
Sedici giorni dopo, la partitissima con l'Argentina continua. Non più sul prato, ma nelle stanze in cui si scrivono le regole del calcio. L'IFAB, l'organismo indipendente dalla FIFA che custodisce il regolamento, ha annunciato ieri una modifica alle norme d'applicazione del VAR relative al cosiddetto «scambio d'identità». Proprio la clausola che, nei quarti di finale mondiali, ha lasciato la Nazionale in dieci uomini: l'espulsione di Embolo dopo il non-contatto con Paredes.
Il passaggio chiave della nota è netto: «Un cartellino giallo (ammonizione), che non sia un secondo cartellino giallo, può essere riesaminato solo per identificare il giocatore che ha commesso il fallo sanzionato; il fallo stesso non può essere riesaminato né modificato». Tradotto: la sala VAR poteva intervenire soltanto per stabilire chi avesse commesso l'infrazione, senza però toccare né la lettura dell'arbitro in campo né il provvedimento disciplinare che ne era scaturito, ovvero l'ammonizione a Paredes. Detto parole semplici: Embolo non doveva essere espulso.
Resta da capire quando la correzione entrerà davvero in vigore. E qui l'IFAB frena: «L'uso della clausola di errore di identità per gestire le simulazioni durante la Coppa del Mondo FIFA 2026 è stato accolto favorevolmente e sarà incluso nella revisione dettagliata del protocollo VAR annunciata nella circolare numero 32. Tuttavia, non potrà essere utilizzata in quanto tale fino a quando tale revisione non sarà conclusa».
Un riconoscimento implicito, insomma, che arriva però troppo tardi per la Svizzera. Il Mondiale è alle spalle, il risultato non si cambia. Ma d'ora in poi, almeno, quella casella grigia del regolamento sarà un po' meno grigia.

