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Il caso
Zali divide il Mattino: «Basta con il tiro al piccione», ma c'è chi chiede l'uscita anticipata
©FRANCESCA AGOSTA
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Redazione
4 ore fa
Sul Mattino della Domenica due prese di posizione sulla situazione del consigliere di Stato. Da una parte si denuncia il «tiro al piccione» e si invita ad attendere la giustizia, dall'altra si ritiene ormai «insostenibile» la sua permanenza in Governo fino alla fine del mese.

La vicenda che coinvolge Claudio Zali e la decisione del consigliere di Stato di rimanere in carica fino alle dimissioni già annunciate continuano ad alimentare il dibattito politico. Sul Mattino della Domenica trovano spazio due prese di posizione che, pur richiamando entrambe la presunzione d'innocenza, arrivano a conclusioni differenti sul comportamento del ministro leghista e sulla sua permanenza in Governo.

«Si è ecceduto nel tiro al piccione»

La prima presa di posizione punta il dito contro il clima creatosi attorno a Zali. «L’impressione è che negli ultimi tempi si sia un po’ ecceduto nel tiro al piccione», perdendo di vista il fatto che il consigliere di Stato «non è un volatile bensì un essere umano, un padre», oltre che un ministro che «ha dato tanto al Cantone». Secondo il testo, alcuni lo starebbero scaricando «come un cencio, sulla base di accuse che sono ancora tutte da dimostrare», forse più per indirizzare «l'inestinguibile rabbia popolare su un solo capro espiatorio» che per un autentico «senso di giustizia». Un atteggiamento accompagnato, si legge, da «astio, risentimento e insinuazioni».

Nel commento non si non esclude che Zali possa aver commesso degli errori, ma sottolinea che «sarà la giustizia a determinarlo e non i più o meno disinteressati tiratori al piccione». Per questo «le sentenze affrettate non giovano a nessuno». In questo momento, viene aggiunto, si può esprimere solidarietà «alle vere o presunte vittime», ma anche allo stesso Zali, al quale viene rivolto «un grazie» per aver servito per oltre trent'anni le istituzioni ticinesi, prima come giudice e poi come consigliere di Stato.

«La permanenza in Governo è diventata insostenibile»

La seconda parte da una premessa altrettanto netta: «La presunzione di innocenza vale per tutti. Anche per Claudio Zali». Ma in questo secondo il testo si legge anche che ci sarebbero tuttavia «buoni motivi per ritenere che i due procedimenti penali aperti a suo carico finiranno in niente». Ma il piano giudiziario viene separato da quello politico: «Un conto è la questione giudiziaria, altra storia è la situazione politica». Anticipare di quattro settimane le dimissioni già annunciate, si sostiene, «non avrebbe significato ammettere alcunché», ma sarebbe stata «una semplice presa di coscienza del fatto che la permanenza in Governo fino a fine mese è diventata insostenibile», anche a seguito dell'«inaudito sciacallaggio politico e mediatico compiuto sulla vicenda».

«Ormai la valanga ha assunto dimensioni tali che non è più pensabile opporsi», prosegue il commento. Di fronte alle richieste di lasciare anticipatamente, Zali avrebbe potuto «sacrificare un po’ della propria ostinazione e del proprio ego – non della presunzione d’innocenza! – agli interessi delle istituzioni e del Movimento d’appartenenza», anziché trascorrere altre quattro settimane «come ministro senza portafoglio». «Spiace che abbia scelto altrimenti», si legge. La critica si estende infine alla Lega: «Non risulta che Zali abbia mandato alla Lega un ringraziamento per i 34 anni che, grazie al Movimento, ha potuto trascorrere nelle Istituzioni», né «una qualche espressione di rincrescimento per il danno arrecato alla Lega».