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Xenia Peran non si arrende
Xenia Peran non si arrende
Xenia Peran non si arrende
Redazione
10 anni fa
L'avvocatessa luganese ha annunciato di aver chiesto l'annullamento del processo di ottobre

Non pare essersi data per vinta Xenia Peran: condannata lo scorso 5 ottobre a 24 mesi sospesi per appropriazione indebita e altri reati, ha chiesto l'annullamento del processo a suo carico.

Ad anticiparlo via social è la stessa avvocatessa luganese: "In data 18 febbraio 2017 chi scrive ha chiesto alla Corte Reclami Penali di voler accertare la nullità di ambo le decisioni del giudice Marco Villa (era stato ricusato), ovvero di voler accertare la nullità del processo 3-4 ottobre 2016 e calendarizzato fino all’11 ottobre 2016". Peran contesta inoltre l'ispezione effettuata presso il suo domicilio ad agosto e la conseguente decisione di rimandare il procedimento a ottobre.

"Ne segue che io mi sono presentata ancora in tempo ma il giudice Villa e la Corte hanno illegalmente deciso di chiudere un processo senza alcun tipo di verifica dei fatti e amministrazione delle prove, approfittando della mia assenza primi due giorni giustificata da un certificato medico. Ricordiamo che a me è stato sempre negato il diritto a difendermi provando, mai una singola prova o teste è mai stato ammesso a mio discarico. Mai, in 7 - 8 anni mai ho potuto avere accolta una singola prova che sia. Le prove da me fornite che dimostrano la totale insussistenza delle accuse sono invece state ignorate, de-negate, occultate o manomesse. Inoltre, mi è stato negato il diritto assoluto di esaminare o far esaminare i testi a carico garantito dall’art. 6 par. 3 (d) CEDU".

Peran, ricordiamo, non era comparsa in aula durante i primi due giorni del dibattimento per motivi di salute, salvo poi presentarsi di persona il 5 ottobre allo sportello del Tribunale per chiedere la riapertura del procedimento dopo aver trovato un avvocato di fiducia a Milano. Richiesta che però è stata considerata tardiva e quindi negata. Una decisione ritenuta errata dala diretta interessata: "Ai sensi dell’art. 367 CPP il giudice Marco Villa e la Corte, conto tenuto inter alia del fatto che la sottoscritta si è presentata in data 5 ottobre 2016 chiedendo di esporre la propria versione dei fatti, avrebbero potuto e dovuto riprendere il processo".

Pendenti vi sono ancora le decisioni del 29 settembre 2016 del Tribunale Federale in tema di violazione del diritto, decisioni che la stessa Peran ha impugnato avanti la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, "un tribunale indipendente ed imparziale sia per i giudici cantonali sia per quelli federali, ove sono sub giudice pure altre sentenze definitive, segnatamente quella del 22 febbraio 2016 relativa alla ricusazione del PP Paolo Bordoli".

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