
La prima pagina dei quotidiani ticinesi è naturalmente dedicata a lei, alla consigliera federale che ieri ha annunciato il suo ritiro. La partenza di Eveline Widmer-Schlumpf è principalmente vista come necessaria e dovuta per come era arrivata a Palazzo federale.
"Pur con tutto il rispetto dovuto a chi ricopre la carica di consigliere federale, dobbiamo dire che non rimpiangeremo Widmer-Schlumpf" esordisce il condirettore del Corriere del Ticino Fabio Pontiggia. E questo per tre ragioni: "Primo, per come la politica grigionese è arrivata nella stanza dei bottoni; secondo, per la forzatura istituzionale che la sua presenza in Consiglio federale ha rappresentato; terzo, per come la ministra ha governato, in particolare in testa al Dipartimento federale delle finanze. Tre ragioni che si legano strettamente".
Per Pontiggia la trama ordita nell'autuno 2007 ai danni dell'allora consigliere federale Christoph Blocher è "quanto più riprovevole possa essere escogitato nel nostro Paese pur di coronare i propri sogni di potere, dietro all'apparente gentilezza e della dedizione all'interesse generale". Una manovra partitico-parlamentare che ha messo a dura prova il sistema di concordanza "in una stagione in cui per la Svizzera, internamente e soprattutto internazionalmente, sarebbe stata necessaria una forte coesione tra i partiti maggiori".
Pontiggia si sofferma poi sul ruolo della Consigliera federale alla testa del Dipartimento delle finanze. "Era arrivata in Consiglio federale forte dell'immagine di consigliera di Stato artefice del risanamento delle finanze del Canton Grigioni. Un'immagine immeritata perché quel risanamento avvenne seguendo non la strada inizialmente indicata dalla futura consigliera federale (più pressione fiscale), bensì quella alternativa voluta e ordinata dal Gran Consiglio (meno spese). Widmer-Schlumpf si era semplicemente adeguata. E questa è stata davvero la sua cifra politica, adeguarsi agli impulsi altrui, alle mutevoli circostanze esterne, alle pressioni, agli aut aut, tavolta con eccesso di zelo contrabbandato per pragmatismo (...). Insomma l'esatto contrario della cifra politica di un Christoph Blocher".
Nel suo commento sulla Regione Ticino il caporedattore Edy Bernasconi parla di "sorpresa" per la tempistica con cui la ministra è uscita di scena, come del resto lo è stata la sua entrata. "Se la rinuncia ad una nuova candidatura da parte della ministra grigionese era nell'aria, dopo il risultato delle recenti elezioni (...), ci sarebbe potuti attendere il suo annuncio più avanti, magari nel corso dell'assemblea dei delegati del Partito borghese democratico in programma questo sabato. Invece Eveline Widmer-Schlumpf ha bruciato ancora una volta le tappe, spiazzando tutti all'imbrunire di un mercoledì uggioso".
Secondo Bernasconi la consigliera federale avrebbe rischiato una mancata rielezione il prossimo 9 dicembre. "Meglio dunque lasciare il campo a testa alta, piuttosto che essere scacciati in malo modo, come fu il caso proprio di Blocher".
Bernasconi si sofferma poi "sull'unico scenario plausibile", che si apre dopo la partenza di Widmer-Schlumpf, ossia quello di un raddoppio democentrista in Consiglio federale. Ora la domanda da porsi è, conclude: "Un secondo democentrista nell'esecutivo migliorerà il clima politico elvetico? In altre parole, l'UDC saprà assumere fino in fondo il ruolo di partito di governo monstrando maggiore disponibilità alla collaborazione con gli altri partiti oppure continuerà ad operare su due binari?"
Il Giornale del Popolo affida il suo commento al capogruppo PPD alle Camere federali Filippo Lombardi. Il senatore ricorda lo scalpore che suscitò la sua dichiarazione ai primi d'agosto quando parlò di un doveroso rispetto della concordanza aritmetica in Consiglio federale, ricordando che si era opposto già nel 2007 al complotto per l'elezione di Eveline Widmer-Schlumpf.
"Sono state settimane sgradevoli", scrive Lombardi, quelle prima e dopo il 18 ottobre, in riferimento alle manovre del centro-sinistra, volte a salvare ad ogni costo il seggio di Widmer-Schlumpf o "regalarne" in alternativa un secondo al PPD. "Giustamente molti elettori (e parecchi membri del PPD) respingevano una simile ipotesi di "pateracchio" in contrasto con la volontà popolare emersa dalle urne, e per niente desiderata dal Partito, che avrebbe solo da perderci".
"Può darsi" prosegue Lombardi, "che la signora Widmer-Schlumpf attendesse segnali di sostegno prima di comunicare una sua eventuale ricandidatura. Questo spiegherebbe la lunga attesa per l'annuncio arrivato ieri. Se così fosse, a maggior ragione è stato giusto esigere il contrario, ovvero che fosse lei ad assumersi la responsabilità della sua personale decisione, lasciando poi se del caso ai partiti e ai gruppi la normale libertà di pronunciarsi conoscendo le candidature sul tavolo..."
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