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Breve storia della moneta elettronica
Redazione
2 anni fa
a cura di Lugano Living Lab - Città di Lugano e Istituto di Media e Giornalismo - USI

Dalla moneta di cuoio, alle carte di credito, e poi il bitcoin. Il percorso per arrivare alla "dematerializzazione" delle forme di pagamento è stato ricco di mutamenti nella forma e nel concetto stesso di moneta. Con Satoshi Nakamoto emblema dell’ultimo passo di questa evoluzione, questa idea si lega alla filosofia cypherpunk.

 

Dalla moneta di cuoio alla moneta digitale

La definizione di moneta è tanto ovvia quanto sfuggente, e forse la sua storia può spiegarne il significato. Il primo tentativo di moneta standardizzata e di valore è rappresentato dalla moneta di cuoio, circa nel 700 a.C. Il valore era rappresentato dai metalli preziosi, che per definizione sono di scarso reperimento e la cui estrazione aveva costi molto alti. Questo scarso reperimento è alla base della creazione della prima cartamoneta in Cina (intorno agli anni 1000 d.C.), ossia la prima banconota, la cui produzione fu descritta da Marco Polo nel “Il Milione”. Lo scopo della banconota era quello di garantire la praticità rispetto alla moneta di cuoio, ma si differenziava per il suo lato speculativo. Di fatto, si poteva creare la situazione dove un istituto di credito emettesse più banconote speculando sul fatto che non tutti i propri risparmiatori richiedessero oro e metalli preziosi contemporaneamente. Ciò permetteva la creazione di un quantitativo di banconote superiore rispetto ai metalli preziosi in possesso. La banconota dunque diviene una sorta di “pagherò” per un rimborso futuro.

 

Fu nel corso della metà del XIX secolo che il sistema aureo divenne dominante per gli scambi commerciali, ossia il sistema secondo cui la base monetaria è fissata da una certa quantità d’oro. Questa fase si protrasse fino al 1971, quando con un discorso pubblico, il presidente degli Stati Uniti d’America Richard Nixon decise di sospendere la convertibilità dell’oro in moneta, ovvero la capacità di stampare banconote solo a fronte di un possesso di oro. Tale decisione era dovuta all’intento della Casa Bianca di ridurre l’importante difficoltà finanziaria che gli Stati Uniti stavano affrontando in quel periodo storico: caratterizzato in particolare dalla guerra in Vietnam e al contempo dallo sviluppo repentino di nuovi mercati finanziari internazionali che mettevano la potenza finanziaria della moneta americana, il dollaro, a rischio.

Il 1971 segna dunque l’anno in cui si è giunti al sistema monetario corrente, un sistema composto da regole e accordi con conseguenti procedure coordinate dalle autorità monetarie internazionali nel modo in cui viene dato valore alle monete degli stati.

 

Con l’avvento della dematerializzazione della moneta e la digitalizzazione, prodotti come le carte di credito o nuove abitudini di acquisto online come ad esempio l’utilizzo di siti di vendite online, hanno portato ad una praticità e utilizzabilità dei mezzi di pagamento sempre più veloce, semplice, portabile e percepita come sicura.

 

Tuttavia, come sottolineato dal professore titolare dell’USI Edoardo Beretta in occasione di un suo intervento pubblico sul tema “Storia dell'economia e sistemi finanziari”, vi è una sorta di filo rosso che lega gli eventi, definizioni e caratteristiche della moneta, ovvero il legame tra il mezzo di pagamento e il suo corrispettivo di ricchezza reale, presente o futura. I sistemi slegati da un qualsiasi valore metallico-materiale, comprese le monete digitali, possono essere soggetti a sovra emissioni, sovra creazioni di attività e di prestiti. Come già vissuto in passato, a fronte di congiunture economiche sfavorevoli si possono compromettere i meccanismi del sistema finanziario e far venire meno la fiducia che i consumatori ripongono in questi sistemi.

 

Il contesto che ha fatto proliferare bitcoin

Nel contesto della crisi finanziaria del 2008, le instabilità bancarie verificatisi in tutto il mondo crearono l’urgenza di realizzare un sistema che potesse agire in modo indipendente dalle politiche monetarie. Il fattore scatenante della crisi finanziaria del 2008 fu legato ai mutui subprime, ovvero mutui che le banche potevano dare a chiunque li richiedesse, senza una verifica che il richiedente potesse controbilanciare il mutuo stesso. In quel periodo a fronte di una serie di aumenti sui tassi d’interesse dei mutui, innumerevoli richiedenti si trovarono a non poter pagare i mutui e la situazione di insolvenza portò alla crisi, non solo delle banche stesse con conseguenti fallimenti, ma dell’intero sistema finanziario. È in questo contesto che diventò attuale bitcoin, anteponendo una soluzione tecnologica alla fiducia nei rapporti finanziari mediati dalle banche.

 

Bitcoin: chi l’ha creato e perché

Dobbiamo l’esistenza di bitcoin alla figura enigmatica di Satoshi Nakamoto, la cui identità è tuttora misteriosa. Il suo personaggio sorge all’interno del movimento cypherpunk, che dagli anni ‘90 sviluppa e teorizza sistemi volti a garantire la privacy online. Una serie di dettagli legati a bitcoin ci aiutano a comprendere il legame tra il mondo cypherpunk, il sistema finanziario e Satoshi Nakamoto: gli anni in cui si inseriscono i bitcoin, la scelta totale di anonimato da parte di Nakamoto e i sistemi da “lui” creati.

 

Il 31 ottobre 2008 è la data in cui Nakamoto pubblicò il celebre white paper di Bitcoin, intitolato “Bitcoin: un sistema di moneta elettronica peer-to-peer ”, un manifesto che fra le sue nove pagine descrive la nascita di una moneta digitale e di una nuova filosofia di pagamento. Non è un caso quindi la data di pubblicazione e la crisi finanziaria di quel periodo storico, al contempo una reazione ad una situazione critica e una soluzione in pieno spirito cypherpunk, coincidano. Inoltre, il principio di riservatezza caratterizzante di bitcoin viene incorporato nell’identità della figura stessa di Satoshi Nakamoto. Uno pseudonimo dietro il quale non è ben certo l’individuo che si celi. L’ipotesi più comune suppone che si tratti di un gruppo di individui di almeno cinque persone. Sulla sua identità negli anni sono state fatte diverse congetture tuttavia, sebbene siano trascorsi quattordici anni dalla sua prima comparsa, Nakamoto non si è ad oggi fatto scoprire.

 

Il bitcoin si origina come un sistema di transazione che dà la possibilità ai pagamenti online di giungere alla controparte in modo diretto, senza passare quindi da un’istituzione finanziaria, come funziona ad oggi ad esempio con le carte di credito. Un concetto di moneta differente, che si inserisce all’interno della corrente di pensiero cypherpunk i cui tratti principali comprendono lo pseudo anonimato e la privacy attraverso l’uso della crittografia, nonché il fatto di poter tenere traccia dei trasferimenti fatti con questa moneta digitale, cosa che non è possibile fare con il denaro contante.

 

Diversamente dalle altre valute il bitcoin non viene distribuito da una banca centrale, governo o azienda, ma è la collaborazione di più persone collegate fra di loro con il proprio PC, una gestione e sviluppo distribuita, peer-to-peer per l’appunto, da persona a persona, che permette la sicurezza delle transazioni online grazie a un sistema di crittografia.

 

Questa quindi l’idea originale alla base di bitcoin: pseudo-anonimato, crittografia, un sistema completamente distribuito, tutte concezioni che creano un legame indissolubile fra l’ecosistema bitcoin e la filosofia ribelle dei cypherpunk. 

L’attuale sviluppo di bitcoin nella società, i nuovi scenari legati al tema dell’energia e dell’impronta ecologica di questo sistema, nonché la creazione di una vera e propria industria legata al mondo delle monete virtuali nata sulla scia di bitcoin saranno il tema del prossimo articolo.

 

Articolo di: Mjriam Prudente e Maria Luisa Giannetta