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Ticino
Zone di confine: “Così ci teniamo stretti i frontalieri”
Zone di confine: “Così ci teniamo stretti i frontalieri”
Zone di confine: “Così ci teniamo stretti i frontalieri”
Redazione
8 anni fa
Depositata una proposta di legge volta a ridurre il prelievo fiscale per chi rimane in Italia a lavorare

Una busta paga appesantita per evitare l’emorragia di lavoratori in Ticino. È l’obiettivo delle proposta di legge depositata in questi giorni a Roma dal deputato leghista Matteo Luigi Bianchi. “L’intenzione – spiega a Ticinonews il deputato – è andare incontro alle esigenze delle piccole e medie imprese che operano entro i 20 km dal confine”. Infatti, “queste ditte assumono il personale e investono nella formazione, ma troppo spesso i dipendenti finiscono poi per spostarsi in Ticino, allettati da uno stipendio più alto”. “E questo determina un impoverimento delle aziende sul nostro territorio, creando al contempo problemi al Ticino, confrontato quotidianamente con 65mila frontalieri”, prosegue.

Ma come funzionerebbe nel concreto? In sostanza, spiega Bianchi, “vorremo creare un regime fiscale differente per il costo del lavoro, affinché il dipendente residente in Italia e che lavora per un’azienda situata entro i 20 km possa beneficiare di uno stipendio più alto, nel tentativo di colmare il differenziale”. Sì, perché conti alla mano, se all’azienda un lavoratore costa 4mila euro, il dipendente alla fine del mese se ne ritrova in tasca meno della metà: “Dobbiamo quindi lavorare sul cuneo fiscale, alleggerendo le trattenute”.L’idea approdata a Roma è frutto di un progetto elaborato dal centro studi della Confartigianato di Varese e si situa nel solco delle Zone economiche speciale (Zes): “Qui però ci concentriamo non sull’aiuto diretto alle aziende, ma sugli stipendi”.

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