
Il governo della regione spagnola delle Asturie (nord) ha attivato il livello 2 di allerta per inquinamento marittimo in riferimento all'episodio di sversamento di microplastiche che ha colpito inizialmente l'adiacente Galizia: una decisione che, come si legge di una nota, consente l'intervento dello Stato per contribuire alla gestione di questa emergenza.
Cosa è successo
Nelle Asturie, i tecnici hanno infatti rilevato, nelle ultime 24 ore, un aumento delle zone di costa colpite dalla presenza di pellet in plastica dovute alla perdita in mare di un carico da parte di una nave cargo avvenuta lo scorso dicembre: motivo che ha spinto a predisporre un "ampliamento" dei "mezzi umani e tecnici" a disposizione per limitare i danni ambientali legati all'incidente. Al momento, la decisione di chiedere l'intervento dello Stato non è invece stata presa dal governo regionale della Galizia, in mano al Partito Popolare. Nelle Asturie governano invece i socialisti, che sono anche formazione maggioritaria dell'esecutivo centrale. Ieri sera, la ministra per la Transizione Ecologica Teresa Ribera ha garantito la disponibilità del governo ad "aiutare" sia le Asturie che la Galizia.
Gli ambientalisti denunciano l'armatore della nave
L'associazione ambientalista Ecologistas en Accion ha presentato al tribunale di Noia, in Galizia, una denuncia penale per presunti reati contro l'ambiente contro l'armatore e il capitano della nave portacontainer 'Taconao', battente bandiera liberiana, che ha provocato il riversamento di milioni di micro-plastiche sulle coste galiziane. Secondo la denuncia, illustrata oggi ai cronisti dall'associazione ambientalista, la 'Taconao', il cui armatore risulta domiciliato alle Bahamas, di proprietà di una compagnia fondata da un cittadino tedesco con domicilio fiscale a Cipro, ha perso lo scorso 8 dicembre sei containers all'altezza di Viana do Castelo, in acque portoghesi prossime alla Galizia.
Uno dei container conteneva migliaia di sacchi da 25 kg ognuno contenenti milioni di pellet, microcapsule utilizzate nell'industria per la fabbricazione di plastica, di dimensioni infinitesimali che rendono difficile la raccolta, una volta riversate in mare e sulle spiagge. Nella denuncia, gli ambientalisti chiedono di imporre all'armatore una cauzione cautelare di 10 milioni di euro per i danni provocati.

