
Il Municipio di Lugano ha istituito ieri una zona rossa 'off-limits' per il corteo del CSOA Il Molino, previsto per sabato 14 settembre, con lo scopo di "garantire il diritto dei manifestanti e lo svolgimento di altre manifestazioni". La decisione dell'Esecutivo luganese ha incassato le critiche degli autogestiti. In un comunicato stampa il CSOA ribadisce che il corteo non andrà a interferire con altre manifestazioni previste quel giorno.
Per gli autogestiti si tratta dunque di un "pretesto fomentato ad arte per creare paura e strade vuote", ovvero per "scoraggiare le persone e le famiglie a scendere in piazza" a manifestare a favore dell'autogestione. "Quello che faremo sabato sarà scendere nelle strade per rivendicare pratiche e culture autogestite, per l’autodeterminazione di corpi, dei generi, degli ecosistemi, dei popoli in resistenza - si legge nel comunicato - Per difendere un luogo di libertà che vive da ormai 23 anni. Con l’intenzione di attraversare quei quartieri che la “grande Lugano” vorrebbe trasformare o che sta già trasformando in non luoghi, securizzati, elitari e puramente rivolti al consumo".
Di seguito il comunicato stampa del CSOA:
Le zone rosse ci riportano a inizio anni duemila. Genova, Davos, Praga. Città blindate, polizia che spara (Götebrog), polizia che uccide (Genova) e arresti, torture, traumi e repressioni. L’8 agosto 2019 a Rochefort en Terre in Bretagna, viene arrestato Vincenzo, dove viveva da anni dopo essersi sottratto a una pesante condanna per il reato di "devastazione e saccheggio" (introdotto durante il ventennio fascista in Italia) - più di dodici anni di carcere - per aver partecipato alle giornate di lotta del g8 a Genova nel 2001.
Le zone rosse vengono riproposte oggi, anno 2019, nella città vetrina impaurita di Lugano. Nonostante i propositi dichiarati e la natura stessa della manifestazione lanciata a inizio giugno con un corteo allargato, partecipato e rivendicativo, nel quale tutte e tutti potranno trovare il proprio spazio e che - come già detto - non andrà a interferire con altre manifestazioni previste quel giorno, il ripetitivo e abituale valzer di bugie e luoghi comuni trova il suo culmine con la creazione di un’improponibile zona rossa.
Un pretesto fomentato ad arte per creare paura e strade vuote. Una chiara volontà politica volta a creare un clima di tensione, per scoraggiare le persone, i/le solidali e le famiglie a scendere in piazza e per non permettere nessun contatto tra la parte "ufficiale" e le "devianze molinare".
Ma sabato quello che invece faremo sarà scendere nelle strade per rivendicare pratiche e culture autogestite, per l’autodeterminazione di corpi, dei generi, degli ecosistemi, dei popoli in resistenza. Per difendere un luogo di libertà che vive da ormai 23 anni. Con l’intenzione di attraversare quei quartieri che la “grande Lugano” vorrebbe trasformare o che sta già trasformando in non luoghi, securizzati, elitari e puramente rivolti al consumo.
Perché sabato la politica della paura e della menzogna non troverà spazio. Perché il loro timore non è tanto quello della «devastazione e del saccheggio» - reato con cui vennero incarcerate 10 persone dopo il g8 di Genova con condanne per un totale di 98 anni e 9 mesi di carcere – ma la paura della contaminazione e della forza delle idee: quella di territori altri, liberi, degni, solidali, meticci, aperti. Perché non ci stancheremo mai di ribadire che, in un mondo in cui un confine, una legge o un conto in banca valgono più della vita di un essere umano o di una foresta millenaria, chi realmente devasta e saccheggia sono lo stato e il capitale.
Rinvitiamo per tanto tutte e tutti a raggiungerci sabato 14 settembre, all’ex termica, lato fiume, dalle ore 13.30 per una giornata di lotta, di solidarietà, di sorrisi, di musica, di cibo, di condivisione.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

