
È uscito nelle librerie ticinesi “Democrazia e libertà”, l’ultimo libro scritto dall’ex consigliere nazionale Adriano Cavadini. Si tratta di una sorta di guida pratica per scoprire i meccanismi delle nostre democrazie. A Ticinonews ha raccontato la genesi del libro e a chi è rivolto.
Può raccontarci come è nato questo libro?
“Era da diversi anni che avevo due o tre idee di libri. Poi l’anno scorso mi sono detto che il momento attuale è difficile per la democrazia: c'è un aumento dell'astensionismo durante le elezioni e ci sono troppi regimi nel mondo autoritari. Volevo quindi creare qualcosa di facile accesso, un volume di divulgazione che spiegasse da dove nasce la democrazia. Com'è la situazione nel mondo e com'è il funzionamento della democrazia in Svizzera? A cosa servono le istituzioni? Molto spesso la gente si chiede cosa fa la politica. Si ha l’impressione che non faccia nulla o che non cambi mai nulla. Ho pensato che valesse la pena spiegare con esempi e parole semplici questi concetti”.
C'è un elemento curioso: la Svizzera viene definita assieme ad altri paesi – come Norvegia, Nuova Zelanda, Francia, Giappone - una democrazia completa. Italia, USA, Israele, Portogallo e altri vengono invece definite delle democrazie imperfette. Cosa si intende?
“Chi allestisce queste graduatorie si basa su un certo numero di criteri: rappresentatività, funzionamento del governo, stabilità del governo, possibilità del cittadino di partecipare alla vita pubblica. Sono tutti elementi che ritroviamo in nazioni come la nostra. In altre nazioni, che magari in passato erano complete, la situazione è peggiorata. Negli USA, ad esempio, la democrazia è presa sottogamba. Nel 1789 aveva inserito nella sua costituzione il principio fondamentale della libertà e della democrazia. Ma negli ultimi anni ha avuto un presidente che si permette di assaltare il parlamento, di chiedere al segretario di uno Stato di procurargli 12 mila voti perché altrimenti avrebbe perso. Non sono degli atteggiamenti di una democrazia. Anche l’Italia è una democrazia imperfetta. Uno degli elementi che giocano a suo sfavore è che il Parlamento non è scelto dal cittadino. Il cittadino vota dei nomi su delle liste di partito, ma poi sono le segreterie di partito che decidono quali sono i loro rappresentanti all'interno del parlamento e li possono anche sostituire. Questo mostra che è una democrazia imperfetta, ma sicuramente meglio delle non democrazie. La maggior parte della popolazione nel mondo vive in paesi che hanno regimi autocratici, dittatoriali o teocratici come l'Iran, dove non soltanto non c'è democrazia, ma non c'è nessuna libertà. Per avere la democrazia, bisogna anche avere la libertà”.
Per fare il suo libro si è confrontato anche con dei giovani ed è entrato nelle scuole. Quali sono le impressioni che ha avuto confrontandosi con loro? C'è un eccesso di disinteresse o in realtà non è come sembra?
“Credo che oggi c'è un disinteresse un po' generale, indipendentemente dall'età. I giovani oggi sono più informati di quanto lo fossimo noi alla loro età: discutono, hanno i social, mentre noi studiavamo e ci occupavamo poco dei problemi del momento. Con questo libro abbiamo creato dei gruppi di lavoro con una classe e devo dire che erano molto motivati. Poi facevano anche le loro riflessioni: ‘le cose vanno bene e quindi non c'è bisogno di andare a votare’ oppure ‘tanto noi non riusciamo a cambiare nulla’. Un altro gruppo ha detto: ‘Capita che oggi vengano elette delle persone che urlano, che colpiscono la pancia dell'elettore, mentre le persone più ragionevoli e preparate non sono elette’. Il giovane queste cose le avverte e credo che ci voglia poco a coinvolgerlo, a motivarlo ad interessarsi della democrazia. Ferruccio De Bortoli, già direttore del Corriere della Sera ed editorialista del CdT, ha detto in occasione della presentazione del libro che le nostre democrazie hanno bisogno di una costante manutenzione se vogliamo salvaguardarle. Dobbiamo fare in modo che la democrazia e le sue istituzioni stiano al passo con i tempi, ma soprattutto che la gente si renda conto che è importante partecipare, sia attraverso il voto che mettendosi a disposizione per assumere delle cariche politiche. Oggi, purtroppo, c'è chi fa politica perché pensa di trarne dei vantaggi. Se invece uno fa politica onestamente per spirito di servizio e con il desiderio di dare un contributo al miglioramento del suo Stato e della società, ecco che la politica può anche dare molte soddisfazioni”.

