
Per la prima volta dal 13 marzo scorso in Ticino non si registrano decessi per Covid-19. “Una buona notizia”, commenta il Medico cantonale Giorgio Merlani a Teleticino. “Perché conferma l’andamento che abbiamo, i contagi sono scesi progressivamente da inizio aprile, poi anche i ricoveri hanno cominciato a scendere e poi anche i decessi”. Il responsabile della risposta sanitaria in Ticino, però, invita a non affezionarsi troppo alla cifra più bella: "Quando le cifre sono così basse la differenza fra uno e zero è piccola. È un buon segnale per il futuro, ma non fissiamoci troppo, perché domani o dopo domani potremmo avere nuovi casi di decesso, quindi non dobbiamo disperare". Importante, ricorda Merlani, anche non pensare che lo zero raggiunto oggi sia la meta: "Non vorrei comunque che nascesse un sentimento di eccessiva tranquillità nella popolazione che poi ci si lascia andare. Il virus è ancora lì fuori, è presente nella popolazione, circola a un livello più basso anche grazie a tutti i comportamenti imparati. Ma zero decessi non vuol dire zero virus".
A Berna oggi hanno annunciato di aver raccomandato allentamenti per le case anziani, in Ticino com’è la situazione?“Il Ticino è stato colpito più duramente, è stato colpito prima. Quello che è successo nelle case anziani lo hanno visto tutto, è successa la stessa cosa in vari paesi europeo, quindi bisogna essere estremamente prudenti. L’apertura è qualcosa su cui si è già riflettuto, dobbiamo però vedere l’andamento della curva adesso, dopo che oggi sono state riaperte tutta una serie di attività. Non vorrei riaprire adesso le case anziani e poi vedere che la curva sta di nuovo aumentando. Questi giorni li useremo per fare delle buone valutazioni, per decidere le modalità. Le prime riflessioni sono già state fatte, sono già in corso anche discussioni di scambio, con Adicasi per esempio. Poi prossimamente potremo cominciare a dare delle buone notizie. Mi preme anche sottolineare che Daniel Koch ha parlato di soluzioni come pareti trasparenti divisorie, che da noi si fanno già da settimane, anche grazie all’inventiva di alcune case e al sostegno della protezione civile. Il nome non è felice, li hanno chiamati acquari, ma almeno ci si può vedere con una certa protezione”.
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