
Si è tenuto oggi alla corte d'appello di Locarno il processo nei confronti di Silvano Bergonzoli, il rieletto granconsigliere che deve rispondere all'accusa di diffamazione. Ma andiamo con ordine.
La vicenda è partita da un atto parlamentare che Bergonzoli ha presentato nel 2011, nel quale accusava una dipendente della Alloggi Ticino SA di ricevere tangenti da alcuni artigiani in cambio di appalti. Un'accusa formulata dopo la segnalazione di un lettore del Mattino della domenica. Bergonzoli fu dunque denunciato e condannato in primo grado per diffamazione a un risarcimento di circa 6000 franchi nei confronti della dipendente. Una decisione contro cui Bergonzoli, convinto di aver agito in buona fede, aveva poi presentato ricorso. E oggi dunque il deputato leghista, patrocinato dall'avvocato Tuto Rossi, è ricomparso in aula, perché, citiamo, "oralmente si può spiegare meglio", ha dichiarato Bergonzoli.
In risposta alle domande incalzanti del procuratore pubblico Andrea Gianini, il granconsigliere ha oggi dichiarato di non aver mai verificato se fosse vera la storia delle mazzette. E questo malgrado il lettore del Mattino, durante il processo di prima istanza, abbia poi confessato di non avere prove in mano. "Spettava al Consiglio di Stato, proprietario della società, fare accertamenti" si è difeso Bergonzoli in aula. "Non ho nessun astio verso la dipendente in questione, volevo solo il bene pubblico" ha concluso.
La dipendente, sentita in aula come testimone, si è difesa: "Ancora oggi su internet c'è l'interrogazione affiancata al mio nome. Un danno alla mia immagine che volevo condannare. La mia società a quindi consigliato di rivolgermi a uno studio legale".
La sentenza è attesa nelle prossime settimane.
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