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Bitcoin: ideali, tratti chiave e sfide. E’ tutto oro digitale quello che luccica?
Redazione
13.12.2022 10:37

a cura di Lugano Living Lab - Città di Lugano e Istituto di Media e Giornalismo - USI
Il 12 gennaio del 2009 è la data in cui avvenne la prima
transazione in bitcoin. Un sistema che ha trovato terreno fertile nel contesto
della crisi finanziaria del 2008 e che da allora ha avuto una rapida ascesa fino
all’attuale crisi del mondo delle criptovalute. Quali quindi i tratti chiave e
le sfide ad oggi di bitcoin?
Nell’articolo
precedente si è affrontata la storia della moneta elettronica, mentre in questo
articolo ci concentreremo su Bitcoin, il caso pioniere, forse più noto: si è parlato di come le sovra emissioni di credito
e la mancanza di liquidità siano stati elementi cruciali per minare la fiducia
di diversi consumatori nei confronti delle banche. Il tema della fiducia è cruciale
anche in bitcoin, una fiducia tuttavia non verso un istituto di credito,
un’azienda o un gruppo di persone, ma verso una soluzione tecnologica.
I tratti chiave di Bitcoin
Potremmo definire i
Bitcoin come un'alternativa tecnologica al sistema finanziario tradizionale
basato sulle istituzioni finanziarie.
Il sistema Bitcoin
ideato da Satoshi Nakamoto è caratterizzato da alcuni elementi costitutivi che
abbiamo cercato di riassumere qui di seguito, chiedendoci se è tutto “oro”
digitale quello che luccica, ovvero quali aspetti richiedono in particolare una
riflessione critica.
1) Il sistema
Bitcoin è decentralizzato, ovvero non vi sono intermediari nelle
transazioni. Non vi è un ente centrale che regola l’emissione e la
distribuzione di bitcoin, e soprattutto che verifica la correttezza delle
transazioni. Questi processi sono affidati invece ai partecipanti stessi al
sistema Bitcoin, ed in particolare ai bitcoin
miners (minatori di bitcoin), e alla funzione di mining. Il mining
(estrarre in italiano) è il processo che Bitcoin utilizza per generare nuove
monete e per validare le transazioni.
Potremmo utilizzare la metafora dell’estrazione dell’oro, solo che nel contesto
di Bitcoin ciò che viene estratto è il bitcoin stesso, come l’oro per
l’appunto. Per questo processo di estrazione di bitcoin è necessario disporre
di computer che hanno un’importante potenza di calcolo al fine di risolvere i
calcoli matematici in poco tempo per validare le transazioni. Ciò permette a
chiunque voglia fare una transazione di non aspettare troppo tempo affinché
essa vada a buon fine. Colui che “mina” i bitcoin, il bitcoin miner, mette a
disposizione i propri computer e la propria energia elettrica per queste
operazioni digitali e viene ricompensato con bitcoin.
Tuttavia, la
verifica delle transazioni è affidata a delle funzioni matematiche che possono
per l’appunto essere fatte dai computer in possesso dei miners: per questo viene detto che la fiducia è riposta nella
tecnologia. Il funzionamento del mining e
della ricompensa ai bitcoin miner e
le problematiche che questa attività comporta, in primis la sua natura
volatile, il suo dispendio energetico per la validazione delle transazioni, i
costi di infrastrutture informatiche, nonché, sebbene non necessariamente
legato all’atto del mining, il potenziale utilizzo di bitcoin per qualsiasi
transazione (da transazioni a scopi benefici fino alle transazioni illecite)
saranno oggetto dei prossimi articoli.
2) Le transazioni
che vengono effettuate su Bitcoin sono pseudo anonime e trasparenti.
Pseudo, inteso dal fatto che gli utenti del sistema Bitcoin sono identificati
da una stringa esadecimale composta da numeri e lettere, e non dal loro nome e
cognome. Inoltre, questa stringa varia ad ogni transazione. Tutte le
transazioni effettuate da qualsiasi utente sono visibili, trasparenti quindi,
su ogni computer di ciascun utente e le transazioni sono pertanto tracciabili.
In questo contesto, viene posta una sfida importante all’utente che decide di
partecipare a Bitcoin, ovvero la responsabilità di gestire il proprio
patrimonio digitale in bitcoin.
3) I bitcoin sono
una risorsa scarsa e definita. Se per le banche centrali è possibile
emettere costantemente moneta, per i bitcoin non funziona allo stesso modo: il
suo ideatore, Nakamoto, ha stabilito un tetto massimo di 21 milioni di bitcoin
che possono essere estratti ed entrare in circolazione, creando così una scarsità artificiale. Tuttavia, il numero di
bitcoin ricevuti dal miner per la
validazione di transazioni, cambia approssimativamente ogni quattro anni,
diminuendo (dimezzandosi) di volta in volta. Questo dimezzamento è detto halving, serve come ulteriore strumento
per garantire la scarsità digitale di Bitcoin. Una volta giunti ai 21 milioni
di bitcoin minati, il guadagno per un miner
avverrà solamente sulle commissioni delle transazioni convalidate.
4) Non è
possibile bloccare la tecnologia di Bitcoin e le sue transazioni sono irreversibili.
Questo è dato dalla natura tecnologica del network decentralizzato, detto per
l’appunto Peer to Peer e privo di
un'autorità centrale. Una sfida in questo contesto riguarda e riguarderà la
regolamentazione degli stati in merito al detenere un patrimonio in
criptovalute e quali utilizzi siano permessi.
5) Infine, Bitcoin
è accessibile
a tutti. Va tuttavia chiarito che ci sono due modi principali per
accedere a Bitcoin: il primo, riguarda l’utente che acquista bitcoin per
possederli e scambiarli con altri. Il secondo invece, riguarda l’accesso a
bitcoin come utente che estrae bitcoin mettendo a disposizione i propri
computer ed energia e al contempo guadagna dalle transazioni che avvengono nel
sistema Bitcoin.
Nel primo caso,
l’accesso come utente interessato ad effettuare una transazione in bitcoin
bastano un computer o un cellulare e una connessione ad Internet. Questo
caratterizza Bitcoin come un sistema di pagamento inclusivo, il quale può
essere utilizzato anche nei paesi in via di sviluppo, dove risulta difficile
accedere a istituzioni finanziarie. Di fatto per utilizzare Bitcoin non è
necessario il possesso di un conto bancario e/o tantomeno un documento di
identità. L’accessibilità è quindi pensata come universale, senza distinzione
tra età, genere, origini, capacità economiche, ammesso che ci sia accesso a
Internet.
Nel secondo caso,
l’accesso come utente miner necessità
alcune precisazioni e riflessioni.
I miners e l’accessibilità al mining
Rispetto
agli albori, dove il “lavoro” del miner era rilegato nell’immaginario
collettivo al singolo individuo col proprio computer, il processo ora si è
professionalizzato. Il mining di oggi
è quindi costituito da molti computer connessi e molti più
partecipanti. Di conseguenza, la difficoltà di calcolo è nettamente aumentata
rispetto all’inizio, ovvero nel principio di Bitcoin un aumento di computer che
competono per minare, più i calcoli matematici divengono difficili e quindi
richiedono più potenza computazionale. Ad oggi, diventare miner richiede un investimento economico. Per far fronte ai costi
energetici necessari alla potenza di calcolo, un miner può decidere di investire in una cosiddetta mining farm. Una struttura equipaggiata
di tutte le apparecchiature necessarie (computer, sistemi di raffreddamento,
ecc.) a estrarre bitcoin o altre criptovalute. L’accesso al mining pone quindi
una sfida: non tutti possono costruire una mining
farm dall’oggi al domani senza mezzi tecnici ed economici appropriati visti
gli ingenti costi per infrastrutture ed energia.
Tuttavia,
l’alternativa alla realizzazione di queste farm,
che con loro comportano responsabilità di gestione aziendale, consiste invece
nelle mining pool. Un network, un
insieme di persone il cui scopo è collaborare, riunendo la potenza di calcolo
dei propri computer per “minare”. Anche in questo caso viene posta una sfida
all’utente che decide di parteciparvi: l’accesso alla conoscenza di quali siano
i network di mining pool e come
funzionano sono anch’essi da considerarsi attività che implicano la
responsabilità di ogni utente di informarsi e gestire in autonomia le varie
attività a disposizione.
Oggigiorno, si può
dire che estrarre bitcoin sia una vera e propria professione. Tanto quanto lo
sia la speculazione che ne deriva. Speculazione che ha dato vita a molte altre
criptovalute le quali, nell’essenza, sembrano differire da quei valori
cypherpunk a cui Satoshi Nakamoto si era ispirato per questo nuovo sistema: decentralizzazione delle transazioni online, pseudo-anonimato, scarsità,
irreversibilità delle transazioni e accessibilità.
Una visione che, forse, nella sua concezione non inglobava il concetto di
speculazione, un tema cruciale che sarà affrontato nei prossimi articoli.
In questo contesto
di riflessione critica a Bitcoin è lecito sottolineare infine come anche
l’anonimato stesso del suo creatore possa essere oggetto di discussione, in fin
dei conti viene chiesta fiducia ad un principio che nasce nell’enigma. Il
riconoscimento dell’innovazione di Bitcoin per la società va accompagnata
quindi da uno spirito critico e consapevole della necessità di conoscenza che
richiede.
Articolo di: Maria
Luisa Giannetta e Mjriam Prudente

