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Ticino
Zali e la crisi governativa: uno sguardo ai precedenti
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Da Patrizia Pesenti a Marina Masoni, fino agli episodi più recenti - Ripercorriamo i vari avvicendamenti avvenuti in seno all'Esecutivo ticinese.

Il dimezzamento delle responsabilità politiche del consigliere di Stato di Claudio Zali, annunciato ieri in corpore, dall’Esecutivo, dà forma a quella che può essere definita una Crisi Istituzionale. Un cambio di casacca alla guida della Magistratura e della Polizia, ora in mano alla vicepresidente Marina Carobbio Guscetti. Un avvicendamento che segna sicuramente la storia politica del nostro Cantone. Ma non si tratta di un caso isolato; facciamo dunque un passo indietro. Era il 2003 e a rappresentare il seggio socialista c’era Patrizia Pesenti. Sul tavolo dell’Esecutivo l’approvazione del preventivo, in deficit di 273 milioni di franchi. Il Consiglio di Stato auspicava tagli, soprattutto nel Dicastero della sanità e della socialità, nelle mani di Pesenti. Lei si rifiutò e fu sollevata dai dossier della socialità. Tre anni più tardi, nello stesso mandato governativo, a finire sotto i riflettori fu Marina Masoni, allora direttrice del Dipartimento delle finanze e dell’economia. Nella bufera, l'irregolarità nei calcoli del fisco ticinese - il cosiddetto «FiscoGate» - e la fondazione di famiglia Villalta, con sede nel canton Svitto, in cui furono trovati fondi che sostennero la campagna elettorale della liberale non tassati in Ticino. Ci furono conseguenze giudiziarie e d’immagine. Masoni fu sollevata dalla Divisione delle Contribuzioni.

Gli episodi recenti

Nei 17 anni successivi la guida governativa ticinese subì alcuni scossoni, senza andare però incontro a conseguenze politiche. Come nel caso di Argo1 e dello scandalo dei permessi falsi. Arriva poi il 2023, quando il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi resta coinvolto in un incidente stradale. Tasso alcolemico leggermente sopra la media, poi legalmente rientrato nel secondo test. Agenti accusati di favoreggiamento, in seguito prosciolti. «Episodio bagatellare», lo definì il Consiglio di Stato. Due anni più tardi, l’arrocchino: Costruzioni a Gobbi, Polizia e Magistratura, caso vuole, a Zali.

Uno sguardo agli altri cantoni

Non solo il Ticino al centro di scandali. Canton Ginevra, 2015: il ministro liberale Pierre Maudet vola ad Abu Dhabi per assistere al GP di Formula 1. Un viaggio pagato dal principe ereditario emiratino. Maudet mentì; in Svizzera un funzionario pubblico non può accettare regali di grande valore. Fu sollevato dalla presidenza governativa, gli vennero tolte le responsabilità politiche, fu espulso dal partito e condannato dal Tribunale Federale. Nel 2023 Maudet venne poi rieletto in Consiglio di Stato. Qualche km più in là, nel Canton Vaud, la bufera sulla consigliera di Stato Valérie Dittli tiene ancora banco. Presunte interferenze e abusi di autorità in ambito fiscale da parte della capodipartimento delle finanze. Si apre un’inchiesta, ad oggi non ancora terminata.

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