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Bitcoin: ideali, tratti chiave e sfide. E’ tutto oro digitale quello che luccica?
2 mesi fa
a cura di Lugano Living Lab - Città di Lugano e Istituto di Media e Giornalismo - USI

Il 12 gennaio del 2009 è la data in cui avvenne la prima transazione in bitcoin. Un sistema che ha trovato terreno fertile nel contesto della crisi finanziaria del 2008 e che da allora ha avuto una rapida ascesa fino all’attuale crisi del mondo delle criptovalute. Quali quindi i tratti chiave e le sfide ad oggi di bitcoin? 

 

Nell’articolo precedente si è affrontata la storia della moneta elettronica, mentre in questo articolo ci concentreremo su Bitcoin, il caso pioniere, forse più noto: si è parlato di come le sovra emissioni di credito e la mancanza di liquidità siano stati elementi cruciali per minare la fiducia di diversi consumatori nei confronti delle banche. Il tema della fiducia è cruciale anche in bitcoin, una fiducia tuttavia non verso un istituto di credito, un’azienda o un gruppo di persone, ma verso una soluzione tecnologica.

 

I tratti chiave di Bitcoin

Potremmo definire i Bitcoin come un'alternativa tecnologica al sistema finanziario tradizionale basato sulle istituzioni finanziarie.

Il sistema Bitcoin ideato da Satoshi Nakamoto è caratterizzato da alcuni elementi costitutivi che abbiamo cercato di riassumere qui di seguito, chiedendoci se è tutto “oro” digitale quello che luccica, ovvero quali aspetti richiedono in particolare una riflessione critica.

1) Il sistema Bitcoin è decentralizzato, ovvero non vi sono intermediari nelle transazioni. Non vi è un ente centrale che regola l’emissione e la distribuzione di bitcoin, e soprattutto che verifica la correttezza delle transazioni. Questi processi sono affidati invece ai partecipanti stessi al sistema Bitcoin, ed in particolare ai bitcoin miners (minatori di bitcoin), e alla funzione di mining. Il mining (estrarre in italiano) è il processo che Bitcoin utilizza per generare nuove monete e per validare le transazioni.

Potremmo utilizzare la metafora dell’estrazione dell’oro, solo che nel contesto di Bitcoin ciò che viene estratto è il bitcoin stesso, come l’oro per l’appunto. Per questo processo di estrazione di bitcoin è necessario disporre di computer che hanno un’importante potenza di calcolo al fine di risolvere i calcoli matematici in poco tempo per validare le transazioni. Ciò permette a chiunque voglia fare una transazione di non aspettare troppo tempo affinché essa vada a buon fine. Colui che “mina” i bitcoin, il bitcoin miner, mette a disposizione i propri computer e la propria energia elettrica per queste operazioni digitali e viene ricompensato con bitcoin.

Tuttavia, la verifica delle transazioni è affidata a delle funzioni matematiche che possono per l’appunto essere fatte dai computer in possesso dei miners: per questo viene detto che la fiducia è riposta nella tecnologia. Il funzionamento del mining e della ricompensa ai bitcoin miner e le problematiche che questa attività comporta, in primis la sua natura volatile, il suo dispendio energetico per la validazione delle transazioni, i costi di infrastrutture informatiche, nonché, sebbene non necessariamente legato all’atto del mining, il potenziale utilizzo di bitcoin per qualsiasi transazione (da transazioni a scopi benefici fino alle transazioni illecite) saranno oggetto dei prossimi articoli.

 

2) Le transazioni che vengono effettuate su Bitcoin sono pseudo anonime e trasparenti. Pseudo, inteso dal fatto che gli utenti del sistema Bitcoin sono identificati da una stringa esadecimale composta da numeri e lettere, e non dal loro nome e cognome. Inoltre, questa stringa varia ad ogni transazione. Tutte le transazioni effettuate da qualsiasi utente sono visibili, trasparenti quindi, su ogni computer di ciascun utente e le transazioni sono pertanto tracciabili. In questo contesto, viene posta una sfida importante all’utente che decide di partecipare a Bitcoin, ovvero la responsabilità di gestire il proprio patrimonio digitale in bitcoin.

 

3) I bitcoin sono una risorsa scarsa e definita. Se per le banche centrali è possibile emettere costantemente moneta, per i bitcoin non funziona allo stesso modo: il suo ideatore, Nakamoto, ha stabilito un tetto massimo di 21 milioni di bitcoin che possono essere estratti ed entrare in circolazione, creando così una  scarsità artificiale. Tuttavia, il numero di bitcoin ricevuti dal miner per la validazione di transazioni, cambia approssimativamente ogni quattro anni, diminuendo (dimezzandosi) di volta in volta. Questo dimezzamento è detto halving, serve come ulteriore strumento per garantire la scarsità digitale di Bitcoin. Una volta giunti ai 21 milioni di bitcoin minati, il guadagno per un miner avverrà solamente sulle commissioni delle transazioni convalidate.

 

4) Non è possibile bloccare la tecnologia di Bitcoin e le sue transazioni sono irreversibili. Questo è dato dalla natura tecnologica del network decentralizzato, detto per l’appunto Peer to Peer e privo di un'autorità centrale. Una sfida in questo contesto riguarda e riguarderà la regolamentazione degli stati in merito al detenere un patrimonio in criptovalute e quali utilizzi siano permessi.

 

5) Infine, Bitcoin è accessibile a tutti. Va tuttavia chiarito che ci sono due modi principali per accedere a Bitcoin: il primo, riguarda l’utente che acquista bitcoin per possederli e scambiarli con altri. Il secondo invece, riguarda l’accesso a bitcoin come utente che estrae bitcoin mettendo a disposizione i propri computer ed energia e al contempo guadagna dalle transazioni che avvengono nel sistema Bitcoin.

Nel primo caso, l’accesso come utente interessato ad effettuare una transazione in bitcoin bastano un computer o un cellulare e una connessione ad Internet. Questo caratterizza Bitcoin come un sistema di pagamento inclusivo, il quale può essere utilizzato anche nei paesi in via di sviluppo, dove risulta difficile accedere a istituzioni finanziarie. Di fatto per utilizzare Bitcoin non è necessario il possesso di un conto bancario e/o tantomeno un documento di identità. L’accessibilità è quindi pensata come universale, senza distinzione tra età, genere, origini, capacità economiche, ammesso che ci sia accesso a Internet.

Nel secondo caso, l’accesso come utente miner necessità alcune precisazioni e riflessioni.

 

I miners e l’accessibilità al mining

Rispetto agli albori, dove il “lavoro” del miner era rilegato nell’immaginario collettivo al singolo individuo col proprio computer, il processo ora si è professionalizzato. Il mining di oggi è quindi costituito da molti computer connessi e molti più partecipanti. Di conseguenza, la difficoltà di calcolo è nettamente aumentata rispetto all’inizio, ovvero nel principio di Bitcoin un aumento di computer che competono per minare, più i calcoli matematici divengono difficili e quindi richiedono più potenza computazionale. Ad oggi, diventare miner richiede un investimento economico. Per far fronte ai costi energetici necessari alla potenza di calcolo, un miner può decidere di investire in una cosiddetta mining farm. Una struttura equipaggiata di tutte le apparecchiature necessarie (computer, sistemi di raffreddamento, ecc.) a estrarre bitcoin o altre criptovalute. L’accesso al mining pone quindi una sfida: non tutti possono costruire una mining farm dall’oggi al domani senza mezzi tecnici ed economici appropriati visti gli ingenti costi per infrastrutture ed energia. 

Tuttavia, l’alternativa alla realizzazione di queste farm, che con loro comportano responsabilità di gestione aziendale, consiste invece nelle mining pool. Un network, un insieme di persone il cui scopo è collaborare, riunendo la potenza di calcolo dei propri computer per “minare”. Anche in questo caso viene posta una sfida all’utente che decide di parteciparvi: l’accesso alla conoscenza di quali siano i network di mining pool e come funzionano sono anch’essi da considerarsi attività che implicano la responsabilità di ogni utente di informarsi e gestire in autonomia le varie attività a disposizione.

Oggigiorno, si può dire che estrarre bitcoin sia una vera e propria professione. Tanto quanto lo sia la speculazione che ne deriva. Speculazione che ha dato vita a molte altre criptovalute le quali, nell’essenza, sembrano differire da quei valori cypherpunk a cui Satoshi Nakamoto si era ispirato per questo nuovo sistema: decentralizzazione delle transazioni online, pseudo-anonimato, scarsità, irreversibilità delle transazioni e accessibilità. Una visione che, forse, nella sua concezione non inglobava il concetto di speculazione, un tema cruciale che sarà affrontato nei prossimi articoli.

In questo contesto di riflessione critica a Bitcoin è lecito sottolineare infine come anche l’anonimato stesso del suo creatore possa essere oggetto di discussione, in fin dei conti viene chiesta fiducia ad un principio che nasce nell’enigma. Il riconoscimento dell’innovazione di Bitcoin per la società va accompagnata quindi da uno spirito critico e consapevole della necessità di conoscenza che richiede.

 

Articolo di: Maria Luisa Giannetta e Mjriam Prudente