
Il presidente della FIFA Gianni Infantino ha difeso il bilancio di quella che è stata «la più straordinaria delle Coppe del Mondo». Il vallesano invita coloro che «dedicano il proprio tempo e le proprie energie a odiarci», a «meditare, pregare o semplicemente guardare una partita di calcio». In un comunicato pubblicato sul sito dell’organismo mondiale, Infantino risponde alle critiche che hanno costellato questo Mondiale 2026 e si rammarica che «la cecità provocata dall’odio e dalla critica sistematica» abbia tenuto i suoi detrattori «all’oscuro di questa immensa festa», la quale ha «celebrato l’umanità nella sua luce migliore».
«Uniti due Paesi in guerra»
Mentre l’inizio della competizione è stato segnato dal rifiuto dei visti ai tifosi e dal rimpatrio dell’arbitro somalo Omar Artan, il presidente della FIFA ritiene che siano stati messi in secondo piano «i milioni di altre persone provenienti da ogni angolo del globo» a cui è stato concesso il visto. Infantino ha inoltre elogiato il lavoro della FIFA per «unire due Paesi in guerra». L’Iran «è entrato negli USA senza il minimo incidente né conflitto (...). Ecco il potere del calcio», ha esultato. Durante la competizione, il commissario tecnico iraniano Amir Ghalenoei aveva regolarmente denunciato il trattamento riservato alla sua squadra, costretta a trasferire il proprio campo base dagli Stati Uniti al Messico, ritenendo che l’Iran fosse la Nazionale «più maltrattata di tutta la Coppa del Mondo».
Il «caso Balogun»
Ma lo scandalo più clamoroso della competizione è stato senza dubbio la revoca della squalifica di Folarin Balogun, pochi giorni dopo una telefonata di Donald Trump a Infantino per chiedere il riesame del cartellino rosso inflitto all’attaccante americano negli ottavi di finale. Le reazioni sdegnate sono giunte da ogni parte, sia dal mondo dello sport che da quello politico. Indignata, la UEFA ha ritenuto che fosse stata superata una «linea rossa» e il suo presidente Aleksander Ceferin ha boicottato la finale. La Federazione norvegese ha annunciato la scorsa settimana di aver presentato un reclamo al Comitato Etico della FIFA. «La vostra insoddisfazione per alcune decisioni delle autorità competenti è comprensibile, ma consultate gli archivi pubblici: decisioni del genere sono all’ordine del giorno nei campionati più prestigiosi», ha affermato Infantino, sostenendo che «la scelta di non sospendere un giocatore in determinate situazioni fa parte della quotidianità».
L’esempio di Haiti
Il presidente della FIFA ha inoltre risposto a chi critica il passaggio da 32 a 48 squadre portando l’esempio di Haiti, un Paese «messo sotto i riflettori» dal calcio.

