
Il Consiglio d'Europa (CdE) è sconquassato da uno scandalo legato al tentativo di corruzione di alcuni membri dell'Assemblea Parlamentare portato avanti dall’Azebraigian dal 2001 ad oggi in concomitanza di risoluzioni critiche riguardo le elezioni o il rispetto dei diritti umani che il Paese dell’ex Unione Sovietica voleva assolutamente bloccare.
Sono queste le conclusioni dell'inchiesta interna condotta sul cosiddetto "Caviargate", o diplomazia del caviale, contenute in un rapporto pubblicato dopo 10 mesi di lavoro, presentato domenica dai tre magistrati incaricati di condurla. Il sistema corruttivo messo in piedi dal Paese asiatico ammonterebbe a quasi 3 miliardi di dollari. Alcuni funzionari, in sostanza, avrebbero ricevuto caviale, tappeti e pernottamenti in hotel di lusso a Baku e sarebbero stati lautamente pagati per "attività di lobbying" a beneficio del regime.
Dal rapporto di 200 pagine, scrivono il Tages Anzeiger e il Blick, è emerso che l'ex Repubblica sovietica ha tentato senza successo di corrompere anche l'ex pp ticinese Dick Marty, all'epoca dei fatti membro dell'Assemblea parlamentare. L’ex procuratore pubblico ticinese si trovava a Baku per una missione ufficiale quando, attorno all’1 di notte, alla porta della sua camera d’albero avevano bussato due escort in abiti succinti e con in mano delle bottiglie di spumante. Marty era stato irremovibile e non aveva aperto loro la porta, si legge nel rapporto. In un altro caso gli era stato offerto un soggiorno in un albergo di lusso. Alla collega e consigliera nazionale PLR Doris Fiala, invece, era stata offerta una collana d’oro durante una visita ufficiale nella capitale azera.
Stando al rapporto, tuttavia, "alcuni membri dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa sono fortemente sospettati di corruzione". In particolare viene fatto il nome dell'ex deputato italiano Luca Volontè - sospettato di "attività di natura corruttiva" che avrebbe giocato un "ruolo importante" nel disinnescare un rapporto su 85 prigionieri politici in Azerbaijan nel 2013 in cambio di 2 milioni di euro - e dell'ex Presidente dell'Assemblea Parlamentare Pedro Agramunt, dimessosi lo scorso anno, che avrebbe avuto un "ruolo determinante" nelle decisioni favorevoli a Baku.
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