
«Il corpo intermedio di USI e SUPSI, seppur costituendo una componente essenziale della ricerca, si trova sempre più ostaggio di precarietà strutturale e di persistenti criticità retributive». A fare il punto della situazione è il sindacato Vpod, che aggiunge come «il ricorso indiscriminato a contratti a tempo determinato, rinnovati su base annuale o pluriennale, sta infatti duramente colpendo il benessere e le prospettive professionali del personale. Nel settore permangono inoltre retribuzioni insufficienti, forme di lavoro 'gratuito' e una scarsa trasparenza a livello salariale».
Numeri alla mano
I dati forniti nella risposta del Governo a un'interrogazione del 21 gennaio, continua il sindacato, «confermano, in modo inequivocabile, l’ampiezza e la gravità della situazione. Presso l’USI, ad esempio, tutti i contratti del corpo intermedio risultano a tempo determinato: 555 nel 2022, 626 nel 2023 e 637 nel 2024. In relazione ai casi di rinnovo a catena nel 2024, ben 37 presentano tra i 6 e i 10 anni di servizio, 15 tra gli 11 e i 15 anni, 3 tra i 16 e i 20 anni e 1 oltre i 20 anni. Negli ultimi tre anni, addirittura nessun contratto è stato convertito a tempo indeterminato. Alla SUPSI, meno critica ma dove si sta registrando un aumento dei contratti a tempo determinato, essi hanno rappresentato nel 2025 il 33% (170 su 346). Per i due atenei, si registrano oltretutto percentuali lavorative generalmente basse, sintomatiche di un’ulteriore fonte di precarietà».
Il quadro della situazione
«Queste problematiche, inammissibili pur ammettendo la particolarità del settore universitario e delle diverse categorie accademiche, producono crescente disagio e incertezza. La stabilità occupazionale costituisce infatti il presupposto non solo per consentire una necessaria pianificazione a livello personale, ma anche per assicurare la qualità e la continuità della ricerca. Occorrono dunque maggiori investimenti pubblici mirati, per impedire che la stabilità dell’impiego sia subordinata ai finanziamenti di terzi e per preservare il valore aggiunto creato dalla ricerca per la comunità e il nostro territorio». Inoltre, continua la nota, «il quadro descritto rischia di essere aggravato dai tagli federali nella ricerca, che prevedono una pesante riduzione dei contributi al Fondo nazionale e ai progetti accademici. Ciononostante, le riforme in corso presso i due atenei stentano ancora bellamente a riconoscere e ad arginare il precariato: un’inazione che, complice l’austerità cantonale, porta a rimettere in discussione la credibilità stessa delle due 'eccellenze’».
La risoluzione
Ieri, durante l’assemblea del corpo intermedio svoltasi a Lugano, il Sindacato VPOD ha «quindi approvato una risoluzione (destinata al Consiglio di Stato, alla Commissione di controllo USI e SUPSI nonché alle rispettive Direzioni), contenente le seguenti rivendicazioni: l’adozione di misure concrete per contrastare la precarietà del corpo intermedio, a partire da una netta riduzione dei contratti a tempo determinato e da un piano di stabilizzazione degli impieghi; l’apertura di un dialogo permanente e costruttivo tra le Autorità cantonali, i Rettorati e le Parti sociali, finalizzato a migliorare su più livelli le condizioni di lavoro e retributive della categoria; un percorso volto alla conclusione di un contratto collettivo di lavoro anche per il corpo intermedio, che risponda in modo coraggioso e condiviso alle diverse criticità sollevate».

