
Da lunedì i cittadini turchi residenti all’estero possono ufficialmente votare per il referendum costituzionale che il 16 aprile chiamerà alle urne l’intero paese. Come noto, la riforma promossa dal partito AKP del presidente Recep Tayyip Erdoğan, in caso di approvazione, assegnerebbe più poteri allo stesso, eliminando di fatto la carica di Primo ministro.
Nelle ultime settimane il dibattito si è infiammato in tutta Europa, dove risiedono numerosi cittadini turchi e le relazioni diplomatiche tra i paesi europei e la Turchia si sono improvvisamente complicate, con anche la Svizzera al centro della cronaca internazionale per alcune vicende. Tanti sono i cittadini con passaporto turco che vivono pure in Ticino, tra cui il deputato Massimiliano Arif Ay (PC), che abbiamo contattato per cercare di saperne di più da chi ha visitato di recente il paese.
Come valuta quello che sta accadendo a livello europeo in questa fase precedente alla votazione?“Le relazioni tra Turchia e paesi europei si sono deteriorate di fatto dopo il fallito golpe di quest’estate. Un Erdogan che prima era definito un islamista moderato, di colpo è diventato una specie di nemico pubblico numero uno. Fino a prima, il mondo occidentale era stato piuttosto silente, poi si è cominciato a creare un clima ostile e questa situazione col referendum è un po’ esplosa. Da parte dei paesi occidentali credo che questo attacco da un lato sia giustificato perché Erdogan non è un democratico come abbiamo visto nel 2013 a Gezi Park e la riforma è pericolosa per le istituzioni laiche e democratiche. D’altra parte però, questo blocco dei comizi sta indirettamente favorendo Erdoğan, permettendogli di giocare sul vittimismo. Così facendo, in Turchia sta recuperando una parte di quell’elettorato nazionalista non legato al governo, che di fronte a queste vicende si riavvicina al presidente come reazione a quelle che sono percepite come ingerenze da parte dell’Europa. A mio modo di vedere insomma, il tutto è controproducente. Io sono notoriamente contro Erdoğan e voterò contro la riforma costituzionale.”
La Svizzera all’esterno ha indubbiamente veicolato una posizione alquanto critica sulla riforma in votazione se pensiamo all’iniziativa del Blick e allo striscione esposto a Berna... Le relazioni tra le due nazioni sono ora compromesse?“La fase pre-votazione ha indubbiamente avuto un ruolo importante. Tutto è partito da quanto successo in Olanda, ma per la Confederazione c’è da dire che il Governo si è indubbiamente mantenuto equilibrato. Quanto fatto invece dal Blick ha scatenato delle reazioni che di fatto avvantaggiano Erdoğan. Non credo tuttavia che alla lunga le relazioni tra Svizzera e Turchia si deterioreranno totalmente anche perché ci sono da parte della Svizzera degli interessi economici da non sottovalutare. Inoltre io credo che la Turchia dopo il golpe di quest’estate stia cambiando la propria posizione geopolitica: resta per ora nella Nato, ma si sta rendendo più autonoma dal sistema atlantico. I militari turchi vicini alla setta di Gülen che stanno sostanzialmente scappando, chiedendo asilo in Europa, sono proprio alti ufficiali della Nato… persone cioè che prima erano coinvolte nella repressione della sinistra turca e che ora di colpo diventano paladini della democrazia. Questa è un po’ la grande ipocrisia che percepisco in Europa. Ora, visto che la Turchia sta cambiando, aprendosi alla Russia, alla Cina e ai paesi emergenti dell’area euroasiatica, è chiaro che ci sia da parte occidentale una reazione stizzita che nella riforma costituzionale trova un pretesto per esprimere disappunto. Sotto però, c’è ben altro…”
Dopo alcuni casi emersi oltralpe, come all’Università di Zurigo, c’è chi sostiene che anche in Ticino esistano delle spie turche. Un’ipotesi reale?“Io non ho elementi per rispondere concretamente, ma probabilmente sul territorio ci sono uomini legati sia a Erdogan che a Gulen, ed entrambi vanno monitorati, ma in particolare sono preoccupato dalle scuole private finanziate da Gülen attive in Svizzera interna. Altrimenti, devo dire che essendo stato due settimane fa ad Ankara e anche appena dopo il tentato golpe, quando fu dichiarato lo stato d’emergenza, a me è sembrato che la repressione sia stata piuttosto selettiva. Due settimane fa ho partecipato a un congresso dove si faceva propaganda contro la riforma, ci siamo riuniti liberamente e non mi risulta ci siano stati degli arresti. Pensiamo anche che a gennaio è stato ricostituito il Partito comunista, con migliaia di persone riunite, senza arresti e repressioni. Chiaramente non voglio banalizzare la situazione, perché la tensione c’è, ma si esagera nel dipingerla. Qui in Ticino io non mi sento sotto minaccia e neanche quando vado in Turchia. All’ambasciata sanno della mia posizione avversa al presidente.”
Nessun problema quindi nell’essere in possesso della doppia nazionalità in questo momento?“No, non ho percepito problemi.”
Come andrà il voto?“Sono fiducioso che la riforma venga bocciata, ho visto un bel movimento anche a livello dei partiti d’opposizione, con il giusto entusiasmo… qualche chance di bocciatura c’è! Erdoğan però è un personaggio molto ambiguo, sarà da capire come reagirà a un eventuale sconfitta. In questo momento è in una fase di debolezza nonostante faccia la voce grossa. Il mio auspicio è che, in caso di no il 16 aprile, i partiti d’opposizione si riuniscano per cercare di riscoprire i valori laici e il pensiero repubblicano, oltre che la solidarietà fra le etnie”.
OC
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