
L'ex deputato PPD, oggi giudice supplente del Tribunale d'appello, Carlo Caimi non infranse alcuna regola lo scorso 30 novembre quando su Facebook scrisse che la nuova normativa sugli appalti sarebbe caduta al primo ricorso al Tribunale federale.
Per quel post Caimi era stato segnalato al Consiglio della magistratura dal consigliere di Stato Claudio Zali, il quale sosteneva che si trattasse di "un'inteferenza nel processo legislativo".
"I giudici devono scrivere le sentenze quando richiesto, non le devono sputare su Facebook o sui giornali" aveva dichiarato allora Zali a La Regione (vedi articoli suggeriti).
Di diverso avviso è stato però il Consiglio della magistratura, che con sentenza datata 31 gennaio ha pronunciato il non luogo a procedere.
"In sintesi" scrive il Consiglio della magistratura nella sua sentenza, "si può ritenere che il magistrato supplente segnalato non ha trasmodato nell'esercizio dei suoi diritti e non si è reso autore di illeciti disciplinari."
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