ha dichiarato all'AFP Fabian Ruiz, che è entrato dalla panchina in due delle ultime tre partite.
È però evidente che La Roja abbia mostrato prestazioni altalenanti sin dall’inizio dei Mondiali. Ha pareggiato contro la squadra esordiente di Capo Verde (0-0) e ha faticato contro l’Uruguay (1-0), con una vittoria netta sulla debole squadra dell’Arabia Saudita (4-0) che si è inserita nel mezzo. Ancora lontani dal loro meglio, i campioni d’Europa hanno concluso la fase a gironi, durante la quale — ad eccezione del primo tempo contro l’Arabia Saudita — non sono riusciti a mettere in campo lo stile di gioco accattivante per cui sono noti.
Ma Luis De La Fuente, che sostiene sempre i suoi giocatori, punta l’attenzione su un aspetto positivo: una difesa solida che ha portato a 34 il numero di partite consecutive senza sconfitte della squadra — nei tempi regolamentari. È l'unica squadra, insieme al Messico, a non aver subito alcun gol nella fase a gironi dei Mondiali: un primato per La Roja in questo torneo.
Un segno che Luis de la Fuente è soddisfatto della sua difesa è che ha apportato pochissime modifiche dall'inizio del torneo, mentre sta ancora cercando la giusta combinazione a centrocampo e in attacco. In effetti, l'attacco è il problema principale che deve affrontare La Roja.
Le preoccupazioni riguardano soprattutto la forma fisica dei suoi esterni, in particolare Lamine Yamal e Nico Williams, dai quali ci si aspettava che dessero una spinta all’attacco, proprio come avevano fatto agli Europei di due anni fa. Yamal si sta gradualmente riprendendo da un infortunio alla coscia sinistra e afferma di poter giocare per tutta la prossima partita.
Nico Williams, invece, ha subito una battuta d’arresto venerdì contro l’Uruguay. Il 23enne ala sinistra, entrato in campo dalla panchina dopo meno di un quarto d’ora dall’inizio della partita, deve nuovamente fare i conti con un infortunio muscolare, questa volta all’adduttore destro. Salterà la partita contro l’Austria, così come il suo sostituto, Victor Munoz (infortunio muscolare), e l’ala destra Yéremy Pino, che ha riportato un infortunio alla clavicola. Si prevede che Alex Baena prenderà il posto di Williams, anche se il suo impatto è decisamente minore.
Tutti gli occhi saranno quindi puntati su Yamal, come al solito: l’unico giocatore che al momento sembra in grado di dare una scossa alla squadra e rappresentare una minaccia, insieme all’attaccante Mikel Oyarzabal, se è in giornata.
L'elegante regista Luka Modric e il prolifico attaccante Cristiano Ronaldo, ex compagni di squadra al Real Madrid, hanno prolungato la loro carriera fino ai 40 anni e si preparano ad affrontarsi nella partita Croazia-Portogallo ai Mondiali del 2026. Questo scontro farà sì che uno di questi talenti, che si vedono una volta in una generazione, rimanga in panchina giovedì a Toronto (venerdì all’1 di notte in Svizzera).
Questo incontro degli ottavi di finale pone le basi per un nuovo scontro in stile «Star Wars» tra, da una parte, Modric — un brillante centrocampista quarantenne alla sua ultima Coppa del Mondo — e, dall’altra, Ronaldo, una superstar mondiale determinata a rimandare, all’età di 41 anni, il declino che molti gli pronosticano.
Mentre le loro carriere internazionali volgono al termine, questi due amici di lunga data si affronteranno un’ultima volta, dopo aver conquistato insieme tanti titoli con il Real Madrid tra il 2012 e il 2018.
Quell'anno, Modric ha vinto il suo terzo titolo consecutivo di Champions League, ha portato la piccola Croazia (con una popolazione inferiore ai 4 milioni di abitanti) alla finale dei Mondiali e ha vinto il Pallone d'Oro, un anno dopo che «CR7» aveva conquistato il suo quinto e ultimo.
Gli ex amici e futuri rivali hanno vissuto finora esperienze molto diverse ai Mondiali.
Il numero 7 del Portogallo ha disputato tre partite complete, alternando prestazioni eccellenti (due gol contro l’Uzbekistan), prestazioni deludenti (contro la Repubblica Democratica del Congo) e prestazioni nella media (contro la Colombia), alimentando un dibattito costante sul fatto che la sua presenza fosse un punto di forza o un peso.
«Gioco da 23 anni e ogni volta che le cose vanno bene si dice «è merito di Cristiano», mentre quando vanno male si dice «è finito, è vecchio». Sarà sempre così», ha dichiarato dopo la partita contro l’Uzbekistan.
Il numero 10 della Croazia, dal canto suo, ha migliorato sia il tempo di gioco che la qualità delle sue prestazioni, culminate in una prestazione a tutto tondo che gli è valsa grandi elogi nella partita contro il Ghana (2-1), nell'ultimo incontro del primo turno.
«Come al solito, è stato il maestro della squadra», ha dichiarato Carlos Queiroz, l’allenatore portoghese delle Black Stars. Il Ghana ha cercato di apportare alcune modifiche per «cercare di neutralizzare» le sue azioni, ma «con il modo in cui si muove, è sempre molto difficile da controllare».
Questo esperto di calcio, famoso per la sua tecnica raffinata e la sua comprensione del gioco, aveva ancora abbastanza energie alla fine per calciare un calcio d’angolo sulla testa di Nicola Vlasic (83° minuto) — diventando così il giocatore più anziano ad aver fornito un assist nella storia dei Mondiali — e per compiere un ultimo intervento difensivo, altrettanto decisivo, nei minuti di recupero.
«Tutto sommato, ha persino 'salvato due gol lottando con tenacia, buttandosi nella mischia e senza mai arrendersi'», ha detto il suo allenatore, Zlatko Dalic, elogiandolo. «È davvero un esempio di come si debba agire, ed è proprio questo che definisce il suo carattere e la sua energia.»
«Sta cercando di dare il massimo per il suo addio ai Mondiali», ha dichiarato l'allenatore della squadra dalla maglia a scacchi, che nel 2022 ha raggiunto le semifinali in Qatar.
D'altra parte, anche Cristiano Ronaldo intende spingersi oltre i propri limiti in questa sua sesta Coppa del Mondo.
Nella sua prima Coppa del Mondo, nel 2006, è arrivato a un soffio dalla finale, eliminato dalla Francia di Zinédine Zidane. I tre tornei successivi si sono conclusi rapidamente — e quindi in modo deludente — e nel 2022 è stato eliminato nei quarti di finale, entrando dalla panchina.
Roberto Martinez, l’attuale allenatore, ha reso il capitano — autore di 145 gol in 231 presenze in nazionale — una figura indispensabile nella sua formazione titolare, una decisione che non sempre viene accolta bene in Portogallo, ma che entusiasma i suoi numerosi tifosi negli stadi nordamericani.
La squadra vincitrice di questa partita tra Portogallo e Croazia — con protagonisti Ronaldo e Modrić — si aggiudicherà un posto negli ottavi di finale contro l’Austria o la Spagna il 6 luglio a Dallas.
L'attaccante della nazionale spagnola Lamine Yamal ha assicurato di stare «molto bene» fisicamente in vista della sfida dei sedicesimi di finale dei Mondiali contro l'Austria, domani alle 21, e si è detto convinto che la nazionale Roja «vincerà i Mondiali».
«Sto molto bene, con molta voglia e pieno di entusiasmo. Abbiamo visto che varie grandi squadre nazionali sono rimaste fuori e siamo pieni di speranza in questo momento. Io sono all'80-90% della condizione. Sono pronto per giocare 90 minuti contro l'Austria», ha assicurato il numero 10 del Barcellona in un'intervista radiofonica alla Cadena Cope.
Rispetto alle critiche dei media sul gioco della nazionale, il fuoriclasse ha segnalato che «l'importante è vincere. »Ovviamente bisogna giocare bene, ma se giochi bene e perdi, ce ne andiamo via tutti tristi«, ha aggiunto. »E' vero che possiamo migliorare perché siamo molto meglio del livello che stiamo esibendo«.
Sulla sua leadership nella nazionale spagnola, Yamal ha sottolineato che »ovviamente Pedri, Rodri e Nico sono bravissimi, ma io sono il '10' del Barça, sono quello che a un certo punto può cambiare la partita. Non sento la pressione, la pressione è un problema quando non puoi fare quello che ti chiedono e penso invece di poter fare quello che mi viene richiesto«, ha assicurato.
Tra le squadre rivali per la conquista della Coppa del Mondo, l'attaccante catalano ha detto di non vedere nessuna nazionale »impossibile da battere. Anche la Francia non è superiore a noi. Non ci hanno battuto dagli Europei. La fase a gironi non ha nulla a che fare con le partite ad eliminazione. Penso che vinceremo i Mondiali«, ha concluso.
L'Ecuador deve trovare un nuovo allenatore per la propria nazionale. Sebastián Beccacece si è dimesso in seguito alla sconfitta per 2-0 contro il Messico negli ottavi di finale dei Mondiali. «I risultati hanno segnato la fine di questa avventura e devo dire addio a una famiglia magnifica e meravigliosa», ha dichiarato il 45enne argentino dopo la sconfitta di martedì allo stadio Azteca di Città del Messico. Ha aggiunto, tuttavia, che se ne va con «grande gratitudine, grande serenità e in pace, perché abbiamo dato il massimo».
Beccacece è stato allenatore della nazionale dell'Ecuador per quasi due anni.
In vista della partita dei sedicesimi di finale tra Svizzera e Algeria, Christian Fassnacht parla a Keystone-ATS del suo ricongiungimento con Vladimir Petkovic e dei punti di forza dell’avversario. Spiega inoltre perché, a suo avviso, i calci di rigore non sono una questione di fortuna.
Christian Fassnacht, come sta affrontando questo ritorno a lavorare con Vladimir Petkovic?
«Si tratta, ovviamente, di un evento davvero speciale. Non vedo davvero l’ora di rivedere Vlado in queste circostanze. Inoltre, questo episodio si inserisce perfettamente nella storia recente del calcio svizzero: dopo tutti gli anni meravigliosi che abbiamo trascorso insieme, ora ci ritroviamo a competere l’uno contro l’altro. È come se il cerchio si fosse chiuso».
Quali sono le principali differenze tra Vladimir Petkovic e Murat Yakin?
«Per quanto riguarda il gioco, sotto la guida di Vlado abbiamo adottato uno stile di calcio più diretto e semplice. Muri è senza dubbio il miglior tattico e presta ancora più attenzione ai dettagli. Inoltre, a causa della barriera linguistica, ho avuto un po’ meno contatti con Vlado. Ma hanno una cosa in comune: vivono e respirano calcio».
E che mi dice del suo rapporto con loro?
«Vlado interagiva soprattutto con i giocatori chiave della squadra e, in quanto vero leader del gruppo, era molto stimato. Muri è probabilmente più disponibile e si prende regolarmente il tempo di parlare con tutti i giocatori. Entrambi gli approcci hanno i loro pro e contro».
Era in campo durante la vittoria contro la Francia agli Europei del 2021, quando la Svizzera era ancora allenata da Petkovic...
«Sì, sono momenti come quelli a unire una squadra. Ogni volta che rivedo quelle foto o qualcuno me ne parla, provo ancora emozioni intense. Siamo diventati calciatori proprio per vivere momenti come quelli».
Quali sono le sue impressioni sull'Algeria?
«Durante la mia esperienza con lo Young Boys al fianco di Jaouen Hadjam, ho avuto modo di conoscere meglio il calcio algerino. Questo riflette piuttosto bene lo stile di questa squadra: quando hanno il pallone, sono estremamente creativi e tecnicamente molto forti. Hanno un po’ quel tocco tipico del «calcio di strada». D’altra parte, a volte si lasciano un po’ andare in difesa, il che potrebbe giocare a nostro favore».
Pensa che l’Algeria punterà principalmente sui contropiedi o che cercherà di dettare il ritmo della partita?
«Difficile da dire. La loro abilità tecnica è davvero notevole. Quando recuperiamo palla, in difesa potrebbero risultare un po’ meno solidi rispetto, ad esempio, al Canada. Ma resta comunque una squadra esperta, i cui maggiori punti di forza risiedono in attacco. E Vlado li preparerà alla perfezione per la partita contro di noi. Tuttavia, se saremo concentrati al 100%, credo che potremo passare al turno successivo».
Cosa ne pensa dell’eliminazione di due favorite come la Germania e i Paesi Bassi?
«È stato un monito per tutti. Non ci sono più partite facili. Se attraversi un momento di crisi per 90 o 120 minuti, sei subito fuori dal torneo. Quindi è stato utile guardare quelle partite e rendersi conto di quanto velocemente tutto possa cambiare».
Pensa che avrebbero dovuto allenare i rigori?
«Non lo penso solo rispetto a quelle partite. Ne avevamo già discusso internamente e avevamo dedicato una sessione di allenamento proprio a questo argomento. Secondo me, i rigori non sono una questione di fortuna. È possibile prepararsi, in una certa misura. A proposito, ho lavorato su questo aspetto con una persona a livello di club».
Di cosa si è discusso durante questa riunione?
«Gli allenatori ci hanno dato diversi consigli: su cosa può fare il tiratore, ma anche su come la squadra può aiutarlo. Vorrei dire di più al riguardo, ma si tratta di informazioni riservate. In ogni caso, ci siamo preparati al meglio delle nostre possibilità».
Sarebbe disposto a tirare un calcio di rigore?
«Sì».
Durante la partita tra Germania e Paraguay, era evidente che Joshua Kimmich avesse difficoltà a trovare compagni disposti a ricevere la palla. Cosa ne pensa?
«Prima di una partita, è sempre più facile dire che si tirerà un rigore. Ma quando arriva il momento, entrano in gioco molti fattori: come ti senti? Sei pronto ad assumerti quella responsabilità? Nel caso della Germania, diversi milioni di persone stanno guardando la partita in TV. La pressione è enorme e, in una serie di rigori, chi tira non ha praticamente nulla da guadagnare».
«Trovate pure dei difetti: è un bene. Non deve essere sempre tutto rose e fiori». Così, anche per smorzare un po' l'entusiasmo, il ct Didier Deschamps si è rivolto ai giornalisti dopo l'esaltante vittoria sulla Svezia per 3-0 della sua Francia, che negli ottavi, sabato 4 luglio (alle ore 23 italiane), a Filadelfia affronterà il Paraguay, reduce dall'eliminazione della Germania ai rigori.
La partita con la Svezia ha lasciato a tutti la sensazione che la Francia (in gol con la doppietta del capitano Mbappé e Barcola) sia inarrestabile: «Abbiamo la capacità - ha risposto il ct del Blues - di creare occasioni. L'unico piccolo rammarico è non averne concretizzate di più nel primo tempo; avremmo potuto chiudere la partita prima». Proprio Mbappé, dopo il primo gol, segnato quasi allo scadere della prima frazione di gioco, è corso ad abbracciare il suo allenatore, che nei giorni scorsi era tornato in Francia per la morte della madre. «Ovviamente, a livello personale, il gesto di Kylian mi ha colpito molto. È il nostro capitano. La squadra è rimasta unita: hanno fatto ciò che serviva mentre ero assente. È stato meglio che non ci fossi, sia per me che per loro».
Adesso c'è la sfida con il Paraguay, che richiama alla memoria la sfida negli ottavi di finale di Francia 1998, quando con Deschamps capitano, i padroni di casa, poi diventati campioni del mondo, riuscirono a superare i sudamericani solo all'ottavo minuto del secondo tempo supplementare grazie al golden gol di Laurent Blanc. «Se c'è una cosa di cui non parlo con i miei giocatori - ha sottolineato il ct - sono i risultati che ho ottenuto all'epoca. Nel 1998 molti di loro non erano ancora nati, oppure erano troppo piccoli perché quell'evento avesse un significato per loro. Il Paraguay è una squadra solida, che è riuscita a eliminare la Germania: sabato per passare il turno - ha concluso Deschamps - dovremo nuovamente giocare alla grande».

