
“Si rimane sempre sbigottiti quando accadono certe cose. Lo sport è bello ma quando succedono drammi del genere si rimane sempre basiti”. Così Gianni Bugno, dirigente sportivo ed ex ciclista di strada, contattato da Ticinonews, ha commentato la notizia della morte del ciclista svizzero Gino Mäder, protagonista ieri di una brutta caduta durante il Tour de Suisse. Quella discesa “l’ho fatta anch’io quando correvo. È molto rapida, è facile prendere velocità e ci sono tante semicurve che possono diventare pericolose se fatte a una certa velocità”. Se poi i corridori si toccano “può accadere anche quello che è successo. Bisognerà ora capire la dinamica, perché in televisione nessuno si era accorto di questa caduta”.
L’arrivo in discesa
In merito al fatto di aver previsto un arrivo in discesa dopo una tappa così dura “penso che gli organizzatori abbiano fatto le loro valutazioni. Organizzare un arrivo in salita, in cima all’Albula, diventava forse troppo complesso. Hanno quindi pensato di organizzarlo in discesa e il primo paese idoneo era La Punt". La strada “non era brutta, l’asfalto non era brutto, non pioveva. È accaduto qualcosa che adesso sfugge”.
I pericoli
Ma come fare per evitare questi drammi nel ciclismo? “Purtroppo la discesa è questa, è sempre pericolosa. È necessario stare costantemente attenti”. Il corridore lo sa ed è consapevole che quando fa le volate “ci potrebbe essere una caduta da un momento all’altro. Il ciclismo, purtroppo, è anche questo”.

