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Ticino
Walter il cavaliere, Giorgio l'interclassista, Fulvio il disciplinato
Redazione
17 anni fa
Le altre voci dal congresso PLR del padiglione Conza

Walter Gianora è il nuovo presidente del PLR. Il congresso del padiglione Conza mette l’ingegnere di Blenio, 54 anni, al timone del partito. Ma non lo chiameranno capitano. Per tutti è già il Cavaliere Walter. Perché è stato lui ha definirsi così: “Come un cavaliere dopo un'investitura - ha detto il neo presidente - aspetto trepidante, ma fiducioso, la sfida che insieme affronteremo per dare un contributo al partito e al paese". Ma lasciamo per un attimo il nuovo presidente. E raccontiamo il resto della cronaca della mattinata. Ad aprire le danze di un Conza pieno che più pieno non si può, è il padrone di casa. Il sindaco di Lugano Giorgio Giudici: “Il PLR, a mio modo di vedere, deve ritrovare l’anima interclassista. Soprattutto per difendere i più deboli che sono purtroppo diventati la maggioranza della popolazione”. Tocca a Fulvio Pelli. Prima il tributo a Merlini: “Caro Giovanni, hai avuto un compito più complicato di quando sono stato presidente io”. Poi invita tutti ad avere più disciplina di partito. Perché paga. E per dimostrarlo mostra pure due grafici che dimostrano che la disciplina del gruppo alle camere ha prodotto risultati: “La disciplina è possibile. E anche certi nostri poco disciplinati Gran Consiglieri, perché anche da Berna si notano certi comportamenti, dovrebbero riscoprire il piacere della disciplina”, ha detto Pelli. Strigliati i monelli, saluta Giovanni Merlini. Il presidente uscente ringrazia tutti per questi dieci anni. E sull’ultimo grazie si commuove: “Rivolgo un pensiero speciale di riconoscenza ai miei cari familiari e alla mia cara Manù. Mi sono stati vicini e hanno condiviso con me le gioie e i dolori della presidenza, sopportando anche qualche mio malumore di troppo. La loro pazienza e solidarietà sono stati esemplari e per me molto importanti”. E torniamo al Cavaliere. Walter Gianora incassa il sostegno delle due ali del partito. Nel suo discorso di insediamento, cita Benedetto Croce. E soprattutto Bob Kennedy (per cui chiama un applauso) nel suo celebre discorso contro il prodotto interno lordo. Quello che “non si misurano i successi di un paese sul PIL”. Che Gianora, in chiave ticinese, rilegge così: “Credo che non vogliamo, noi tutti, un Ticino dei “bonus” o che viaggia solo in funzione degli indici di lettura economica. Non vogliamo un Ticino del PIL. Vorremmo batterci, invece, per promuovere un’economia che persegua l’obbiettivo di dare ad ognuno non solo un posto di lavoro per avere semplicemente un reddito, ma un posto di lavoro nel quale realizzarsi e trovare dignità per sé e per il proprio nucleo famigliare”. AELLE

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