
Del tema si parla ormai da decenni. Era il 2008 quando l'ex commissario Giorgio Galusero, per la prima volta, presentò un atto parlamentare che chiedeva la creazione di un'unica struttura di Polizia. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata, il dossier è evoluto (con toni non sempre concilianti) e sono nate alternative. L'obiettivo di fondo? Ottimizzare compiti e risorse fra Polizia cantonale e Comunali. In mattinata, il Consiglio di Stato ha comunicato di avere «preso atto della consultazione» relativa al progetto Polizia ticinese – l'alternativa morbida al dossier Polizia unica – e di avere «deciso di concludere la fase progettuale e di non proseguire con lo sviluppo».
Tutte le opzioni sul tavolo
È stata messa, dunque, la parola fine? Lo abbiamo chiesto al consigliere di Stato Claudio Zali. Il progetto Polizia ticinese «non è stato scartato o accantonato», ha spiegato ai microfoni di Ticinonews. «Il lavoro è stato fatto e ora viene la fase delle decisioni. È concluso il suo sviluppo, ma resta una delle possibili soluzioni per il futuro della Polizia in Ticino. Insieme al mantenimento della situazione attuale oppure a un ulteriore sforzo di centralizzazione che va più in direzione di una Polizia unica. Spetterà poi al Gran Consiglio, se del caso, adottare le modifiche di legge che il Consiglio di Stato eventualmente proporrà». Solo qualche giorno fa, il Gran Consiglio ha adottato la nuova Legge sulla Polizia, «la quale spiega il funzionamento della Polizia e gli strumenti a sua disposizione – aggiunge Zali –, ma non dice quale Polizia è chiamata ad adottarli. Ora va risolto questo aspetto».
Il progetto è stato portato avanti quando la responsabilità politica della Polizia era di Norman Gobbi. Il quale tira una stoccata agli attori coinvolti: «Non la vivo come un funerale, anzi. Devo dire che è un progetto che abbiamo creato per i Comuni, ma gli stessi Comuni hanno voluto negarlo e quindi, probabilmente, i Comuni dovranno confrontarsi con la soluzione di Polizia unica. E questo perché loro non hanno mai voluto essere parte attiva in un processo di riforma che è necessario per gestire un servizio essenziale come quello della sicurezza pubblica, ma anche costi sostenibili».
Le reazioni
Il progetto, come detto, non ha mai – per usare un eufemismo – entusiasmato i Comuni. Quali sono le reazioni, oggi? «Mi rallegro che il Consiglio di Stato non si sia ostinato ad andare avanti ma abbia fermato questo progetto nato male, continuato peggio e finito in un documento che ha preso solo tante critiche», commenta Karin Valenzano Rossi. «Noi siamo chiaramente a disposizione per discutere di eventuali adattamenti e miglioramenti, ma in modo partecipativo». Che l'alternativa possa essere la Polizia unica, per la capo Dicastero sicurezza e spazi urbani di Lugano «a oggi resta più una minaccia che qualcosa di concreto». Il presidente dell’associazione dei Comuni ticinesi (ACT), Felice Dafond, ha accolto il comunicato del Governo «con l'amaro in bocca», rimproverando la «mancanza di comunicazione e di un dialogo franco, aperto e costruttivo»: «Il tema del coordinamento delle competenze è e rimane sul tavolo e va costantemente migliorato. Vedremo che cosa questo significherà nel prossimo futuro». Il presidente dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi (APCTi) Orio Galli si dice «pronto e aperto a eventuali prospettive di collaborazione maggiorate rispetto alla situazione attuale».

