
Claudio Zali, dalle colonne del Mattino, continua a difendere la sua "creatura", ovvero la tassa di collegamento, dopo il rigetto dei ricorsi pendenti da parte del Tribunale Federale. "Lo scopo della tassa di collegamento", scrive il Direttore del Dipartimento del territorio, "è quello di combattere le derive di un traffico veicolare diventato insopportabile, (...) specie nel Mendrisiotto e nel Luganese. Non si vuole fare cassetta, ma disincentivare l’utilizzo individuale dell’autovettura per recarsi al lavoro". Per Zali è inoltre evidente che questa funzione di disincentivo può essere efficace solo in futuro e non retroattivamente, motivo per cui "il Consiglio di Stato, su mia proposta, ha già deciso che non ci sarà prelievo retroattivo". Il Consigliere di Stato dichiara inoltre "impensabile" far entrare in vigore la tassa in un periodo di tale emergenza economica e sanitaria, specificando che all'introduzione sarà comunque in vigore un periodo di prova di tre anni e da una fase di preparazione.
Tornano i "soldatini"Zali non ha lesinato inoltre un attacco agli avversari, definendo le critiche alla decisione del Tribunale "strumentalizzazioni" da parte "dei titolari dei grandi generatori di traffico e di certi politici al loro servizio (quelli che a suo tempo avevo chiamato 'soldatini'), cui la sentenza del Tribunale federale è visibilmente andata di traverso". Il Consigliere di Stato promette infine di tornare sul tema nel corso della prossima settimana per "fare chiarezza". La tassa in particolare negli ultimi giorni aveva sollevato le critiche di UDC e PPD, entrambi a favore di un abrogazione della legge, arrivando addirittura, nel caso di Piero Marchesi (UDC), a suggerire su Facebook di far votare nuovamente il popolo nel caso la tassa entrasse in vigore.
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