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Ticino
"Yes, We Car"
Redazione
11 anni fa
Nasce il comitato ticinese a sostegno dell'iniziativa popolare per i 140km/h sulle autostrade. Sabato 4 aprile in piazza per la raccolta firme

Domenica 15 marzo a Bellinzona è nato il Comitato ticinese di sostegno all’iniziativa volta ad aumentare la velocita massima sulle autostrade da 120 Km/h a 140 km/h. A supportare l’iniziativa sono sette giovani, dei quali cinque candidati al Gran Consiglio nelle elezioni Cantonali: Andrea Censi, Andrea Quadroni e Gaetano Graziani (candidati AreaLiberale per La Destra), Fabio Käppeli (presidente GLRT e candidato per il PLRT), Luiis Franceschi (candidato GC per il PPD), Filippo Zanetti (PS) e Benjiamin Albertalli (pilota e giornalista automobilistico).

Il testo dell’iniziativa chiede, ricordiamo, una modifica dell’articolo 82 della Costituzione svizzera, nella quale verrebbe inserita una clausola che prevede l'innalzamento del limite di velocità sull'autostrada a 140km/h, qualora le condizioni della strada, della circolazione e della visibilità sono favorevoli. 

In sostegno al promotore dell’iniziativa Marco Schläpfer, che ha già raccolto 50'000 firme unicamente con una promozione sui social network, il comitato ticinese è determinato a lanciare un messaggio verso "la politica di circolazione restrittiva che sta colpendo i conducenti sempre più negli ultimi anni". Spera inoltre in un "effetto domino", ossia in un coinvolgimento non solo dei politici ticinesi ma anche in quelli d’oltralpe che poco interesse e peso le hanno concesso.

Il comitato sarà quindi presente con le due prime raccolte firme sabato 4 aprile, la mattina al mercato di Bellinzona ed al pomeriggio in centro Lugano.

“Questa è la prima di una lunga serie di iniziative e prese di posizioni a favore dei conducenti bistrattati dalle leggi sulla circolazione" assicura il portavoce del comitato Andrea Censi. "Ci stiamo muovendo a livello nazionale, le libertà dei conducenti devono essere garantite e noi stiamo lavorando per proteggere i loro diritti contrapposti oramai ad una regolamentazione che da dissuasiva è tramutata in una politica del terrore.”

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