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"Volevo fondare il partito della capra..."
"Volevo fondare il partito della capra..."
"Volevo fondare il partito della capra..."
Redazione
9 anni fa
INTERVISTA a Paola Casagrande, alla sua prima esperienza in politica, candidata all'Esecutivo delle Nuova Bellinzona

È finita sotto i riflettori mediatici per la sua lotta per salvare le capre in Mesolcina. Ora l'allevatrice Paola Casagrande è pronta a scendere nel campo della politica. Candidata al Consiglio comunale e al Municipio per la Nuova Bellinzona sulla lista MPS-POP-Indipendenti, Casagrande racconta le principali sfide che vede per la nuova città in questa decima puntata del giro di interviste di Ticinonews.ch.

È alla sua prima esperienza politica. Come mai ha deciso di candidarsi? "Sono sempre stata restia a scendere in campo politico, di solito preferisco stare nelle retroguardie. È stato Matteo (ndr. Pronzini) a chiedermelo, siamo amici da anni, e ho deciso di sfidarmi. Bisogna mettersi in gioco per fare qualcosa e si è presentata l'occasione giusta. Resto comunque indipendente, anche se l'area ideologica dell'MPS è vicina alla mia. Ho sempre scherzato che prima o poi avrei fondato il "partito della capra", un animale libero che non agisce mai subdolamente alle spalle, ma che sfida frontalmente. Faccio la "capra" all'interno della lista. Scherzi a parte, quello che mi ha spinto a lanciarmi in politica è salvaguardare i terreni dall'industria. La mancata aggregazione dei comuni di Cadenazzo e Sant'Antonino, con i loro poli industriai, porterà probabilmente le autorità comunali a volgere lo sguardo altrove. Facendo 1+1 credo si vorranno sistemare le industrie nella bassa Riviera, l'unico sbocco rimasto". 

Il tema dei terreni agricoli è strettamente legato alla sua attività professionale. Com'è finita la vertenza con le autorità grigionesi in merito all'abbattimento delle sue capre? (ndr. Decisione giustificata dalle autorità perché gli animali, sull'alpe, sono entrati in contatto con stambecchi portatori di malattie)"A tre mesi dai fatti sto ancora aspettando l'esito del ricorso contro l'ordine di abbattimento deciso dalle autorità grigionesi. Ora nella mia stalla a San Vittore sono rimaste due mucche, due vitelli, quattro asini e una ventina di capre. Ho ricevuto molti messaggi di solidarietà a seguito di questa vicenda, ma lavorare come allevatrice diventa sempre più difficile. Non si può vivere solo di quello, soprattutto quando si è "piccoli". La nuova politica agricola privilegia chi ha grandi estensioni di terreno. I sussidi cantonali e federali vengono elargiti in base al terreno, non sugli animali. E gli affitti possono essere esorbitanti. I risultati sono li dà vedere: il numero di aziende agricole in Svizzera è diminuito, mentre la superficie agricola è rimasta la stessa. Significa che ci sono meno persone, ma che hanno di più. Il grande mangia il piccolo".

C'è poi il problema del lupo..."Per me pone un conflitto di coscienza. Da un lato capisco i piccoli allevatori che si schierano contro il lupo. Dispiace uccidere, ma si tratta anche di essere a favore del bestiame minuto. Dall'altro non capisco la posizione dei vegetariani che si oppongono all'uccisione di caprette, ma poi difendono il carnivoro per eccellenza. Se potessi farei vagare liberamente il bestiame da reddito nei prati e nei boschi, terrebbe pulito anche il sottobosco. Ma negli ultimi anni comune per comune stanno togliendo questa libertà. Anche il rapporto con l'animale va pian piano perso. Bisognerebbe recuperare l'utilizzo di vecchie stalle piuttosto che costruire cattedrali nel deserto". 

Parliamo di Bellinzona. La nuova amministrazione dovrebbe proporre più manifestazioni in città per ravvivare il centro?"Si, bisognerebbe permettere più manifestazioni e creare punti di incontro. Lo dico da persona che abita in centro e ama il silenzio. Ma ci deve essere spazio per tutti, anche per i giovani, ed essere più tolleranti. Tolleranza che a volte manca. Nei paesini piccoli succede che ci si lamenta per un gallo che canta e basta poco per eliminare l'animale. Azione che a volte dipende dalla dichiarazione fiscale. Se è un buon contribuente, allora non c'è problema. Ho assistito a diversi casi di questo genere e sono argomenti che mi fanno rizzare i capelli. C'è chi parla di perdita di identità e si scaglia contro il burqa. Ma sono altre le cose da salvaguardare..."

Per esempio? "Le Officine. È questa l'identità culturale che va salguardata. Fanno parte del Dna della città. Spostare le Officine è come spostare la Colleggiata o i castelli. Per questo quello che ha detto Branda fa doppiamente male. Da lui non me lo aspettavo, anche se ha parlato solo in termini possibilistici di spostare le Officine. Dobbiamo essere coscienti della nostra identità: non dobbiamo avere paura del diverso e usare il burqa come caprio espiatorio. Se siamo noi stessi insicuri della nostra identità, siamo noi a perderci e non serve puntare il dito contro gli altri". 

Cosa fare invece per risollevare l'economia cittadina? 

L'ideale sarebbe incentivare botteghe di quartiere, dando un contributo al consumatore in modo che per il cliente risulti vantaggioso comperare in città. Una piccola bottega non può permettersi i prezzi della grande distribuzione. Il comune potrebbe rimborsare i cittadini che comperano in città, così che la spesa risulti vantaggiosa rispetto agli acquisti effettuati a Sant'Antonino. Una strategia che varrebbe per i beni di prima necessità e spingerebbe le persone a rimanere in città. Per i beni di consumo invece il discorso diventa più complesso. Ma le botteghe di quartiere potrebbero essere un unizio. 

Secondo lei Bellinzona può imparare qualcosa dall'aggregazione di Lugano?

Mi sembra un'aggregazione molto "Lugano-centrica" e non mi sembra abbia aiutato le periferie a svilupparsi. Per Bellinzona desidero una politica "centrale decentrata". La politica verterà in un unico Municipio, ma deve tenere conto delle peculiarità di ogni quartiere e permettere lo sviluppo delle loro caratteristiche. 

Cosa fare affinché i comuni aggregati non si sentano esclusi?"Bisogna ritornare a una dimensione più umana. Credo sia importante creare sinergie tra le diverse zone della città, instaurando assemblee di quartiere aperte a tutti e non semplici commissioni. È inoltre necessario sviluppare una certa sensibilità per tenere conto delle esigenze dell'altro quartiere e trovare la soluzione migliore per tutti, non solo di una piccola parte. È un grande lavoro di mediazione, che a volte non si riesce a fare neanche in un singolo condominio. Bisognerebbe inoltre portare più umanità nella politica". 

In che modo? "Attraverso il dialogo, mostrando solidarietà e rispetto verso l'altro, anche se non si è tutti d'accordo. Al giorno d'oggi c'è tanta superficialità nell'affrontare i problemi, non c'è più tempo per pensare e non si va a fondo delle cose. Ma ognuno nel suo piccolo può innescare un circolo virtuoso". 

Un'ultima domanda: perché i cittadini dovrebbero eleggerla?"Spero che chi mi vota, lo fa perché crede in me, mi reputa capace e mi dà fiducia. Ma non sono qui a forzare nessuno. Chi non ci crede, sono io stessa a invitare il cittadino a non votarmi". 

LS

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