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A Crans-Montana splende la stella di «Malo»: «È speciale, sono con tutto il cuore con le persone qui o lassù»
©ALESSANDRO DELLA VALLE
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Red. Online
2 mesi fa
La sciatrice di Ayent, a due passi da casa, ha firmato il suo primo capolavoro in Coppa del Mondo, regalando un sorriso al Vallese e all'intera Svizzera dello sci dopo il dramma del Constellation

Non è stata solo una gara, è stata una catarsi. In un’atmosfera sospesa tra il dolore per la tragedia del Constellation e la voglia di ripartire, Crans-Montana ha incoronato la sua nuova regina: Malorie Blanc. La sciatrice di Ayent, a due passi da casa, ha firmato il suo primo capolavoro in Coppa del Mondo, regalando un sorriso al Vallese e all'intera Svizzera dello sci.

Una gara all’attacco

Partita con il pettorale numero 17, Malorie non ha cercato la perfezione stilistica, ma la velocità pura. Una prova di carattere, sporca ma efficacissima, che le ha permesso di mettersi alle spalle nientemeno che Sofia Goggia. «Non ho sciato come si farebbe a scuola di sci, ma chi se ne frega: sapevo che bisognava osare», ha dichiarato una Blanc ancora incredula nell'area d'arrivo. Nonostante i brividi corsi lungo la schiena per le ottime prestazioni di Pirovano, Johnson e Wiles, il tempo della vallesana è rimasto imbattuto, trasformando il traguardo in un catino bollente di gioia.

Dalle lacrime alla «Malomania»

Il successo di Malorie va ben oltre il dato sportivo. È una vittoria che profuma di casa, di riscatto e di famiglia. «Ho mostrato come si scia in Vallese», ha scherzato la vincitrice, circondata dall'affetto delle compagne di squadra, descritte come una «piccola famiglia». Il coro «MA-LO, MA-LO», per contro, ha dominato il parterre, sancendo ufficialmente l'inizio della cosiddeteta Malomania.

Un pensiero a chi non c'è più

Il momento più toccante è arrivato però sul podio, listato a lutto per l'occasione. Malorie non ha dimenticato chi sta vivendo ore buie, dedicando un gesto e un pensiero profondo alle vittime della tragedia del Constellation. «Sono con tutto il cuore con le persone che soffrono, qui o lassù». Quello di oggi non è stato solo un super-G vinto di forza: è stato il tributo più bello, e necessario, di un’intera nazione.

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